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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
SAN CASCIANO V.P.
12.03.2018
h 09:31 Di
Silvia Luis
Lo strazio della Siria negli occhi e nelle parole di Azita Arabshahi
Iraniana, da anni sancascianese, l'abbiamo incontrata per avere un'opinione: "Quando partii per Londra nel '78..."
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SAN CASCIANO - Le immagini strazianti dell’ultimo bombardamento su Ghouta nella Siria orientale hanno fatto il giro del mondo.

 

Novecento civili, soprattutto bambini, si aggiungono alle migliaia di morti di una guerra civile, che iniziò nel 2011 come protesta al regime di Bashar al-Assad, e portò alla costituzione dell’Esercito Siriano Libero.

 

Nel 2013 la comparsa nel conflitto dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), che ha approfittato di questo scontro per conquistare il paese, proclamando la supremazia del Califfato dello Stato Islamico, ha ridisegnato i contorni di questa guerra che si combatte soprattutto per interessi economici e politici  e nella quale si sono dimenticate le iniziali rivendicazioni del popolo siriano, che stremato grida da tempo al resto del mondo pace e giustizia.

 

Abbiamo incontrato Azita Arabshahi, iraniana, in Italia dal 1988, per cercare di capire attraverso chi conosce bene il Medioriente, come mai questa parte del mondo sia  una polveriera a cielo aperto che ci coinvolge tutti, perché in fondo non è poi così lontana.

 

“Parto dal mio paese, L’Iran - inizia a spiegarci Azita - raccontando i miei ricordi della rivolta del 1979, perché non è una cosa isolata dal resto".

 

"Quando nell’estate del 1978 - continua Azita - partii da Teheran  con la mia famiglia in auto per  Londra, per imparare l’inglese, già si sentiva parlare della rivolta verso la Scià. Una rivolta laica, fatta da tanti intellettuali di sinistra che si opponevano al regime che aveva ridotto molti alla fame".

 

"Lo Scià sopprimeva via via le rivolte nel sangue - prosegue - e molti si rifugiavano nelle moschee, gli unici luoghi dove lo Scià non osava entrare. Furono quindi gli  intellettuali e religiosi islamici ad incanalare questo malcontento e ad attaccare il governo. Nel febbraio del 1979 la rivoluzione cacciò lo Scià e portò al potere Khomeyni , un nome che mio padre non voleva nemmeno che pronunciassi”.

 

L’Iran perse così un’altra occasione per affermare la sua indipendenza. Era già accaduto negli anni ’50 con il primo ministro Mossadeq, che si batteva per nazionalizzare il petrolio iraniano dal controllo inglese, grazie anche all’aiuto italiano di Enrico Mattei.

 

Una forma laica di cambiamento che avrebbe portato in popolo iraniano verso lo sviluppo economico e l’indipendenza. L’intervento americano mise fine a questo progetto cambiando per sempre le sorti del paese.

 

“Tutto questo per dire - sottolinea Azita - che così è successo in tutto il Medio Oriente, come in Afganistan, con la differenza che questa veste islamica presa anche dal mio Paese è venuta dopo. L’Iran infatti è da sempre un paese multietnico, non arabo e la nostra cultura non parte dall’Islam ma dalla cultura zoroastriana, legata molto alla natura, che esiste da  prima che Maometto nascesse".

 

"I tre pilastri della religione zoroastriana - ci spiega ancora Azita - sono il buon pensiero, la buona azione, la buona parola. Tutti concetti nei quali credo per costruire un mondo migliore”.

 

Dal racconto di Azita capiamo bene che ciò che sta accadendo in Siria è ancora una volta la conseguenza di una destabilizzazione voluta dall’Occidente, che prima aveva avallato molti dittatori, come Gheddafi o Saddam Hussein, e poi  ne ha decretato la fine sempre per interesse personale.

 

Il caos che ne è scaturito e che ha portato al conflitto tra le tante fazioni, di cui l’ISIS ha approfittato, è ancora una volta orchestrata, come in Siria, dalle potenze europee a scapito delle popolazioni.

 

“La Siria - conclude Azita - non è un Paese ricchissimo, ma è in un punto strategico e tutti ne vogliono un pezzo. Ma un conto è un popolo che combatte per prendersi le redini del proprio destino, un conto è uno straniero che distrugge tutto, solo perché dice di venire a liberarti”.

 

Questo è il chiaro pensiero di chi, come Azita, viene da quei Paesi a cui è sempre stata negata la possibilità di essere padroni di loro stessi. E che ora con nostra grande meraviglia affollano i nostri confini alla ricerca di una vita migliore. 

 

Paesi che, non ci dobbiamo dimenticare, sono stati tanto tempo fa la culla della civiltà. L’auspicio di Azita è che questa guerra finisca definitivamente e fa un augurio a tutti i siriani: che il nuovo anno zoroastriano (21 marzo) porti  loro una nuova vita.

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