Sabato 17 novembre 2018  1:15
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
CHIANTI F.NO
13.09.2018
h 08:48 Di
Matteo Pucci
Operazione caporalato, Chianti ancora al centro: fra aziende servite e arrestati
Uno dei tre in manette risiedeva a San Casciano. Dei servizi usufruivano anche aziende di San Casciano e Tavarnelle
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CHIANTI FIORENTINO - Ancora una volta il territorio chiantigiano al centro di un'operazione che ha sgominato una banda di "caporali".

 

La vicenda è stata resa nota ieri, mercoledì 12 settembre, dai carabinieri. E ha portato all'arresto di tre persone che avevano allestito una organizzazione di sfruttamento di lavoratori romeni e albanesi (qui sotto tutti i dettagli e il video dell'operazione).

 

 

Da sottolineare però che, ancora una volta appunto, il nostro territorio è proprio al centro di questo nuovo "terremoto" nei campi.

 

Perché? E' presto detto: uno dei tre arrestati (romeno, per lui le manette sono scattate a Perugia) risiedeva nel comune di San Casciano.

 

I militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del lavoro di Firenze intervenuti hanno avviato un’attività di indagine che ha consentito di identificare il “caporale” e due "sodali": colui il quale fungeva da caposquadra che è stato trovato in possesso di appunti su cui erano annotati i programmi ed i luoghi di lavoro, i nominativi del personale impiegato, la paga (che variava dai 4 ai 5 euro all’ora) e finanche i mezzi di trasporto da essi utilizzati.

 

Il reato contestato ai tre è di associazione per delinquere finalizzata alla commissione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (cosidetto “caporalato”), aggravato dalla violenza, dalla minaccia e dai maltrattamenti, nonché approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori (prevalentemente romeni ed albanesi).

 

Inoltre, ulteriori approfondimenti ci dicono che alcune delle aziende che si servivano di queste cooperative (da molto piccole a molto grandi) sono nei comuni di San Casciano e Tavarnelle.

 

E' bene chiarire che nessuna risulta essere coinvolta nelle indagini (tuttora in corso), e che al momento i carabinieri le ritengono inconsapevoli. Insomma, nessun avviso di garanzia è stato emesso per chi usufruiva dei servizi.

 

Le aziende in pratica avevano un contratto di appalto con la cooperativa, che magari la spuntava perché faceva un prezzo più basso.

 

Poi non necessariamente l'azienda doveva sapere come il lavoro veniva portato avanti in termini di rapporti interni alla cooperativa stessa. Anche se spesso, si sa, dietro a un prezzo più basso c'è qualcosa che non quadra... .

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