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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
SAN CASCIANO V.P.
8.11.2019
h 09:56 Di
ANTONIO TADDEI
Fu partigiano nelle campagne piemontesi: a 96 anni scompare Roberto Pintucci
Una storia incredibile. Trombettiere nella Banda Oreste Carlini, uno dei primi autisti di ambulanza a San Casciano
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SAN CASCIANO - E’ venuto a mancare all’età di 96 anni Roberto Pintucci, nato il 12 maggio 1925 in una casa sotto il castello di Bibbione.

 

Da lì, ben presto la sua famiglia si trasferisce a San Casciano, dove per trenta anni sono i coloni del Del Taglia a villa La Palagina.

 

Un uomo di bell’aspetto, elegante e riservato, che si è prestato tanto per il prossimo. Iin silenzio, senza tanto clamore.

 

In pochi sanno per esempio che Roberto Pintucci per sei mesi è stato un partigiano nelle file della I Divisione Brigata Giustizia e Libertà Partito D’Azione combattendo a Cuneo a fianco del suo comandante “Nino” Giovanni Monaco.

 

Che finita la guerra scriverà due libri sulle imprese partigiane: sicuramente tra queste pagine c’è anche un po’ di storia di Roberto Pintucci. Il suo impegno non è mai stato ufficialmente riconosciuto:tutta la documentazione che attestava l’attività svolta nelle Brigate Giustizia e Libertà, una sorta di lasciapassare che alla fine della guerra che consentì a Pintucci di tornare a San Casciano, fu fatto sparire, con la promessa (falsa) di riconsegnargli il tutto con un dovuto riconoscimento.

 

 

Varie le peripezie che ha dovuto superare, tra queste anche la deportazione in Germania. Ma durante la tragedia della guerra ha trovato anche persone che l’hanno aiutato. Tra queste una ragazza trovata per strada, che gli prestò una bicicletta e lo ospitò nella casa dei genitori.

 

"Ero pieno di pidocchi - ha sempre raccontato Pintucci - mi spogliai e mi feci un bagno, i vestiti li misi in una vasca di ghiaccio pensando di ammazzare quei parassiti. Vi rimasero tutta la notte, la mattina li ripresi e gli stesi al sole, ma i pidocchi non erano morti, camminavano più veloce di prima. Ci pensò una signora che li mise in una caldaia di acqua a bollore, fu la fine dei pidocchi! La fame poi era tanta, la mattina ricordo che inzuppavo nel latte appena munto nella stalla la polenta dolce!".

 

Non mancarono nemmeno episodi passati durante la guerra a Firenze, chiuso in una cella di una caserma di via Faenza. Una mattina, insieme con altri sancascianesi, sentì gridare: "C’è nessuno che suona la tromba tra di voi?". "Io", esclamò.

 

"Mi fu data una tromba con un solo pistone - ricordava - tutta rugginosa. Le passai sopra un po’ di acqua calda e divenni trombettiere. Ricordo di essere andato a suonare l’attenti e il riposo alla partenza dei soldati per Cassino, tra questi c’erano anche i miei amici sancascianesi. Sotto la sorveglianza di un tedesco, ho suonato anche per loro".

 

Nel 1945 viene richiamato per fare il militare, dopo tutto quello che aveva passato, compresa l'amarezza per la scomparsa dei documenti da Partigiano. La vita continua, dopo la guerra entra a lavorare come economo sul Lungarno a Firenze.

 

Viste le sue grandi capacità il direttore lo porta a lavorare a Madonna di Campiglio, in provincia di Trento, per dieci anni.

 

Tornato a San Casciano come pensionato, per 22 anni fa servizio come autista alla Misericordia: è stato uno dei primi autisti delle emergenze insieme a Vasco e "Nandino".

 

Appassionato di musica, nel 1937 entra nella Banda “Oreste Carlini” e, salvo il periodo di lavoro a Trento, vi rimane fino al 1999. L’ultima volta che partecipa a un’iniziativa pubblica è in occasione del 25 aprile 2018.

 

Lui, vero partigiano al di là di fogli e incartamenti, ha assistito per l’ultima volta all’alza bandiera. 

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