Giovedě 21 giugno 2018  10:26
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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IL TACCUINO DEL FAUNISTA
A cura di
Giovanni Batisti
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Agronomo e Tecnico faunista, sono specializzato nella gestione della fauna selvatica, considerata nelle sue relazioni con i diversi contesti ambientali e agronomici, con lo scopo di analizzare efficacemente le interazioni uomo-fauna-ambiente. Sono molto appassionato di comunicazione e divulgazione, soprattutto delle tematiche ambientali: dalla conservazione della natura e della biodiversità, alla gestione ed etica venatoria, alla qualità della filiera agroalimentare, all’ambiente come risorsa turistica ed economica. Il mio obiettivo è quello di aumentare l’interesse e la curiosità verso la flora e la fauna e soprattutto quello di diffondere più scienza e coscienza e meno credenze in un settore, quello della gestione e tutela dell’ambientale, spesso poco considerato. Potete contattarmi qui: giovanni.batisti@gmail.com.

IL TACCUINO DEL FAUNISTA
18.06.2018
Attenti agli alieni!... La pericolosità delle specie alloctone. Anche in Chianti
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Se state pensando ad esseri spaventosi, verdi e che vengono da molto lontano … state sbagliando! In realtà oggi non parleremo di alieni come ET, ma di specie animali che si sono venute a trovare in ambienti al di fuori di quelli d’origine.

 

Non per questo il tema è di poca importanza, anzi, queste specie aliene, meglio conosciute come alloctone, possono costituire un serio pericolo per...

 

- la salute e l’equilibrio dell’ambiente in cui sono arrivate;

 

- la fauna selvatica che vive e si è evoluta in questi contesti, rappresentata dalle specie indagine o autoctone;

 

- l’essere umano, in quanto possono essere fonte di ingenti danni alle produzioni agricole, alle infrastrutture e vettori di malattie.

 

Sono molte le specie aliene che hanno raggiunto il territorio italiano, più di quante si creda.

 

Nel nostro Paese ne vengono stimate più di 1.500, tantoché, recentemente, l’Italia è stata considerata uno dei paesi più colpiti in Europa.

 

In certi casi si è venuta a creare una vera e propria invasione da parte di queste specie, che, trovandosi in un’area estranea a quella di origine, sono entrate in contatto con un ambiente privo di competitori e predatori naturali, potendo così diffondersi notevolmente. In particolare, in un contesto come quello italiano, la loro proliferazione è stata favorita anche dalla notevole biodiversità presente in molti habitat, con condizioni climatiche quasi sempre favorevoli.

 

Ma come sono giunte fino a noi?

 

Innanzitutto, è necessario evidenziare che le specie alloctone sono per loro stessa definizione specie introdotte volontariamente o accidentalmente dall’uomo al di fuori della loro area di origine. Fra le specie alloctone, inoltre, esistono quelle invasive, ovvero in grado di diffondersi notevolmente dal punto di introduzione, diventando numerose, minacciando la diversità biologica e causando danni economici, ecologici e alla salute umana.

 

L’arrivo delle prime specie alloctone risale a decine di anni fa, quando, per motivi ornamentali, si importava specie animali e vegetali in nuovi ambienti senza pensare alle relative conseguenze.

 

Ad oggi la globalizzazione e l’aumento dei trasporti ha favorito enormemente la loro diffusione, volontaria e non, al punto che alcune di esse sono ormai cosmopolite.

 

Per contrastare queste invasioni è necessaria la partecipazione di tutta la comunità al fine di evitare ulteriormente la diffusione di specie dannose a quelle indigene. Se pensate che la natura in questo contesto sia sempre in grado di ripristinare l’equilibrio precedentemente perduto, vi sbagliate e per questo non è possibile appellarsi al motto … “l’uomo non deve interferire con la natura perché ci pensa da sé!”.

 

Anche il singolo cittadino, nel suo piccolo, può contrastare questa invasione biologica, per esempio non favorendo il commercio di specie animali esotiche, spesso illegale e senza alcun rispetto delle normative in termini di commercio e benessere degli animali, e, ancora più importante, può evitare di liberare animali che abbia in cattività e dei quali, per vari motivi, voglia disfarsi. In questo caso, l’unica cosa corretta da fare è rivolgersi ad un centro specializzato che possa ospitarli. Ricordiamo inoltre che liberare specie alloctone sul territorio costituisce un reato.

 

Ecco un breve elenco di specie aliene che hanno causato, e tutt’ora causano, danni all’ecosistema. Alcuni di questi animali inoltre sono ben più noti di quanto si pensi … e alcuni sono presenti anche nel Chianti.

 

La nutria (Myocastor coypus), un roditore semiacquatico originario del Nord America, fu importata dall’uomo negli anni ‘60-‘70 del 900 per la produzione di pelliccia. Causa danni all’agricoltura e alle sponde fluviali (per la costruzione delle tane), inoltre è un potenziale vettore di patologie dannose per l’uomo. La sua gestione spesso causa contrasti con l’opinione pubblica che risulta contraria agli abbattimenti (forse senza conoscere bene i danni che provoca questa specie). È notevolmente diffusa nei fiumi toscani, tra cui la Greve.

 

Il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) è un pappagallo che probabilmente molti di voi avranno visto in varie città come Barcellona, Roma … e Firenze, in particolare al parco delle Cascine.

 

Questo animale si è diffuso tramite gli allevatori di uccelli ornamentali. Per quanto bello e colorato, questa specie è un pericoloso competitore della nostra avifauna, già messa a dura prova dall’urbanizzazione, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.

