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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
BAGNO A RIPOLI
5.12.2018
h 09:48 Di
Silvia Rabatti
Addio Marcello Vanchetti: visse sulla propria pelle i campi di concentramento
Si è spento a 94 anni: grazie a un ragazzo grassinese (e a un libro) ritrovò anche un compagno di prigionia
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GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) - Anche gli ultimi testimoni degli anni terribili della seconda guerra mondiale se ne stanno andando.

 

Sono stati loro che hanno contribuito a scrivere la storia, da combattenti  i cui nomi sono incisi nelle migliaia di lapidi ai caduti di cui è disseminata l’Italia o come superstiti di quello che era un progetto disumano nel quale i campi di concentramento ne erano parte.

 

 

Reduci che sono riusciti coraggiosamente a raccontarne gli orrori compiuti per scongiurare che in un futuro potessero ripetersi ancora, o che silenziosamente ne hanno portato le cicatrici.

 

Marcello Vanchetti, grassinese, è stato uno di loro arrivando all’età di novantaquattro anni. In seguito ad alcune complicazioni insorte dopo un’operazione si è spento martedì 4 dicembre all’ospedale di Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri.

 

Nato in una famiglia di contadini nel 1924 a Lappeggi, terzo di sei fratelli, arruolato nei carabinieri dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale nel settembre del’43 fu fatto prigioniero a Roma durante i combattimenti a Porta San Paolo e da lì portato in Austria nel campo di concentramento di Reichenau a Innsbruck.

 

Qui rimase fino a quando le truppe americane e russe non li liberarono.

 

Una ferita mai guarita che negli anni ha condiviso e sopportato grazie alla moglie Marisa, compagna di vita per quasi settant’anni, alla figlia Manuela e a tutta la grande famiglia intorno.

 

Gli anni bui delle due guerre mondiali hanno attraversato le vite di migliaia di ragazzi italiani, condannandoli alla morte o ad una sopravvivenza marchiata dai terribili ricordi.

 

Ricevette alcuni riconoscimenti negli anni, tra cui una medaglia consegnata durante una celebrazione nel 2013 in piazza Signoria a Firenze dall’allora sindaco Matteo Renzi.

 

RITROVATI - Con il compagno di prigionia Giovanni, ritrovato grazie al giovane Matteo Fagotti

 

“La memoria deve essere in noi e neanche gli amici si dimenticano” furono le parole dette durante l’emozionante abbraccio fra Marcello ed il caro amico mai dimenticato Giovanni, con il quale aveva trascorso quei terribili anni dentro al lager.

 

Si ritrovarono casualmente settantaquattro anni dopo grazie ad un ragazzo che aveva letto il libro scritto proprio da quel suo compagno, Giovanni, sulla loro prigionia.

 

I funerali saranno celebrati giovedì 6 dicembre alle 15 nella chiesa di San Michele Arcangelo di Grassina.

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