Martedì 13 novembre 2018  21:35
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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IL TACCUINO DEL FAUNISTA
A cura di
Giovanni Batisti
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Agronomo e Tecnico faunista, sono specializzato nella gestione della fauna selvatica, considerata nelle sue relazioni con i diversi contesti ambientali e agronomici, con lo scopo di analizzare efficacemente le interazioni uomo-fauna-ambiente. Sono molto appassionato di comunicazione e divulgazione, soprattutto delle tematiche ambientali: dalla conservazione della natura e della biodiversità, alla gestione ed etica venatoria, alla qualità della filiera agroalimentare, all’ambiente come risorsa turistica ed economica. Il mio obiettivo è quello di aumentare l’interesse e la curiosità verso la flora e la fauna e soprattutto quello di diffondere più scienza e coscienza e meno credenze in un settore, quello della gestione e tutela dell’ambientale, spesso poco considerato. Potete contattarmi qui: giovanni.batisti@gmail.com.

IL TACCUINO DEL FAUNISTA
5.11.2018
Fauna del Monte San Michele e dei Monti del Chianti: oggi parliamo di avifauna
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La ricca presenza di copertura forestale comporta anche un’abbondante presenza di avifauna, in particolar modo se il bosco è caratterizzato da diverse specie arboree, necromassa, ricco sottobosco e diverse altezze degli alberi.

 

Fra i volatili più frequenti si annoverano i passeriformi: turdidi, quali tordo bottaccio, tordo sassello, cesena e merlo.

 

Tali specie, fatta eccezione del merlo che di fatto è costantemente presente nella zona, sono particolarmente abbondanti nel periodo delle migrazioni.

 

Numerosi sono anche i columbiformi come il colombaccio, amante delle grandi foreste, in particolare se costituite da molte conifere.

 

La particolarità dei Monti del Chianti è che rappresentano un importante valico, seppur di modesta altitudine, relativamente vicino al litorale toscano e di conseguenza un sito di rifugio, sosta e alimentazione per molte specie di uccelli.

 

Fra le tante specie, di particolare interesse è anche la beccaccia (scolopacide), un uccello estremante particolare dal punto di vista biologico ed etologico, oltreché di rara bellezza. Fra le altre specie sono presenti la capinera, la sterpazzola, il pettirosso, la cinciarella, la cinciallegra, il codirosso e molti altri.

 

La loro presenza, purtroppo, è nettamente in calo e i motivi sono molteplici-

 

- Perdita di diversità paesaggistica: da un lato c’è l’aumento della superfice forestale, dall’altro l’aumento della specializzazione agricola. Mancano dunque gli ambienti più idonei a queste specie, ovvero quelli diversificati, con presenza di piccoli boschetti, aree aperte incolte e diversificazione delle colture agrarie circostanti i Monti del Chianti;

 

- Utilizzo irrazionale di sostanze chimiche;

 

- Forte diminuzione della loro principale risorsa trofica, gli insetti (fondamentali soprattutto per i giovani esemplari) e perdita di molte essenze erbacee/arbustive selvatiche che offrono semi e bacche;

 

- Dispersione e cattiva gestione di gatti domestici/colonie feline (maggiori informazioni al seguente link: http://www.gazzettinodelchianti.it/articoli/rubrica/795/taccuino-faunista-cani-gatti-pericolo-animali-selvatici.php).

 

Fra gli uccelli, quelli che meritano particolare attenzione sono i rapaci, notturni e diurni, e i picchi, tutte specie particolarmente protette.

 

Fra questi sono presenti il picchio verde, l’allocco, l’assiolo e la civetta, ma anche le poiane, i gheppi, i falchi pecchiaioli e i bianconi (quest’ultimi sempre più rari nei nostri territori).

 

La presenza di rapaci indica dunque la presenza della microfauna di cui si nutrono, come roditori, artropodi e anfibi. Anche in questo caso la loro presenza può essere limitata dalla perdita di biodiversità.

 

Per esempio, l’incontrollata presenza di una specie problematica, quale il cinghiale, può causare un impoverimento del soprassuolo forestale, per l’azione di grufolamento; infatti il cinghiale mangia tutto quello che trova: tuberi, bacche, insetti, vermi, roditori, anfibi, nidiacei, rettili, tutti elementi fondamentali nella dieta dei rapaci sia diurni che notturni.

 

Sempre più rara, sia per motivi legati alla perdita di habitat che delle attività rurali, è la presenza dei fasianidi, in particolar modo di starna e pernice, mentre persiste, a causa anche dei ripopolamenti, il fagiano, specie più rustica e più adattabile delle precedenti.

 

Starne e pernici hanno risentito particolarmente della perdita dell’agricoltura in queste zone e della specializzazione agricole nelle aree limitrofe.

 

La loro dieta è essenzialmente a base di molte specie erbacee che oggi stanno sempre più scomparendo nell’area del San Michele. Inoltre, come già detto in precedenza, la minor densità di insetti causa gravi perdite per questi due fasianidi, soprattutto nelle fasi giovanili; difatti in questi stadi l’alimentazione proteica è fondamentale per permettere ai pulcini di crescere.

 

Abbondanti invece sono senz’altro i corvidi: la loro grande adattabilità, sia all’ambiente sia alle diverse risorse alimentari, li rende degli ottimi colonizzatori.

 

Anche in questo caso la loro eccessiva presenza può essere dannosa: sono abili predatori di nidi, dai quali sottraggono sia uova sia nidiacei. Inoltre, possono nutrirsi di lagomorfi, come giovani esemplari di lepre, e di anfibi

 

. La loro presenza però è comunque importante, se mantenuta entro certe densità, perché i corvidi ricoprono l’importante ruolo di “uccelli spazzini”, dal momento che rimuovono dall’ecosistema molte carcasse.

 

Se desiderate approfondire l’argomento contattatemi.



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