 

 

Lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) è uno sciuride di origine americana. L’invasione del territorio italiano è iniziata dal Nord Italia dove, a causa della sua grande capacità di adattamento, ha fortemente danneggiato le popolazioni indagine di Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris).

 

La sua gestione ha destato molte polemiche. Nonostante pubblicazioni scientifiche abbiano dimostrato la pericolosità di questo animale per la biodiversità italiana, spesso, gruppi di animalisti hanno rallentato e persino bloccato il suo controllo da parte delle autorità competenti, favorendo la sua espansione.

 

Purtroppo, la tematica è delicata perché il controllo più efficace di questa specie si baserebbe sulla cattura, seguita da anestesia, e infine eutanasia nel rispetto delle norme comunitarie sul benessere animale. Questo tipo di gestione però non è stata gradita dalla comunità che, opponendosi, non ha permesso il controllo della specie, mettendo però a rischio la sopravvivenza del nostro scoiattolo rosso.

 

 

Il siluro (Silurus glanis) è un pesce originario dell’Est Europa introdotto a fini di pesca sportiva. È un predatore formidabile che cresce e si riproduce velocemente. Questa combinazione di fattori ha portato a una sua colonizzazione delle acque italiane, diminuendo drasticamente la fauna ittica locale.

 

L’Arno e l’ultimo tratto del fiume Greve ne sono invasi. Questa specie non è selettiva e si nutre non solo di pesci delle nostre acque, ma anche di uccelli, rettili e anfibi che popolano le zone umide dei nostri territori. La legge prevede che gli esemplari catturati non vengano liberati, ma, anche in questo caso, pescatori incoscienti e animalisti creano spesso problematiche gestionali a causa delle quali la soppressione di questa specie risulta particolarmente complessa.

 

 

Il silvilago o minilepre (Sylvilagus floridanus) è un lagomorfo originario del Nord America, introdotto in Francia e in Italia per scopi venatori.

 

Questa specie ha aumentato la sua espansione sul territorio nazionale trovando un ambiente favorevole e allo stesso tempo è stato oggetto di un continuo ripopolamento da parte dei cacciatori.

 

È una specie che ha aggravato ulteriormente la già delicata situazione della lepre, un lagomorfo indigeno che sta sempre più scomparendo dai nostri territori, in particolare dal Chianti. Il silvilago può essere un portatore sano di patologie pericolose per la nostra lepre e, al contempo, fonte di competizione qualora le due specie vengano a trovarsi nelle stesse aree geografiche.

 

 

Il cinipide (Dryocosmus kuriphilus) è un imenottero particolarmente dannoso per il castagno e specie affini e viene considerato fra gli insetti più nocivi a livello mondiale a causa del veloce deperimento delle piante che attacca.

 

Originario della Cina, punge i germogli delle piante causando la formazione di galle, arrestandone la crescita vegetativa e provocando una riduzione della fruttificazione, per cui si ha una grave perdita in termini di produzione.

 

Purtroppo, questa specie è presente anche nel Chianti, tantoché non è raro osservare nei castagneti la presenza delle caratteristiche vescicole a livello di foglie e gemme, sulle quali avviene il danno maggiore.

 

Teoricamente esiste un antagonista naturale di questa specie nociva, il Torymus sinensis, anch’esso un insetto di origini cinesi. Il suo utilizzo permetterebbe l’applicazione della lotta biologica, ma ciò comporterebbe anche la liberazione di un’altra specie alloctona sul territorio italiano e questo non è permesso dalla legge, sia a livello nazionale sia europeo, se non dopo accurati studi circa la sua interazione nell’ecosistema in cui viene introdotto.

 

 

La tartaruga dalle orecchie gialle (Trachemys scripta scripta) è un rettile di origine americana che frequenta molte zone umide.

 

La diffusione di questa specie, in Europa e in Italia, è stata garantita solo dalla cattiva abitudine di liberare in natura le tartarughe d’acqua che si comprano con leggerezza nelle varie fiere e che, una volta diventate fameliche e troppo grandi, vengono liberate nel primo specchio d’acqua disponibile.

 

Questa specie, una volta adattata al nuovo ambiente, diventa una pericolosa predatrice, arrecando così un grave danno a tutto l’ecosistema, poiché si nutre di svariati alimenti, comprese uova o piccoli pesci. Oltre ciò è un importante antagonista della nostra testuggine palustre europea, la Emys orbicularis, che presenta uno stato di conservazione sempre più critico anche a causa della perdita di habitat idonei.

 

 

Il nuovo decreto legge in vigore dal 14 febbraio 2018

 

Dal 14 febbraio è entrato in vigore il decreto che recepisce anche in Italia il Regolamento europeo del 2014 per prevenire e gestire l’introduzione delle specie esotiche considerate particolarmente invasive dall’Unione Europea.

 

Tutti i proprietari di animali da compagnia inseriti nella apposita lista potranno mantenerli fino al termine della loro vita naturale, ma entro giugno 2018 dovranno comunicare il loro possesso al Ministero dell'Ambiente, fornendo tutte le indicazioni necessarie, nonché indicando le modalità che intendono adottare per impedirne la riproduzione e la diffusione.

 

Qui il testo integrale del decreto: https://uizaorg.files.wordpress.com/2018/02/dl-230-15-12-2017-specie-esotiche-invasive.pdf

 

La lista delle molte specie aliene presenti sul territorio italiano sarebbe troppo lunga per scrivere un solo articolo, ma se l’argomento è di vostro interesse contattatemi. Consiglio vivamente, inoltre, le letture ai seguenti link: www.lifeasap.eu/it/le-specie-aliene - www.rossoscoiattolo.eu/.



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