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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
IMPRUNETA
5.12.2018
h 09:09 Di
Cosimo Ballini
Intervista esclusiva a Marco Vichi: che svela il futuro del commissario Bordelli
Lo scrittore, fiorentino di nascita, imprunetino per scelta, si racconta ai lettori chiantigiani
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IMPRUNETA - Marco Vichi, fiorentino per nascita e imprunetino per scelta, autore di romanzi, raccolte di racconti tra le altre, ma soprattutto ideatore della fortunata serie poliziesca incentrata sulle avventure del commissario Bordelli, amatissima dai suoi lettori.

 

Lo scrittore, ormai chiantigiano adottato, in un'intervista esclusiva al Gazzettino Del Chianti racconta le origini della sua passione, la scrittura, che gli ha permesso di dar vita al “mondo” del commissario Bordelli ambientato in una Firenze degli anni Sessanta.

 

Come e quando è nata la passione per la scrittura?

 

“La passione è cominciata molti anni fa, quando avevo otto o nove anni e lessi il mio primo romanzo per adulti. Quell'esperienza fu talmente emozionante che pensai subito di scrivere un romanzo per cercare di far emozionare gli altri con una storia scritta da me. Allora presi un quaderno, una penna e cominciai a scrivere”.

 

A SAN CASCIANO - Durante un evento alla Libreria Lotti

 

Franco Bordelli, un commissario sempre alle prese con una nuova e dinamica investigazione. Da cosa nasce l'ispirazione per il personaggio?

 

“Come dico sempre io non amo i gialli, non li ho mai letti e non me ne sono mai interessato, ma parlo soltanto di quelli incentrati sulla trama poliziesca. Allora perché Bordelli? È tutta colpa di Friedrich Dürrenmatt, un grandissimo scrittore svizzero a cui sono affezionato, che durante il suo percorso narrativo ha scritto anche narrazioni di genere poliziesco. Così ho pensato di provarci anche io e il commissario Bordelli mi è stato subito simpatico”.

 

Cosa accomuna Marco Vichi e il commissario Bordelli?

 

“Mi piace raccontare personaggi diversi da me, per conoscerli, ma ovviamente è inevitabile crearli anche con parti di me stesso, magari poco frequentate. In ognuno di noi ci sono tutti gli ingredienti, la differenza sta nelle dosi”.

 

Qual è il suo legame con Firenze, dove ambienta le vicende del commissario?

 

“Sono nato e cresciuto a Firenze, poi sono emigrato a Impruneta. Il mio legame con Firenze lo racconto, per l'appunto, attraverso i pensieri di Bordelli: la bella e crudele Firenze, capace di generare grande ingegno e bieca ignoranza... di addolcire la vita con l'ironia, e il sarcasmo volgare, stupido e violento, che puzzava di vigliaccheria. Però Firenze aveva anche un'altra anima, bieca, vigliacca, ruffiana, paurosa, diffidente... . Comunque fosse non era facile crescere a Firenze, sotto le sciabolate di parole taglienti. Ma se non altro era un allenamento alla difesa, che nella vita serviva sempre” (tratto da “Fantasmi del passato” e “Nel più nel sogno”)".

 

A GREVE IN CHIANTI - Durante la presentazione di un libro alla Macelleria Falorni

 

A quale investigazione del commissario è più affezionato?

 

“Non sono un appassionato di investigazione, infatti non considero i romanzi di Bordelli dei veri gialli, ma dei finti gialli, in cui la parte predominante è tutto ciò che circonda l'indagine. Sono affezionato a tutti i romanzi di Bordelli, perché ognuno di loro mi ha trasportato in un'atmosfera che ancora ricordo”.

 

Progetti futuri sul commissario?

 

“Ci sarà il romanzo del '69 e quello del '70, quando il commissario andrà in pensione, ma solo riguardo al suo lavoro nella pubblica sicurezza. Le sue storie continueranno”.

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