Martedì 11 dicembre 2018  3:11
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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IL TACCUINO DEL FAUNISTA
A cura di
Giovanni Batisti
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Agronomo e Tecnico faunista, sono specializzato nella gestione della fauna selvatica, considerata nelle sue relazioni con i diversi contesti ambientali e agronomici, con lo scopo di analizzare efficacemente le interazioni uomo-fauna-ambiente. Sono molto appassionato di comunicazione e divulgazione, soprattutto delle tematiche ambientali: dalla conservazione della natura e della biodiversità, alla gestione ed etica venatoria, alla qualità della filiera agroalimentare, all’ambiente come risorsa turistica ed economica. Il mio obiettivo è quello di aumentare l’interesse e la curiosità verso la flora e la fauna e soprattutto quello di diffondere più scienza e coscienza e meno credenze in un settore, quello della gestione e tutela dell’ambientale, spesso poco considerato. Potete contattarmi qui: giovanni.batisti@gmail.com.

IL TACCUINO DEL FAUNISTA
23.11.2018
La fauna del Monte San Michele e dei Monti del Chianti: i carnivori
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I carnivori nel San Michele sono rappresentati dal lupo, dalla volpe e da molti mustelidi, quali faina, martora e tasso.

 

Il lupo

 

Il lupo sta aumentando la sua presenza in modo sempre più consistente, sia per l’aumento della superficie forestale sia per l’aumento degli ungulati, sue prede.

 

La specie ha lentamente ricolonizzato tutto l’appennino centrale e, grazie alla sua grande capacità di spostamento, è giunto nuovamente sul Monte San Michele.

 

Questo canide è una specie fondamentale dal punto di vista ecologico, essendo un predatore ai vertici della catena alimentare. Risulta inoltre molto adattabile a diverse tipologie di habitat, anche quelli antropizzati.

 

Questo carnivoro è dotato di grande intelligenza, organizzazione sia nell’attività di caccia sia nella vita sociale del branco tanto da renderlo uno delle specie più studiate in Italia.

 

È un abilissimo predatore capace di percorrere centinaia di Km per ricercare le prede e conquistare territori idonei allo sviluppo del branco (che può raggiungere numeri elevati) e l’allevamento della prole.

 

La sua presenza, che da un lato giustamente intimorisce gli allevatori, può in realtà favorire il controllo degli ungulati selvatici, dannosi se raggiungo densità troppo elevate.

 

Dunque, nasce una sfida conservazionista e soprattutto di convivenza per la sua tutela e per il mantenimento degli habitat che frequenta.

 

La sua presenza può essere vista anche come un punto di partenza per favorire e pubblicizzare l’intera area protetta dei Monti del Chianti, per esempio integrando conservazione e turismo nel tentativo di creare, attraverso la tutela e la divulgazione di specie emblematiche come questa, un indotto economico nel territorio.

 

Per approfondire l’argomento lupo: clicca qui.

 

 

La volpe

 

La volpe è un altro canide abituale dei nostri territori. Se la sua presenza da un lato può “innervosire” cacciatori e allevatori di animali da cortile, dall’altro rappresenta un ottimo controllore delle popolazioni di roditori.

 

La sua densità deve comunque essere controllata: un eccessivo incremento della sua popolazione può infatti comportare la presenza di individui deperiti, parassitati e malati (soprattutto di rogna).

 

A queste problematiche va collegata la facilità con cui la volpe entra in contatto con le attività umane, difatti è una specie che si “urbanizza” facilmente; i rischi sono la trasmissione di patologie e parassiti ai nostri animali domestici.

 

Pertanto, è fondamentale ottimizzare la gestione e conservazione dei rifiuti domestici oltreché gestire e custodire al meglio i nostri animali da cortile.

 

 

I mustelidi

 

I mustelidi, piccoli predatori, sono indice di una buona presenza di microfauna che, come già detto nei precedenti articoli, costituisce un fondamentale tassello degli ecosistemi.

 

Martora e faina sono due mustelidi molto simili tra loro ed entrambi rischiano di rarefarsi nel territorio chiantigiano: da un lato la vecchia nomea di animali nocivi, dal momento che sono ghiotti di pollame e selvaggina, dall’altro un territorio estremamente antropizzato.

 

Anche la gestione forestale è fondamentale per questi mustelidi, soprattutto per la martora che predilige boschi estesi, maturi e ricchi di necromassa (con grandi tronchi abbondanti di insenature).

 

Il tasso è probabilmente il mustelide più diffuso e conosciuto nel nostro territorio. La sua presenza è tipica, oltreché degli ambienti naturali boscosi, anche di quelli urbani, in particolar modo nelle aziende agricole in cui può trovare un sicuro riparo e fonti alimentari.

 

La sua dieta è molto variegata e in parte simile a quella del cinghiale: bacche, frutta, lumache, lombrichi, insetti, roditori e rettili.

 

Un’eccessiva presenza di questo animale, molto adattabile a diversi ambienti, può causare incidenze negative sulla microfauna dell’area, oltreché nelle zone agricole problemi al terreno a causa delle numerose tane e depressioni che crea nel suolo.



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