Lunedì 30 marzo 2015  19:28
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
  RUBRICHIANTI
IL CANTO DEL GALLO
In collaborazione con
Consorzio Vino Chianti Classico
immagine IL CANTO DEL GALLO
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Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione. Nove comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino V.E., Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano e Tavarnelle V.P.. Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero. Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell'olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo.  Info: www.chianticlassico.com.

L'ULTIMA... ARRIVATA
IL CANTO DEL GALLO
23.03.2015
Di
Consorzio Vino Chianti Classico
Il bilancio di mandato del presidente Sergio Zingarelli
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A poco più di un mese dal rinnovo delle cariche sociali, il presidente del Consorzio ripercorre le principali tappe del lavoro svolto sotto il suo mandato che ha portato ad un vero e proprio riassetto della denominazione Chianti Classico e al rilancio della sua immagine.

 

Tra circa due mesi la nostra Assemblea sarà chiamata a rinnovare il Consiglio di Amministrazione, e ritengo quindi utile tracciare un primo bilancio delle numerose attività che il Consiglio attualmente in carica ha realizzato nei tre anni del suo mandato.

 

Innanzitutto sono molto soddisfatto del lavoro svolto da tutti i membri del Consiglio di Amministrazione, che con coesione è stato in grado di prendere decisioni difficili, anche e soprattutto sul piano politico.

 

La prima attività dall’insediamento si è incentrata principalmente sul portare a compimento il Piano di Riassetto della Denominazione, delineato dal precedente C.d.A., affiancato inoltre da molte altre iniziative strategiche di rilievo.

 

Per valutare il processo di innovazione intrapreso nella sua interezza dobbiamo necessariamente considerare il contesto socioeconomico nel quale esso ha preso forma, caratterizzato da una profonda crisi di sistema che sembrava penalizzare in modo particolare proprio le fasce di prodotto medio alte alle quali appartiene storicamente il Chianti Classico.

 

Rammento solo che negli anni compresi tra il 2009 e il 2012 cercavamo faticosamente di uscire da una grave crisi di vendite, i prezzi dello sfuso erano molto bassi ma soprattutto, e questo a mio avviso era il dato più preoccupante, non avevamo chiarezza su quale avrebbe potuto essere il futuro del Chianti Classico.

 

L’elaborazione di una strategia di rafforzamento della denominazione ha comportato anni di lavoro, anni nei quali la discussione ha riguardato l’analisi e la valutazione di ipotesi anche tra loro contrapposte.

 

La strada intrapresa è stata quella di puntare l’attenzione e valorizzare i prodotti più elevati delle nostre aziende, scommettendo quindi sulla ripresa dei consumi dei segmenti di mercato a più alta intensità di spesa.

 

Disegnando per il Chianti Classico una fisionomia di prodotto più articolata e di maggior contenuto qualitativo, e puntando a far entrare i nostri vini tra le icone dell’enologia mondiale.

 

Scelta obbligata, perché da decenni ciò che accomuna le aziende del Chianti Classico è proprio la costante ricerca della qualità. Una scelta diversa sarebbe stata contro il grande sforzo e impegno dei viticoltori del nostro territorio.

 

Tuttavia, una volta individuato con chiarezza l’obiettivo si è trattato di tradurlo nel concreto delle misure operative, di discuterlo con i soci, di modificarlo, trasferirlo nel disciplinare, votarlo in assemblea e infine modificare i piani di controllo. Un iter lungo e non privo di ostacoli durato quasi tre anni, alla fine dei quali tutte le misure ipotizzate sono diventate definitive.

 

Voglio ancora ricordare i cardini della strategia che abbiamo adottato.

 

In primo luogo la nascita della Gran Selezione, attraverso la quale abbiamo dato completezza ad una piramide produttiva che da molto tempo non riusciva più a rappresentare la crescita qualitativa del Chianti Classico, si è trattato in definitiva del riconoscimento formale di una qualità già esistente.

 

Attraverso la Gran Selezione abbiamo fornito una possibilità alle nostre aziende di veder riconosciuti i propri sforzi, ed abbiamo anche dato al mercato una chiara indicazione sui nostri obiettivi e sul nostro potenziale.

