Domenica 20 maggio 2018  17:44
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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IL TACCUINO DEL FAUNISTA
A cura di
Giovanni Batisti
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Agronomo e Tecnico faunista, sono specializzato nella gestione della fauna selvatica, considerata nelle sue relazioni con i diversi contesti ambientali e agronomici, con lo scopo di analizzare efficacemente le interazioni uomo-fauna-ambiente. Sono molto appassionato di comunicazione e divulgazione, soprattutto delle tematiche ambientali: dalla conservazione della natura e della biodiversità, alla gestione ed etica venatoria, alla qualità della filiera agroalimentare, all’ambiente come risorsa turistica ed economica. Il mio obiettivo è quello di aumentare l’interesse e la curiosità verso la flora e la fauna e soprattutto quello di diffondere più scienza e coscienza e meno credenze in un settore, quello della gestione e tutela dell’ambientale, spesso poco considerato. Potete contattarmi qui: giovanni.batisti@gmail.com.

IL TACCUINO DEL FAUNISTA
15.05.2018
Cosa fare se incontrate nel bosco cuccioli di leprotto o di capriolo?
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Nel periodo primaverile la natura è nel suo pieno risveglio e molti animali selvatici sono nel massimo delle loro attività riproduttive.

 

In particolare, nel periodo di maggio e giugno, molti ungulati selvatici, come il capriolo e il cervo, partoriscono la loro prole. È facile quindi incontrare, durante passeggiate ed escursioni, piccoli caprioli e cervi acquattati e immobili fra la vegetazione dei boschi e dei campi.

 

L’esempio del capriolo

 

Nelle prime settimane di vita i caprioletti non sono assolutamente autosufficienti, tantoché vengono nascosti dalle madri fra la vegetazione, soprattutto dei campi.

 

La strategia antipredatoria di questo animale è sostanzialmente quella di rimanere immobile e acquattato che per loro significa essere invisibili ai predatori.

 

L’efficacia di tale comportamento è aumentata grazie al particolare mantello pomellato e all’essere inodore.

 

Le madri, per proteggerli ulteriormente, non stanno loro vicini, evitando in questo modo che la loro presenza possa attirare dei predatori, ma, a cadenze regolari, fanno ritorno al nascondiglio per allattarli.

 

Dunque questo periodo è di assoluta criticità, ma, qualche settimana dopo, inizia l’imprinting con la madre; termina dunque il rapporto a distanza, fatto di brevi poppate, e inizia quello in cui il piccolo, seguendo la madre, impara a identificare membri della specie e pericoli vari.

 

 

Cosa fare, quindi, se incontrate un piccolo capriolo?

 

Se doveste trovare un piccolo capriolo ricordatevi che è solo apparentemente e momentaneamente “abbandonato”.

 

Anche se sembra solo, è importantissimo non toccarlo (una volta toccato dall’uomo non viene più considerato dalla madre a causa degli odori trasmessi) né tantomeno spostarlo. La madre, infatti, è sempre nelle vicinanze a brucare e torna dal piccolo costantemente e appena possibile.

 

Un piccolo capriolo abbandonato dalla madre difficilmente potrebbe sopravvivere, per cui sarebbe necessario un intervento dei centri di accoglienza per la fauna selvatica.

 

Il problema però verrebbe solo rimandato perché l’animale, crescendo a stretto contatto con l’uomo, difficilmente riuscirebbe a tornare allo stato di libertà. Dunque, dovete allontanarvi senza disturbarlo e nel caso di pericoli segnalare la situazione agli enti competenti.

 

Lepre: comportamento molto simile

 

Un comportamento simile, ma in questo caso in specie molto diverse, è presente nella lepre. I piccoli leprotti infatti sono ben mimetizzati e nascosti in giacigli tra la folta vegetazione dei campi.

 

Sono lasciati al sicuro dalla madre che vaga alla ricerca di cibo per poi tronare ad allattarli e accudirli. Anche per loro quindi le prime settimane di vita sono molto critiche e l’unico mezzo per sopravvivere è “l’essere invisibili”.

 

Le regole comportamentali, nel caso in cui si dovesse trovare un giaciglio di leprotti, sono le stesse da seguire per il capriolo.

 

Considerando le zone in cui queste specie nascondono i piccoli, un ruolo importante lo svolgono gli agricoltori, ma anche chi, in questo periodo, si trova ad effettuare alcune lavorazioni nel proprio campo, come la falciatura.

 

Alcuni accorgimenti per la salvaguardia della fauna sono quelli di iniziare le lavorazioni del campo dalla parte centrale, oppure quelli di ispezionare a piedi l’area da lavorare al fine di far allontanare in tempo le madri e i piccoli che si sono rifugiati fra la vegetazione.

 

Ricordate: toccare un piccolo di capriolo o di lepre significa condannarlo a morte.

 

Ancora peggio è prelevarli dall’ambiente naturale e difatti costituisce un reato. Il prelievo è assolutamente vietato a meno che l’azione non serva a sottrarre da morte certa gli animali in evidente difficoltà, ma in tal caso è poi obbligatorio contattare gli enti preposti e un centro specializzato nell’accoglienza della fauna selvatica!



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