Martedì 30 maggio 2017  7:29
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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IL CANTO DEL GALLO
In collaborazione con
Consorzio Vino Chianti Classico
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Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione. Nove comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino V.E., Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano e Tavarnelle V.P.. Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero. Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell'olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo.  Info: www.chianticlassico.com.

IL CANTO DEL GALLO
14.02.2017
Tutela dei nomi di origine dei vini: il Gallo Nero guida "coalizione" mondiale
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“When it comes to wine, location matters”. Ovvero quando si parla di vino, è il luogo che conta.

 

Così recita lo slogan di apertura del sito origins.wine, che illustra i motivi per cui 20 fra le più prestigiose regioni vitivinicole del mondo hanno sottoscritto un accordo per la protezione e promozione dei nomi e dell’origine dei vini (Joint Declaration to Protect Wine Place & Origin).

 

Si tratta di un movimento transnazionale nato nel 2005 per tutelare le denominazioni d’eccellenza e orientare il consumatore di fronte a un’offerta enologica in costante espansione.

 

Una sorta di mappatura mondiale dei territori vocati alla produzione di grandi vini, a cui ha aderito nel 2007 anche il Chianti Classico, unico distretto enologico italiano a sposare il progetto.

 

Le novità della Declaration sono state al centro di una tavola rotonda durante la due giorni di Chianti Classico Collection, in programma alla Stazione Leopolda di Firenze il 13 e 14 febbraio, per testimoniare il crescente interesse nel mondo per la salvaguardia delle produzioni d’eccellenza e la rinnovata attenzione verso i prodotti di qualità.

 

Il progetto della Declaration nasce per garantire la riconoscibilità delle produzioni d’eccellenza sui mercati internazionali, fornendo una sorta di garanzia d’identità alle etichette di pregio, prodotte in territori altrettanto prestigiosi.

 

Più che un’organizzazione, si tratta di un’alleanza trasversale che si propone di  collaborare con governi locali e con la Comunità Europea affinché vengano offerte maggiori garanzie contro marchi contraffatti ed etichette menzognere.

 

La storia della Declaration ha origine proprio negli States, dall’alleanza tra alcune aree vocate alla produzione enologica, distribuite tra gli stati di Oregon, New York, Washington, oltre alla rinomata California, le cui etichette sono tra le più conosciute oltre-oceano.

 

Oggi il movimento di protezione internazionale del vino di qualità conta 20 regioni celebri nel mondo, tra cui oltre al Chianti Classico in Italia, Bordeaux, Borgogna e Champagne in Francia, Tokaj in Ungheria, Jerez e Rioja in Spagna, Douro & Porto in Portogallo; Sonoma County, Willamette Valley, Walla Walla Valley, Napa Valley, Washington State Wine, Long Island, Santa Barbara, Oregon e Paso Robles negli USA e per finire dal continente australe, Barossa, Wine Victoria e i vini della Western Australia.

 

Il Chianti Classico è stata la prima (e fin qui unica) denominazione italiana ad aderire al progetto, sulla scia di una serie di interventi intrapresi per l’internazionalizzazione, ma anche per la tutela del marchio a livello transnazionale.

 

“Il valore di questa alleanza è incommensurabile - commenta Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico - proprio perché coinvolge alcune delle più prestigiose regioni vitivinicole del mondo a garanzia di un rispetto reciproco per la tutela dei nomi di origine dei vini. E il fatto che questa sensibilità nasca e sia condivisa anche da prestigiose regioni vinicole di oltre-oceano, negli Stati Uniti e in Australia, che sono anche i nostri principali mercati, ci aiuterà sicuramente anche nelle battaglie a tutela dell’origine del prodotto in quei paesi che ancora non riconoscono ufficialmente il valore e l’importanza del concetto di denominazione di origine”.

 

Per fare un esempio dei “successi” della Declaration, nel 2016, cinque aziende della Napa Valley hanno rinunciato spontaneamente all’utilizzo del nome Porto sulle etichette dei loro vini da dessert fortificati. Inoltre la coalizione è riuscita a proteggere i nomi dei “luoghi dei vini” nel mondo online.

 

I membri della Declaration hanno lavorato con Donuts, concessionario americano per i domini online, su un accordo per garantire che i domini con estensioni .wine e .vin. non venissero usati per confondere o trarre in inganno il consumatore finale. Grazie a questo accordo, il sistema delle denominazioni di origine dei vini europee ha ottenuto una sorta di diritto di prelazione per la titolarità dei domini sopra citati (ad esempio chianticlassico.wine e .vin).

 

Perché quando si tratta di vino, non c’è niente di più importante dell’origine, quell’insieme costituito da territorio, vitigno, forme di coltivazione e clima. E i consumatori hanno diritto di conoscere le vere Origini di ciò che bevono.

 

“Come il Chianti Classico, la regione dello Champagne vanta secoli di tradizioni maturate e protette durante il tempo - ha detto Jean-Marie Barillère, copresidente del Comité Champagne - Questo è il motivo per cui lavoriamo sodo per proteggere il nome dello Champagne dagli abusi del mercato.”

 

Maxime Toubart, co-presidente del Comité Champagne, ha aggiunto: “Tutti i membri dell’Accordo hanno lavorato per produrre regioni vinicole di qualità mondiale e per conservare l’integrità dei nostri vini e terre unici. Assieme al Chianti Classico, allo Jerez, alla Willamette Valley ed alle altre molte regioni vinicole di tutto il mondo, ci impegniamo a educare i consumatori sull’importanza dell’origine”.

 

“I consumatori meritano di conoscere le vere origini del proprio vino e meritano di poter fidarsi del fatto che l’etichetta la riporti fedelmente assieme ad altre informazioni,” ha fatto eco Harry Peterson-Nedry, ex presidente dell’associazione dei produttori della Willamette Valley. “Le caratteristiche uniche di un vino classico dipendono da dove viene coltivato e, così, non possono essere replicate in nessun altro posto eccetto che quello di origine. Ingannare i consumatori nel credere altrimenti è disonesto e danneggia il mercato mondiale del vino”.

 

César Saldaña, direttore generale del Consejo Regulador del Vino de Jerez, ha aggiunto: “Come membro costituente dell’Accordo, riconosciamo le caratteristiche distintive che rendono ogni regione unica. Ci troviamo uniti con i nostri partner globali nella convinzione che per un vino l’origine sia fondamentale e proteggerne le origini sia l’unico mezzo di assicurare qualità per i consumatori".

 

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