Luned́ 14 ottobre 2019  10:41
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IL TACCUINO DEL FAUNISTA
A cura di
Giovanni Batisti
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Agronomo e Tecnico faunista, sono specializzato nella gestione della fauna selvatica, considerata nelle sue relazioni con i diversi contesti ambientali e agronomici, con lo scopo di analizzare efficacemente le interazioni uomo-fauna-ambiente. Sono molto appassionato di comunicazione e divulgazione, soprattutto delle tematiche ambientali: dalla conservazione della natura e della biodiversità, alla gestione ed etica venatoria, alla qualità della filiera agroalimentare, all’ambiente come risorsa turistica ed economica. Il mio obiettivo è quello di aumentare l’interesse e la curiosità verso la flora e la fauna e soprattutto quello di diffondere più scienza e coscienza e meno credenze in un settore, quello della gestione e tutela dell’ambientale, spesso poco considerato. Potete contattarmi qui: giovanni.batisti@gmail.com.

IL TACCUINO DEL FAUNISTA
1.05.2019
Vi spiego come riconoscere le tracce lasciate dagli animali selvatici
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Avete mai pensato che quando vi incamminate lungo un percorso lasciate un segno del vostro passaggio?

 

Forse il cemento e l’asfalto ci hanno resi indifferenti a questo dettaglio, ma così non funziona per gli animali che quotidianamente ci “regalano” una serie di informazioni che, se ben analizzate, possono svelarci molte indicazioni su chi sia passato in quel punto o cosa stesse facendo.

 

Quando ci inoltriamo lungo un sentiero, che sia in un bosco o in un qualsiasi altro ambiente naturale, oltre a goderci la camminata, dobbiamo prestare attenzione ai segnali che troviamo, che possono rivelare un intero mondo, molto sfuggevole, che ruota intorno a noi.

 

Dunque, è fondamentale aguzzare la vista e il nostro spirito di osservazione per accorgersi che in quel punto non siamo stati gli unici a transitare.

 

Tutti gli animali selvatici, chi più o chi meno, lasciano un segno del loro passaggio. Ovviamente ci sono specie molto elusive, per necessità, come i predatori o le prede più vulnerabili, ma anche specie meno attente a celarsi agli occhi altrui. Imparare a individuare e riconoscere i segni di presenza degli animali può essere utile per capire chi occupi una determinata area e di conseguenza conoscere più a fondo l’ambiente che ci circonda!

 

Ma come possiamo imparare a riconoscere le tracce? Beh, innanzitutto servono curiosità, spirito di osservazione e, aspetto fondamentale, l’esperienza.

 

Gli strumenti utili per questa attività sono: carta, penna, macchina fotografica (il tutto surrogabile grazie a uno smartphone) e un righello, o un qualsiasi oggetto che ci dia un riferimento dimensionale (moneta, portachiavi, accendino…).

 

Le regole sono semplici: osservare ed evitare di “contaminare” l’area di studio con il nostro passaggio.

 

Altrettanto importante è individuare quali, secondo noi, possono essere i punti migliori in cui gli animali potrebbero aver lasciato una traccia.

 

Un esempio potrebbe essere un sentiero con un terreno soffice, bagnato, innevato o una zona con presenza di cibo, o zone riparate sfruttate per il riposo/rifugio o sito di nidificazione, zone di passaggio attraverso la vegetazione e simili.

 

Attenzione! Quando cerchiamo questi segni di presenza è bene ricordare che l’animale potrebbe ancora essere nei paraggi e che, nel caso trovassimo tane, nidi o ripari, a meno che non fossimo autorizzati ed esperti, è bene mantenere una distanza di sicurezza e non contaminare il sito di studio, al fine di non disturbare la fauna selvatica.

 

Come primo step è importante classificare i segni di presenza che rileviamo: Impronte: Sono uno dei segni più frequenti e sono dovuti al calpestamento del terreno.

 

La forma, la nitidezza e le dimensioni possono differenziarsi per diversi motivi: tipo di terreno, presenza di acqua/neve, andatura dell’animale e tempo trascorso. Il tipo di impronta varia in base alla struttura ossea dell’animale.

 

Le specie plantigrade presentano un’impronta ampia grazie alla quale è possibile osservare l’intera pianta dell’arto. Questo è il caso dell’orso, del tasso e …. dell’uomo!

 

 

 

Il peso del corpo, infatti, grava su tutta la superficie della pianta e di conseguenza la zona calpestata sarà più ampia.

 

Le specie digitigrade, come per esempio i canidi, quali volpe e lupo, o dei felidi, presentano impronte “contenute” avendo come segno distintivo le parti terminali della pianta (le “dita”).

 

Il passo è più leggero e agile rispetto ai plantigradi, e di conseguenza, è minore il peso che grava su tutta la superficie della pianta.

 

Difatti, l’area su cui si ha maggiormente il carico è la zona terminale della zampa, quella corrispondente alle dita e al cuscinetto centrale.

 

 

 

 

Oltre a queste, sono molto diffuse nei nostri territori le specie animali unguligrade.

 

Le loro impronte sono caratterizzate dalla presenza di solchi formati dagli “unghioni” che, nel caso dei cervidi o dei suidi, sono rappresentati da due elementi (artiodattili), mentre nel caso degli equidi sono rappresentati da un singolo (perissodattili).

 

Le dimensioni e la chiarezza dell’impronta variano dalla specie, quindi dal peso, ma anche dall’andatura dell’animale.

