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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
BARBERINO V.E.
13.11.2017
h 19:50 Di
Redazione
Bocconi avvelenati, allarme rosso: trovate esche con chiodi e spugne fritte
A Barberino e Sant'Appiano. Il vicesindaco Pastori: "Intensificheremo i controlli per arginare il fenomeno"
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BARBERINO VAL D'ELSA - Mentre a San Casciano si stanno aspettando (ci vorranno ancora alcuni giorni) i risultati delle analisi su due bocconi trovati lungo il corso della Pesa da una signora a spasso con i suoi due cani, a Barberino l'allarme esche avvelenate (e potenzialmente mortali) risuona alto.

 

 

 

E’ stata infatti confermata la presenza di esche avvelenate individuate nelle aree di Barberino Val d’Elsa e Sant’Appiano.

 

I risultati sono relativi ai due rinvenimenti di bocconi avvelenati da parte dei carabinieri della Forestale.

 

Dalle prove eseguite dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Toscana è emerso che un boccone è stato realizzato usando formaggio e carne, confezionato con spago infarcito di numerosi chiodi da falegname e tappezziere (la foto in alto è d'archivio, a scopo esemplificativo).

 

Per questo motivo il boccone è stato ritenuto nocivo in caso di assunzione. Le altre esche sono state definite, a seguito degli esami macroscopici e ispettivi, spugne fritte, anch’esse dannose per la salute e la vita stessa degli animali.


“E’ un atto da condannare - dichiara il vicesindaco Giannino Pastori -  un gesto inaccettabile messo in atto da persone crudeli, prive di scrupoli, criminali veri e propri che rischiano fino a 18 mesi di carcere e 30mila euro di multa.

 

"Le esche avvelenate disseminate nei luoghi pubblici - sottolinea - non solo possono causare la morte di numerosi animali selvatici, ma costituiscono una fonte di inquinamento ambientale, avvelenano la catena alimentare, suolo e falde acquifere".

 

"Per arginare e contrastare il fenomeno - conclude Pastori - intensificheremo i controlli sul territorio, con il supporto della Forestale e degli agenti della polizia locale dell’Unione comunale, nelle aree più sospette e in quelle in cui i casi di esche velenose sono più frequenti”.

 

 

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