Sabato 20 aprile 2019  6:27
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
SAN CASCIANO V.P.
8.04.2019
h 09:50 Di
Antonio Taddei
I ragazzi della Protezione Civile della Misericordia a L'Aquila per i 10 anni dal sisma
Intervista al presidente Bruno Raho: "Qualcuno ci ha riconosciuto e chiamato per nome..."
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SAN CASCIANO - Sona partiti nel pomeriggio di venerdì 5 aprile: Bruno Rhao, Doriano Sandroni, Elisa Traversini, Sofia Masi e Tiziano Alba, tutti volontari della Protezione Civile della Misericordia di San Casciano.

 

Che dopo dieci anni sono tornati a L'Aquila, dove il 6 aprile 2009 una fortissima scossa di terremoto, di magnitudo 6.3, provocò 309 vittime, oltre 1.600 feriti, decine di migliaia di sfollati, la distruzione di molti edifici.

 

Bruno Rhao oggi è il presedente della Protezione Civile, lo abbiamo incontrato al suo ritorno a San Casciano, domenica 7 aprile.

 

Dieci anni fa siete partiti da qui per dare una mano agli abitanti de L'Aquila...

 

"Avevo dieci anni meno e ho ancora negli occhi quello che ci si presentò davanti al nostro arrivo. Tante furono le difficoltà per raggiungere le zone colpite".

 

 

Dove avete operato?

 

"Fummo inviati al campo gestito dalla Misericordia della Toscana nella frazione di Bazzano, a circa sette chilometri dall’Aquila, lì ho passato quaranta giorni".

 

Dunque siete tornati lì?

 

"La sera di venerdì siamo stati a L'Aquila, per la fiaccolata che è partita dal tribunale per poi attraversare la città, con tappe nei luoghi dove vi furono perdite umane, tra queste anche la Casa dello studente. Poi abbiamo proseguito fino in piazza Duomo, dove a mezzanotte e mezzo è stata celebrata la Messa e alle 3.32, l’ora delle scosse, i rintocchi delle campane hanno ricordato le vittime. Il sabato siamo andati a Bazzano".

 

Com’è lì oggi la situazione?

 

"Nella frazione qualche casa distrutta è stata ricostruita, fa un certo effetto però perché si vede una costruzione nuova con accanto ancora le macerie; mentre è nato nelle vicinanze del vecchio centro un nuovo villaggio".

 

Avete rivisto persone che dieci anni fa avete aiutato?

 

"Sì, qualcuno ci ha riconosciuto e chiamato per nome, così come ho visto quelli che allora erano dei ragazzini, oggi qualcuno è anche genitore. Ci hanno accolto davvero con piacere, anche il parroco ci ha riconosciuto, insieme con altri volontari tirammo su una nuova chiesa di legno, tanto che lì abbiamo assistito a una Messa, dopodiché abbiamo depositato una corona davanti al monumento ai Caduti. E, a fine cerimonia, siamo stati invitati a mangiare. Era tutto offerto, ci hanno trattato davvero bene, ma abbiamo deciso comunque alla fine di lasciare loro un contributo".

 

 

E L’Aquila oggi come l'avete trovata?

 

"Tutta “puntellata”: sono partiti due anni fa a restaurare le case, ma ancora c’è tanto da fare. Prima di tornare a casa abbiamo fatto un ultimo giro, in alcuni punti sembra che il tempo si sia fermato a quel tragico 6 aprile 2009, tra le macerie s’intravedono ancora oggetti di uso quotidiano, bambole senza gambe, sedie, lumiere appese tra mura smembrate. E chissà ancora quante altre cose sono rimaste sepolte. E chissà ancora per quanto vi rimarranno".

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