Lunedì 21 agosto 2017  19:42
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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LE NUVOLE BUZZILLANO
A cura di
Federico Magherini (Dottor Nuvola)
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Mi chiamo Federico Magherini (in arte Dottor Nuvola) e sono uno dei fondatori del progetto di dottori-clown "M’illumino d’immenso”, attivo nei reparti di dialisi, sala prelievi e psichiatria dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri.

Il nostro lavoro di clown in ospedale consiste semplicemente nel prendersi cura con amore di tutti gli altri e nella parola altri sono inclusi anche gli animali, le piante e qualsiasi altra forma di vita sia senziente che non senziente e di mettere tutte queste energie in contatto armonico e amorevole l’una con l’altra per poter così realizzare il concetto profondo di “Cura”.

L’intento della rubrica è far vedere le cose da un punto di vista più “clown”. Per contatti dottornuvola@alice.it. Il sito dell’associazione è www.clowncare.it.

LE NUVOLE BUZZILLANO
21.08.2017
"La beneficenza va fatta ma non raccontata? Io non sono per nulla d'accordo..."
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Nel mio articolo di questa settimana desidero trattare un tema “spinoso” o per lo meno particolare, ossia il credo comune che la beneficenza vada fatta ma non raccontata, ecco, io ho riflettuto a lungo su questa cosa e mi trovo in disaccordo su questa affermazione, secondo me la beneficenza va fatta e va anche raccontata, addirittura pubblicizzata per far sì che altre persone possano nutrire il desiderio di farla a loro volta.

 

Tendiamo ad avere paura a raccontarla perché pensiamo sia come vantarsene (a parte che vantarsi di fare cose buone non è una gran colpa onestamente) o che sia un modo per far sapere a tutti che noi siamo buoni, che ci preoccupiamo degli altri e che lo dobbiamo dimostrare o addirittura ostentare, ma in realtà ci sono molti modi di fare le cose e anche molti modi di raccontarle e di condividerle.

 

Vantarsene è uno di questi modi ma c’è anche il rendere partecipi gli altri, il voler stimolare cose positive nelle altre persone, il voler raccontare che si può fare senza avere grossi capitali.

 

Lo spirito di offrire non ha nulla che vedere col fatto di essere ricchi, è proprio un modo di vivere, di concepire la vita e gli altri, comprendere che siamo un tutt’uno e non siamo slegati gli uni dagli altri ed infatti si può essere ricchissimi e non donare mai niente ed essere poveri e donare qualcosa ogni giorno.

 

Dobbiamo dire inoltre che donare fa bene anche a noi, per svariati motivi, il primo è sicuramente la soddisfazione di poter essere presente nella vita degli altri e poterli sostenere, il secondo motivo è che se questa cosa si diffonde se un giorno capiterà mai a noi di averne bisogno sarà più facile che qualcuno ci aiuti ed infine è bello sapere di contribuire, ognuno a suo modo e con le sue possibilità, a rendere questo mondo un luogo migliore dove i nostri figli e le generazioni future potranno vivere.

 

E’ come quando leggiamo che la gente se ne frega di chi soffre o non interviene in situazioni in cui qualcuno è in pericolo e questo ci provoca sofferenza a nostra volta, ci dà un senso di insicurezza e disagio e pensiamo che se capiterà a noi sarà difficile farsi aiutare.

 

Raccontare invece cose belle e altruistiche stabilisce la reazione inversa, aumenta la fiducia negli altri, la felicità di vivere e ci regala la sensazione che non siamo soli al mondo e che se avremmo bisogno ci sarà qualcuno che si occuperà con amore di noi.

 

Per questo dico che la beneficenza e le buone azioni andrebbero raccontate di più, è assurdo avere gli organi di informazione e i social pieni di disgrazie e di brutte notizie e totalmente privi di quelle buone, sembra quasi un piano studiato a tavolino per infondere sfiducia, tristezza e noncuranza nelle persone che ci stanno intorno, e sta funzionando perché siamo molto più diffidenti e chi si fida a prescindere è chiamato superficiale o addirittura stupido e facilone.

 

Con questo non voglio dire che dobbiamo fidarci di tutti a prescindere ma nemmeno di nessuno a prescindere, una giusta via di mezzo sarebbe utile a tutti, ossia prima di fidarsi ciecamente informarsi un poco magari, ma non dire subito non mi fido e non arrivare neanche all’azione di informarsi e di valutare se possiamo essere utili o meno.

 

Sogno un mondo dove la gente sia più disponibile al dialogo, al confronto e all’altro in generale.

 

Tutti noi diciamo spesso “Prima era meglio” ma non ci rendiamo conto che quel prima non esiste, siamo noi che stabiliamo e costruiamo il mondo dove viviamo con le nostre azioni quotidiane, non è che il mondo è in qualche maniera a prescindere da cosa facciamo noi, se tutti migliorassimo tutti su questo aspetto potremmo tornare a fidarci di più.

 

Prima avevamo un dialogo maggiore con gli altri e quindi un maggior confronto, oggi con tutti i mezzi elettronici non ci guardiamo più negli occhi, non ci stringiamo più le mani e non parliamo più a voce, e questo crea velocemente un degrado dei rapporti umani ma sta a noi ristabilire le giuste dimensioni e le giuste azioni.

 

Sta a noi parlare con gli altri quando li incontriamo, dire buongiorno a tutti quando entriamo in un bar a prendere un caffè, e se noi siamo quelli nel bar e qualcuno entra dicendo buongiorno possiamo rispondere, di solito risponde solo il barista e perché deve farlo.

 

Da domani, per favore, parlate con gli altri, aiutate qualcuno sia economicamente che praticamente e vedrete che la vostra vita se ne gioverà, migliorerà e sarà più felice, gioiosa e in armonia con tutto, anche con la natura, ma per farlo e soprattutto per sentirlo dovete provare a farlo fisicamente e stabilire questa connessione nella vostra vita giorno dopo giorno.

 

Fate beneficenza, azioni belle, preoccupatevi degli altri e appena ne avete l’occasione raccontatelo, condividetelo e coinvolgete gli altri in questo modo di fare.

 

Tutti insieme abbiamo la possibilità di ristabilire le giuste priorità nel mondo partendo dalle nostre vite personali.

 

E allora buon lavoro a tutti.

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