Domenica 19 novembre 2017  17:13
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
SAN CASCIANO V.P.
13.09.2017
h 09:14 Di
Antonio Taddei
Livorno, a casa della volontaria della Misericordia: davanti a lei, il dramma
Viviana Ferruzzi vive a pochi metri dalla casa dove hanno perso la vita in quattro. Lì vicino spalano i "nostri" ragazzi
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SAN CASCIANO-LIVORNO - Abbiamo incontrato Viviana  Caciagli e il marito Fausto Bertoli davanti alla villetta in viale Nazario Sauro, nei pressi dell’Accademia Navale di Livorno, dove domenica 10 settembre hanno perso la vita, annegando nel loro appartamento seminterrato, Simone (37 anni), Glenda (36 anni), Filippo (4 anni), nonno Roberto (65 anni).

 

Perché, ci si potrà chiedere, Il Gazzettino del Chianti si è portato fino a Livorno? Perché Viviana per anni è stata una sorella attiva, Capo Guardia, della Misericordia di San Casciano.

 

E arrivata all’età massima per compiere determinati servizi, oggi continua a fare volontariato una volta la settimana da Livorno a San Casciano. Viviana abita poco distante dal luogo dove si è consumata la tragedia per l’esondazione del Rio Ardenza.

 

VIVIANA - Per anni una colonna della Misericordia di San Casciano, continua a venire (da Livorno) una volta alla settimana

 

IL RACCONTO DI VIVIANA

 

Che cosa è successo la notte di domenica 10 settembre, come l’avete vissuta?

 

"Sapevamo che doveva arrivare tanta pioggia, ma mai potevamo pensare a una cosa del genere. Qualcosa però mi sono accorta che non andava quando ho visto salire l’acqua in giardino, tanto che quando è arrivata al terzo scalino della porta ho pensato di mettere dei sacchi, prima che arrivasse all’ultimo gradino ed entrare in casa. Per tutta la notte sono stata sveglia".

 

Lei e suo marito Fausto siete nati qui...

 

"Settanta anni fa era diversa la zona, nel tempo è modificata e il torrente è stato coperto".

 

Conosceva la famiglia che ha perso la vita?

 

"Sì, erano persone brave, chi poteva immaginare a una disgrazia del genere? Non avevamo mai visto e sentito nulla di simile. Sì, gli allagamenti o bene o male ci sono stati negli anni, ma non di queste proporzioni".

 

Avete avuto danni all’abitazione?

 

"Alla macchina. Il parabrezza lo abbiamo trovato a trecento metri di distanza".

 

Gli aiuti, sono stati immediati?

 

"Per la straordinarietà dell’evento, è normale che in qualche zona siano arrivati un po’ più tardi, ma è comprensibile. Quello che abbiamo notato e si vedono ancora, sono i volontari, i giovani, questi “bimbi” che si sono messi e, si stanno mettendo a disposizione di tutti per aiutare a vuotare appartamenti, garage e cantine. Anche le mie figlie hanno lasciato il lavoro per andare a dare una mano a spalare la melma".

 

Viviana e Fausto si avvicinano al cancello della villetta ancora con il nastro messo dalla polizia per delimitare la zona, lì sono stati lasciati anche dei fiori di campo. Entrambi guardano la palazzina, devastata, poi si distaccano mandando un bacio.

 

"Mi commuovo ogni volta che penso a quello che è successo" ci dice Viviana con un groppo che serra la gola.

 

Li lasciamo con una stretta di mano, certi di rincontrarli a San Casciano con indosso la veste della Misericordia.

 

AL LAVORO - I volontari de La Racchetta di San Casciano a Livorno

 

I VOLONTARI SANCASCIANESI A LIVORNO

 

Nel nostro viaggio in mezzo a una Livorno sommersa dalla melma incontriamo anche altri volontari sancascianesi. Una squadra de La Racchetta è impegnata a ripulire appartamenti invasi dal fango e acqua. Siamo in via Pacinotti poco distante dal Rio Ardenza vicino ai tre ponti.

 

"Quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione allucinante - ci dice Alessio Ghiribelli intento con un’idrovora a svuotare una taverna - Sono tre giorni che queste famiglie sono in queste condizioni, insieme con altri volontari di altre sezioni ci stiamo dando da fare combattendo contro il tempo" .

 

In effetti anche nei prossimi giorni servirà la loro presenza qui: "Come minimo ancora per una settimana - conferma Alessio - sempre con uno sguardo al cielo, nella speranza che non piova".

 

E’ un continuo via vai di giovani che escono da un portone all’altro, in mano masserizie varie coperte di melma maleodorante: tutto viene accumulando sul lato della strada.

 

Insieme con loro l’esercito e i volontari  arrivati da ogni parte della Toscana e dalle regioni limitrofe. Tante le storie, persone che miracolosamente sono riuscite a mettersi in salvo nel pieno della notte.

 

Un uomo anziano si avvicina a un militare chiedendogli una mano per ripulire la cantina. Ci racconta che ha temuto per la sua vita e per quella della moglie: "Eravamo affacciati alla finestra, abitiamo al primo piano, l’acqua stava salendo, non riuscivamo a vedere nessuno".

 

"Mia moglie è invalida - racconta sfogandosi - Non cammina. Siamo anziani e soli. Abbiamo temuto davvero di morire".

 

Davanti un’altra palazzina, anche qui sono tutti mobilitati a ripulire le case. Un signore vedendoci ci ferma: "Le posso far vedere una cosa?".

 

Ci accompagna in un piano seminterrato, dal segno sulle pareti si capisce che l’acqua ha raggiunto un’altezza notevole: "Mi sono salvato riuscendo ad aprire la finestra del bagno, l’unica via di fuga possibile, mentre i mobili galleggiavano e ostruivano la porta d’ingresso. I segni sono evidenti, ma le voglio far vedere una cosa particolare".

 

"Vede su quel mobile? - domanda - C’è la statua di San Michele Arcangelo che sconfigge Satana con la spada tenendogli la testa con un piede. Come vede il livello dell’acqua è arrivato a coprire la testa del diavolo, mentre San Michele è rimasto fuori dall’acqua, si nota dalla riga rimasta sulla parete. Un miracolo? Lascio a lei stabilirlo. Oggi io sono vivo!".

 

Tante e poi tante sarebbero le storie da raccontare, lasciamo Livorno con un pensiero: qui le vittime sono una sproporzione rispetto all’uragano Irma nella Folrida con quattro morti. Questo deve far meditare.

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