Giovedě 20 settembre 2018  2:27
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
FIRENZE E TOSCANA
14.09.2018
h 08:40 Di
Matteo Pucci
M5S assente. La Lega stoppa gli anti-riforma Bcc: "Impossibile fermarla"
Convegno organizzato dall'associazione Articolo 2. Quote soci nella holding? Non cambia nulla rispetto a adesso
immagine

FIRENZE - MoVimento 5 Stelle, che era annunciato con il ministro Riccardo Fraccaro e con il viceministro Laura Castelli, assente.

 

La Lega, presente invece in forze, con in testa il presidente della Commissione Affari e Finanze del Senato, Alberto Bagnai, che stoppa senza equivoci l'idea di bloccare la riforma delle banche di credito cooperativo stabilita dalle legge 49/2016.

 

Le parole del presidente emerito della Corte Costituzione, Vittorio Onida, che riguardo agli allarmi lanciati sulle quote dei soci delle Bcc che confluiranno nelle holding, è stato molto chiaro: "Incostituzionale è vietare il recesso del socio, costringerlo a rimanere anche se non condivide. Ma la Corte Costituzionale stessa stabilisce che si può bloccare o rinviare il rimborso delle quote".

 

Sono gli esiti principali del convegno organizzato dall'Associazione Articolo 2 (composta per la stragrande maggioranza da persone legate al mondo-ChiantiBanca) all'Obihall di Firenze, giovedì 13 settembre.

 

700 ALL'OBIHALL DA TUTTA ITALIA

 

Platea quasi completamente gremita, circa 700 persone venute da tutta Italia per ascoltare i relatori sul tema "La scomparsa delle banche di credito cooperativo".

 

Fra gli altri presenti (con discrezione) il presidente di ChiantiBanca Cristiano Iacopozzi, Simone Pistelli e Roberto Frosini (Federazione Toscana Bcc), qualche dg delle Bcc toscane.

 

Accolti con calore anche i rappresentanti delle Raiffeisen, scesi a Firenze in pullman capitanati dal presidente Herbert Von Leon... .

 

Alla fine si esce lungo l'Arno, fuori dall'Obihall, con le idee abbastanza chiare. La riforma, al di là del rinvio che le ha concesso il Milleproroghe, partirà. Che c'è una parte di mondo Bcc a cui non piace. Che per quanto riguarda le quote sociali la situazione per avere eventuali rimborsi rimane invariata.

 

LE QUOTE SOCIALI

 

In pratica, al di là dei comprensibili mal di pancia che i soci delle banche di credito cooperativo potranno avere di fronte al confluire nei gruppi (realtà comunque presente da due anni nel dibattito delle Bcc, con assemblee su assemblee che hanno ormai indicato anche le holding di riferimento), il percorso sugli eventuali rimborsi delle quote sociali (il principale spettro agitato pre-convegno dell'associazione Articolo 2) sarà né più né meno come oggi.

 

Ovvero il socio avrà facoltà di chiederlo. Starà poi alla banca, in base soprattutto alla situazione finanziaria in corso, poterne esaudire la richiesta: "Il diritto di recesso è una cosa - ha spiegato Onida - il diritto di monetizzare è un’altra".

 

FUTURO DELLE BCC - Il convegno organizzato dall'associazione Articolo 2 a Firenze

 

IL TEMA DELLA COSTITUZIONALITA' DELLA RIFORMA

 

Sempre Onida, facendo un excursus su tutta la riforma, ha ravvisato profili di possibile incostituzionalità sul diritto di recesso dalla cooperativa (non sul riavere le quote) e sulla mutualità messa a rischio dalla riforma stessa ("Si guarda più ai mercati che ai principi scritti in Costituzione").

 

Ma anche sulle possibilità di una "battaglia costituzionale" è stato chiaro: "Può essere promosso un referendum abrogativo? Questo, indipendentemente dalla incostituzionalità, sì. Come per qualsiasi altra legge. Ma è un percorso impraticabile: di fatto o viene chiesto entro il 30 settembre (con 500mila firme o 5 consigli regionali) oppure slitterebbe, nel caso, al 2020. Se ci fosse una sicura incostituzionalità si potrebbe andare di fronte alla Corte Costituzionale: in questo caso penso che ci possano essere delle possibilità , ma non la certezza".

 

Alla fine il più tenace nel cercare di trovare un varco per rimettere tutto in discussione è stato l'Ordinario di Diritto dell'Economia degli intermediari finanziari all'Università "Marconi" di Roma, Francesco Capriglione.

 

Che proprio a fine dibattito ha incalzato Bagnai: "Mi sento un don Chisciotte contro i mulini a vento in questa situazione. Purtroppo presumo che le cose che diciamo saranno ritenute giuste, ma non saranno prese in considerazione. Ci sarà almeno una ulteriore proroga?".

 

 

LE PAROLE (CHIARE E DEFINITIVE) DI ALBERTO BAGNAI

 

Gelida (e sincera) la risposta con cui il presidente della Commissione Affari e Finanze del Senato, una delle voci enomiche di riferimento nel mondo-Lega, ha mandato tutti a letto.

 

"La partita del Milleproroghe è chiusa - ha detto Bagnai - Se si vuole va iniziata un’altra battaglia. Su un tema di questa complessità va coinvolto l’istituto di vigilanza, tutti i partner politici, gli esponenti di questo mondo. Non c’è preclusione verso un ragionamento che però deve uscire dalla logica della riforma per decreto, ma passare da un percorso legislativo molto delicato da gestire".

 

Prima lo stesso Bagnai aveva anche ricordato alle stesse Bcc che avevano avuto le possibilità di riformarsi in modo diverso da quello che poi ha previsto la riforma, ma che ciò non è accaduto. E anche che "dobbiamo dirci che di una riforma c’era bisogno; sul perché sia nata così ne possiamo parlare...".

 

Unica concessione di fronte alla platea mossa da Articolo 2 è stata questa: "Una azione politica deve avere una base su cui appoggiarsi, costituita soprattutto sulle intenzioni di esprimere le proprie opinioni. Soprattutto quelle contrarie. Finalmente si palesano dei dubbi. I politici dovranno tenerne conto. Grazie a iniziative come queste possiamo iniziare a capire se ci sono basi per un progetto alternativo: se ci sono si palesino. Se esiste la volontà di cambiare le cose suppongo che il governo del cambiamento... possa prenderlo in considerazione".

 

Un Bagnai che ha anche ammonito le stesse Bcc: "Sappiamo che ci sono istituti in difficoltà, bisogna essere molto attenti, cauti. Con tenacia, senza fermarsi, ma non siamo degli irresponsabili. Noi abbiamo chiesto una moratoria quando era ancora possibile, abbiamo dato un peso politico al problema. A gruppi costituiti ormai è partito il meccanismo".

 

Poi la chiusura. Definitiva: "Vogliamo difendere il patrimonio che rappresentate ma non possiamo farlo mettendo a rischio la vostra situazione. E' il mio punto di vista. Il Milleproroghe ve lo beccate come è. Poi se ne parla".

ARCHIVIO NOTIZIE