 

Nel primo anno dalla sua introduzione la Gran Selezione si è attestata attorno al 4% delle vendite, mentre la Riserva continua a mantenere una quota compresa tra il 22% ed il 24%. Infine, a parte qualche limitata eccezione, la stampa specializzata sembra aver accolto positivamente le novità del Chianti Classico, riservandogli un peso crescente e votazioni elevate sia a livello italiano che interna zionale.

 

Il secondo tassello del programma ha riguardato la qualificazione della Riserva. Per un Chianti Classico che oggi voglia diventare una Riserva non è più sufficiente il solo invecchiamento di 24 mesi, ma deve possedere caratteristiche organolettiche più elevate rispetto al vino d’annata ed essere valutato come tale dalle commissioni d’assaggio dell’ente di certificazione.

 

Con questa nuova e più selettiva impostazione abbiamo definitivamente superato criteri vigenti da decenni, che non fornivano ai consumatori nessuna effettiva garanzia di superiorità qualitativa.

 

La riserva costituisce un prodotto strategico per la denominazione, sia in termini di quantità che di qualità, e dunque ritengo che ridefinirne i criteri sia stato un passo necessario di cui sentivamo da tempo la necessità.

 

Nell’ultimo anno abbiamo lavorato molto per diffondere le grandi novità introdotte impostando un’attività di comunicazione e marketing molto strutturata e sempre più incentrata sul “Gallo Nero”, simbolo del nostro territorio e del nostro vino.

 

Il restyling del Gallo Nero e il suo posizionamento obbligatorio sulla bottiglia (fuori dalla Fascetta di Stato) è stato, infatti, un altro elemento di rilievo del riassetto del Chianti Classico.

 

Quella del posizionamento (sul collo o in contro-etichetta) è stata l’unica decisione più sofferta, ma consentire alla singola azienda di effettuare una scelta in base alla propria strategia è forse stata una dimostrazione di saggezza collettiva. Il nuovo Gallo, più fiero, bello ed evidente, ci ha fatto rapidamente dimenticare il vecchio, e non è un caso che tra i nostri soci stia riscuotendo un crescente successo.

 

Ma come accennavo, il lavoro non è ancora concluso. Al complesso disegno messo a punto in questi anni manca ancora un importante passo: l’introduzione nel nostro disciplinare della “menzione geografica”.

 

È un argomento molto delicato sul quale l’attuale Consiglio sta lavorando da tempo ma che impone scelte ponderate, visto il notevole livello di complessità che caratterizza il sistema produttivo del Chianti Classico.

 

Ho fiducia che una soluzione equilibrata e condivisa alla fine verrà trovata e sarà dovere del futuro C.d.A. portare a termine questo compito. I nostri soci e la stampa specializzata giudicano l’introduzione della “menzione geografica” la naturale evoluzione di una denominazione matura e prestigiosa, troppo varia e diversificata per non avere criteri che ne “spieghino” le differenze territoriali.

 

Chiudere questa partita, riuscendo a individuare una soluzione condivisa dalla grande maggioranza degli associati, rimane un obiettivo fondamentale di cui dovrà farsi carico il prossimo Consiglio.

 

Con quest’ultima innovazione sarà portato a compimento un complesso disegno che renderà la denominazione del Chianti Classico un sistema produttivo dotato di più identità, moderno e competitivo.

 

Oltre al “Piano di Riassetto” vi sono state altre importanti attività intraprese e portate avanti con coesione e tenacia dal C.d.A. uscente.

 

Nel marzo 2013 è stata costituita la Chianti Classico Company S.r.l., società posseduta al 100% dal Consorzio con il compito di gestire e sviluppare le sue attività commerciali a marchio Gallo Nero.

 

Nei suoi due anni di vita la Company ha cercato di rafforzare la visibilità del marchio non solo attraverso i classici prodotti del merchandising, ma anche con l’apertura di punti vendita dedicati e la presenza in manifestazioni turistiche sul territorio.

 

In questa direzione vanno considerati l’inaugurazione della prima enoteca quasi completamente dedicata ai vini Chianti Classico presso il Mercato Centrale di San Lorenzo a Firenze, la successiva apertura dell’enoteca del Chianti Classico presso il Convento di Santa Maria in Prato a Radda in Chianti, l’apertura della Lounge del Gallo Nero presso lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, nonché l’organizzazione della prima Gran Fondo del Gallo Nero, la sponsorizzazione dell’Eroica e dell’Ecomaratona del Chianti.

