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IMPRUNETA
1.07.2018
h 09:14 Di
Matteo Pucci
Dario e quegli occhi fissi nel vuoto: ci vorrà del tempo per dimenticare
Il male, quello vero, che distrugge una famiglia: adesso servirà una comunità forte, compatta e solidale
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IMPRUNETA - Ci vorrà del tempo per realizzare quello che è accaduto in via Longo 7, all'Impruneta, in una calda notte d'estate.

 

Ci vorrà del tempo per capire che anche qui, anche da noi, la banalità del male si è insinuata nelle pieghe di una famiglia. E l'ha distrutta.

 

Ci vorrà del tempo per dimenticare una giornata lunghissima, infinita, in cui tutto è rimasto sospeso. Mentre i carabinieri cercavano Dario Capecchi, 43 anni, primo indiziato del duplice omicidio del padre, Osvaldo Capecchi, e della compagna Patrizia Manetti: 69 anni entrambi, accoltellati, probabilmente nel sonno.

 

Ci vorrà del tempo per dimenticare questi occhi fissi nel vuoto. Ci saranno tutti i passaggi, dopo il fermo di sabato 30 giugno con l'accusa di duplice omicidio aggravato, in cui la giustizia farà il suo percorso. Fino a che un giudice stabilirà se, come indicano le risultanze investigative e l'interrogatorio del pm Massimo Lastrucci, ad uccidere a coltellate Osvaldo e Patrizia sia stato proprio lui.

 

Dario. Dario de Janeiro quando girava i dischi. Una delle ultime volte a pochi metri da quella casa in via Longo, alla Festa della Pizza del rione delle Fornaci. Poche settimane fa, in piazza Nova.

 

Ha postato anche un video su You Tube che lo ritrae mentre suona la sua musica. E' di pochi giorni fa. Mostra un ragazzo con una cuffia che gira i dischi. La cosa più normale del mondo. Muove la testa al ritmo della musica Dario.

 

 

Aveva problemi psichici certificati. Lo hanno detto i carabinieri in forma ufficiale. Lui pochi giorni fa su Facebook scriveva di stare meglio, di essere tornato a stare bene come a trent'anni. Di aver ritrovato la felicità che non aveva da tempo.

 

Chissà come farà il fratello di Dario a dimenticare tutto questo. E' stato lui il primo ad entrare in quella casa. A rimanere sopraffatto. Una intera comunità dovrà stargli vicino. Fargli sentire che qui nessuno giudica. Che qui nessuno si erge su piedistalli. Qui si è tutti sulla stessa barca, si rema nella solita direzione. Uniti.

 

Chissà cosa avrà pensato Dario in quelle lunghissime ore, dalle 2.30 della notte di sabato alle 15 quando è stato intercettato in un boschetto a Le Croci, a Calenzano, dopo aver lasciato la sua Panda iper-personalizzata lungo la corsia d'emergenza dell'A1. O cosa pensava la mattina, quando molti testimoni dicono di averlo visto a fare colazione alla casa del popolo in via della Croce, nel cuore del paese.

 

"Me l'ha detto l'Isis" avrebbe sussurrato ai carabinieri che lo hanno fermato. Un uomo in stato confusionale hanno confermato i militari dell'Arma.

 

Ci vorrà del tempo. Per capire che anche qui, anche in mezzo a noi, è successo questo. Una notte drammatica che, nel pomeriggio del giorno dopo, ha visto due persone uscire dal civico 7 di via Longo in due casse di zinco.

 

Accompagnate da un lamento: "Il babbo era buono come il pane, perché, perché tanto odio nei suoi confronti...".

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