 

 

 

 

Ci sono poi gli uccelli, i quali, data la loro storia evolutiva e la loro bio-meccanica, presentato impronte completamente diverse dalle altre: sono solitamente rappresentate da tracce sottili (fatta eccezione per gli uccelli semi-acquatici e acquatici che possono presentare tra le dita i segni di una membrana utile al nuoto).

 

Le loro impronte, dato il peso contenuto, non sono facili da rilevare, se non in presenza di terreni particolarmente soffici (per esempio limosi) o con presenza di acqua o neve.

 

Solitamente le impronte degli uccelli presentano la forma delle unghie, più o meno accentuata in base alla specie.

 

Quest’ultime sono una delle tante caratteristiche, vi è per esempio lo sperone utile per il riconoscimento dell’animale.

 

 

 

Fatte: Sono le deiezioni degli animali.

 

Anch’esse possono presentarsi con diversi aspetti: il colore, la consistenza e la forma cambiano in base all’alimentazione, allo stato di salute, al tempo trascorso e al clima.

 

Dalle fatte è possibile capire anche il comportamento alimentare di una specie: per esempio il colore, la presenza di semi o materiale vegetale non digerito, il pelo di un animale predato (quindi si può dedurre la presenza di più specie).

 

Simili alle fatte sono le borre: sono agglomerati di residui organici rigettate dalla bocca di un animale (tipico dei rapaci).

 

Questo segno di presenza è fondamentale per studiare e individuare anche la microfauna come roditori, rettili e anfibi che spesso sono loro prede.

 

All’interno delle borre infatti è possibile rinvenire resti di ossa e peli che, a un occhio esperto e dopo un’accurata analisi, possono offrire utili informazioni per la classificazione della specie predata.

 

 

 

 

Segni di alimentazione/predazione.

 

Questi segni possono indicare non una sola specie, ma diverse: la preda, il predatore e gli spazzini (necrofagi).

 

Tali segnali possono essere a carico di specie vegetali, nel caso degli erbivori, e a carico di animali, nel caso di predatori.

 

Riconoscerli è difficile poiché richiede molta esperienza, ma anche una profonda conoscenza delle abitudini alimentari delle specie animali, diversificate anche in base alle stagioni dell’anno.

 

 

 

 

Tane/nidi/ripari.

 

Soprattutto nei periodi primaverili è possibile trovare giacigli, tane e nidi atti alla riproduzione.

 

Come già detto, è bene prestare attenzione poiché un animale che percepisce un pericolo per la propria prole può diventare aggressivo e, inoltre, c’è il rischio di creare disturbo e stress se non si presta la giusta attenzione durante l’analisi di queste tracce.

 

 

Carcasse/ossa/ altri residui biologici/ comportamento.

 

La presenza o il passaggio un animale può essere riconosciuto anche grazie al ritrovamento di pelo, palchi, penne-piume.

 

Anche il ritrovamento di una carcassa è molto importante, infatti può darci informazioni riguardo la causa della morte (predazione, malattie, parassiti e così via).

 

Altre tracce di passaggio possono essere dovute ai comportamenti che assunti nei vari periodi dell’anno.

 

Per esempio il cervo e il daino, nel periodo dell’amore, emettono particolari suoni detti “bramiti”, in altri periodi invece attuano lo sfregamento dei palchi sui tronchi degli alberi lasciando scortecciate alcune parti del fusto delle piante.

 

In altri periodi ancora, invece, perdono il palco per poi ricostituirlo per la successiva stagione degli amori.

 

Altri animali effettuano le mute lasciando abbondanti accumuli di peli e di piume, oppure costituiscono scorte alimentari ben nascoste per i periodi avversi, come alcuni roditori o alcune specie di uccelli; altri ancora costruiscono tane e nidi con “buche” supplementari utilizzate come latrine, questo è il caso del tasso.

 

 

 

 

 

Tutti questi segnali richiedono esperienza e molto tempo a disposizione per essere osservati e studiati.

 

Altre modalità, più comode e in certi casi più efficaci, per capire se in quella zona è transitata una determinata specie ci vengono offerte dalla tecnologia!

 

Tra le tecniche più diffuse c’è quella del fototrappolaggio. Le fototrappole consento di studiare gli animali senza dover essere sempre presenti sul campo, e, anzi, in un certo senso migliorano la possibilità di osservare la fauna selvatica poiché l’osservatore, non essendo presente nell’area di studio, non influenza il comportamento delle specie presenti.

 

Anche l’utilizzo di questa tecnica richiede esperienza e conoscenza delle specie che si intende osservare, infatti il posizionamento in un luogo idoneo di una fototrappola non è cosa semplice.

 

Questi strumenti ci forniscono quasi sempre informazioni certe sulla presenza degli animali e addirittura anche dei singoli individui (per esempio dandoci la possibilità di riconoscere un determinato animale da un altro della stessa specie).

 

Questa tecnica ci permette anche di studiare il comportamento dell’animale e le sue abitudini. Il loro utilizzo non deve essere scriteriato, anzi è consigliato a persone esperte e soprattutto autorizzate, difatti la normativa sull’utilizzo di questi strumenti non è chiara e si rischia di incappare in problematiche legate alla privacy delle persone.

 

Per saperne di più sulle fototrappole clicca qui. 

 

Seguire le tracce degli animali può essere divertente e appassionante ma dobbiamo ricordarci, sempre, di rispettare l’ambiente e le specie che stiamo osservando! Se vorrete approfondire l’argomento contattatemi.

 

Giovanni Batisti



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