 

Sono iniziative finalizzate a rafforzare la visibilità del marchio sul nostro territorio d’elezione e vanno lette nel quadro di un’unica strategia di comunicazione definita dal Consorzio.

 

Vorrei brevemente soffermarmi solo sulle prime due iniziative, che per rilevanza economica e valenza promozionale possono essere considerate le più importanti.

 

L’enoteca del Gallo Nero al Mercato di San Lorenzo è stata un’operazione difficile ma del tutto soddisfacente, soprattutto sul piano dell’immagine della nostra denominazione nella città di Firenze.

 

Non è passato ancora un anno dalla sua apertura al pubblico e quindi è ancora un po’ presto per trarne un bilancio esaustivo, ma fino ad oggi i numeri sembrano darci ragione.

 

Il mercato viene frequentato da decine di migliaia di persone al mese, per la gran parte formate da turisti stranieri, ed il beneficio di immagine è stato sicuramente rilevante.

 

L’enoteca accoglie oggi circa 430 etichette di Chianti Classico e può essere certamente considerata la più fornita esposizione di tutta la regione, tant’è che viene utilizzata da molti appassionati proprio per assaggiare le novità e arricchire le proprie cantine.

 

Sull’enoteca aperta al Convento di Santa Maria in Prato il discorso è un po’ più complesso e la sua valutazione deve essere fatta in una prospettiva di lungo periodo.
 

 

Data la sua posizione nel cuore del territorio ma relativamente lontano dalle grandi vie di comunicazione, l’affluenza non è stata paragonabile a quella di San Lorenzo.

 

Nondimeno è nostra ferma intenzione rafforzare l’offerta di eventi e servizi per trasformare il Convento in una vera e propria Casa del Gallo Nero, una Casa aperta ai turisti ed ai nostri soci per ogni loro esigenza.

 

Già quest’anno il Convento sarà sede di un progetto del Consorzio nel quadro dell’Expo milanese e di una serie di eventi e manifestazioni già pianificate, mentre l’enoteca fornirà ai visitatori, oltre alle consuete degustazioni, brevi corsi di formazione sul Chianti Classico.

 

Infine, ma non meno importate, è la forte accelerazione dell’attività politica consortile a seguito dell’approvazione da parte della Regione Toscana del nuovo Piano Paesaggistico.

 

Un Piano che abbiamo fortemente contestato insieme a tutti i Consorzi toscani, ma che ha avuto il merito di farci superare storiche divisioni e aiutarci a ritrovare una comune unità di intenti.

 

Nel luglio scorso abbiamo dato vita ad un tavolo permanente di Coordinamento dei Consorzi, con il compito specifico di “convincere” l’Amministrazione Regionale ad operare una profonda revisione del Piano Paesaggistico.

 

Non sappiamo ancora quale sarà l’esito definitivo di questo nostro lavoro – nel momento in cui scrivo il Piano dev’essere ancora definitivamente approvato dal Consiglio Regionale – ma è intenzione di tutti i Consorzi dare continuità alla nostra comune azione al fine di meglio tutelare i nostri interessi di settore.

 

In questa sede non citerò ulteriori iniziative che abbiamo intrapreso in questi tre anni, ma il segno che abbiamo voluto dare è sempre stato quello dell’innovazione. Sono convinto che stiamo attraversando un periodo di grande mutamento dal quale ne usciremo rafforzati solo se avremo la capacità di stare al passo con i tempi, e solo se saremo in grado di innovare mantenendo inalterata la nostra compattezza.

 

Sono molto soddisfatto del lavoro svolto da tutti i membri del consiglio e dallo staff del Consorzio, anche se sono consapevole che nell’affrontare molte attività non sempre si raggiunge la piena soddisfazione di tutti.

 

La nota importante è che in questi tre anni il Chianti Classico si è fatto più visibile, forse in gran parte grazie alla Gran Selezione, ed i risultati dalla stampa e dai mercati sono chiari. Ciò nonostante si prospetta un lavoro intenso per dare seguito alle attività intraprese e per permettere di ampliarne la risonanza.

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