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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
IMPRUNETA
19.03.2018
h 10:29 Di
Silvia Luis
La mafia si comprende informandosi, riflettendo. E... lavorandoci sopra
Giornata conclusiva di uno splendido progetto alla scuola media di Tavarnuzze: c'era anche Il Gazzettino
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TAVARNUZZE (IMPRUNETA) - Capire attraverso l’informazione, la riflessione e la creazione di propri elaborati, cosa sia la mafia. Per sviluppare un impegno consapevole contro questo fenomeno, che non si combatte con le armi ma con un esercito di persone che lottano per la legalità.

 

Si è svolta nella mattinata di venerdì 16 marzo la giornata conclusiva del progetto di "Cittadinanza e Costituzione" con l’Associazione Libera, presso la Scuola Secondaria di I grado "Domenico Ghirlandaio" di Tavarnuzze, che ha visto impegnate le classi prime, seconde e terze.

 

L'INCONTRO - Con gli studenti della scuola media "Domenico Ghirlandaio"

 

Un momento incentrato sulla premiazione delle classi prime e seconde. E sulla testimonianza suggestiva di Teresa Fiume, che nella strage dei Georgofili di Firenze del 27 maggio 1993 perse i suoi cari.

 

Un progetto questo, voluto dal preside professor Gian Lucio Esposito, e coordinato dalla professoressa Simona Bianchi insieme a tutti i suoi colleghi di Lettere. Che ha fatto conoscere agli alunni il fenomeno mafioso in tutte le sue tentacolari manifestazioni.

 

“Siamo qui oggi - inizia Monica Cini di Libera - per premiare tutti voi con un premio dedicato ad Emanuela Loi (che perse la vita con i suoi colleghi della scorta al giudice Borsellino nell’attentato di via d’Amelio nel 1993). E vi ringraziamo ragazzi per il vostro impegno, nell’elaborare questi bellissimi disegni, che ci ripaga dei nostri sforzi. Un grazie va anche a tutti i vostri insegnanti, con i quali abbiamo fatto questo percorso che, ci auguriamo, sia duraturo nel tempo”.

 

La premiazione inizia con le classi prime, che si sono cimentate nella realizzazione delle carte della legalità;  ovvero un disegno che ogni alunno ha realizzato  partendo da una frase che gli era stata assegnata, riguardo la mafia.

 

LIBERA - Associazione sempre attiva nel nostro territorio, anche grazie al presidio "Emanuela Loi"

 

Vince il premio Emanuela Loi la classe I E e, per la carta più significativa, il premio va ad Elena di I B: “E' stato un modo - ci dice Enrico, anche lui studente della I E - per farci togliere da dentro tutto ciò che volevamo dire”.

 

Le classi II A,B,D,E invece, impegnate in elaborati di tipo giornalistico, parlano di agromafie, ecomafie, caporalato in Toscana. E spiegano come si legge un’etichetta alimentare. Vincono il premio la classe II E e la II B.

 

Il presidio di Libera chiantigiano, dedicato proprio ad Emanuela Loi, ha deciso di premiare comunque tutta la scuola (tutte le classi sono state bravissime) con la somma di 150 euro, che serviranno per la partecipazione delle classi  stesse alla 23esima Giornata della Memoria, che si terrà a Pisa il 21 marzo.

 

Una scuola, quella di Tavarnuzze, che quest’anno è entrata a far parte dell’Associazione Libera per compiere insieme un percorso di legalità e giustizia, nella comune convinzione che fare antimafia significhi rispettare le leggi riportate nella nostra Costituzione.

 

“La scuola ringrazia Libera - interviene il preside, Gian Lucio Esposito - per il suo lavoro. Utile mai come adesso, visto che si comincia a parlare di infiltrazione mafiosa in tutta Italia e non  più di un fenomeno relegato solo alle regioni del sud. Per questo è più che necessario fare questo tipo di progetti in tutte le scuole, perché la sconfitta della mafia parte da qui: dall’educazione nelle scuole e dal rispetto della legge".

 

Presente alla premiazione anche l’amministrazione comunale imprunetina, con l'assessore alla pubblica istruzione Lillian Kraft.

 

“Sono lieta - commenta l’assessore - che l’amministrazione comunale sia vicina alla scuola in questi momenti. E credo che il messaggio di legalità che come alunni avete appreso dovrà radicare in voi, per dare buoni frutti in futuro. Credo infatti che stia a tutti noi credere nel rispetto delle regole per tutelare noi stessi e gli altri, come comunità”.

 

STUDENTI AL LAVORO - Uno dei disegni dei ragazzi

 

La cultura quindi come antidoto, ostacolo allo sviluppo della mafia. Perché, come diceva il magistrato a capo del pool antimafia Antonino Caponnetto, “la cultura taglia l’erba sotto i piedi della mafia”.

 

Arriva poi il momento più toccante della mattinata: l’intervento di Teresa Fiume, sorella di Angela Fiume. Che nella strage dei Georgofili perse la vita insieme al marito Fabrizio Nencioni e alle due figlie Nadia e Caterina.

 

“Ero a letto quella notte - inizia a raccontare Teresa - e verso le quattro del mattino squilla il telefono. Era nonna Lucia, la mamma di mio cognato Fabrizio, che mi dice: "Sai giù è successo qualcosa. Ora mi vesto e vado a vedere cosa è successo ai ragazzi”".

 

Teresa, insieme al marito e ai due figli piccoli, si veste e arriva a Firenze. Dove si trova di fronte a macerie e continui posti di blocco.

 

Riesce a passare perché suo cognato è ispettore dei vigili urbani, tutti lo conoscono. E quando arriva in Prefettura chiede a un poliziotto di andare a sentire dai suoi superiori cosa realmente sia accaduto ai suoi familiari. Che non sono con i feriti al pronto soccorso.

 

“Quando lo rivedo scendere - dice commossa Teresa - capisco che loro non c’erano più. Per me è stato come una bomba dentro il mio cuore. E ho provato odio: per qualcuno, per qualcosa. Negli anni questo odio però non stava bene dentro di me. Così ho cercato di risollevarmi per i miei figli, perché l’odio non porta a niente. Don Andrea Bigalli mi ha riportata sulla strada dell’amore, perché solo amando gli altri si può costruire qualcosa”. 

 

Una testimonianza, quella di Teresa che lascia la platea ammutolita e commossa. Non solo per la vicinanza umana al suo dolore, ma per ciò che Teresa rappresenta per tutti: la memoria come impegno verso le vittime innocenti della mafia.

 

Conclude l’incontro don Andrea Bigalli (parroco di Sant'Andrea in Percussina e referente regionale di Libera) che si rivolge ai giovanissimi presenti esortandoli a costruire il loro futuro.

 

“Questo progetto di Libera - dice don Andrea ai ragazzi - vi deve servire a crescere nella consapevolezza. A capire la realtà in cui viviamo e, da persone libere, provare anche a cambiarla questa realtà che non vi piace. Per aspirarare ad essere felici”.

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