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GIORNALISTI A SCUOLA
In collaborazione con
I.S.I.S. "Gobetti-Volta"
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Un laboratorio di giornalismo che ormai va avanti da oltre due anni, grazie alla splendida collaborazione degli insegnanti e della dirigenza dell'Istituto Statale di Istruzione Superiore "Gobetti-Volta" di Bagno a Ripoli.

Il Gazzettino del Chianti ha deciso quindi di dare una organicità a questa collaborazione creando questo apposito spazio in cui troveranno spazio tutti gli articoli scritti dagli studenti e dalle studentesse di quella che è l'unica scuola superiore presente nel nostro territorio.

Scriveranno anche di questo, del territorio in cui vivono e dal quale tutti i giorni "partono" per andare a scuola. Ma anche della scuola stessa, di quello che vi accade.

Articoli scritti da ragazzi dalla prima alla quinta superiore, seguiti dalla nostra redazione ma lasciati liberi nella scelta degli argomenti. Anche di sbagliare. In un piccolo-grande laboratorio di giornalismo aperto e plurale. Buona lettura!

GIORNALISTI A SCUOLA
31.03.2017
Gli "Anni di Piombo" e i loro protagonisti: incontro emozionante al Gobetti-Volta
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Mercoledì 29 marzo, scuola superiore Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli: i ragazzi di tre classi (5AFM, 5ELS, 5ALS) hanno partecipato a un incontro straordinario e irripetibile.

 

Era il terzo dei quattro appuntamenti con la realtà della Giustizia Riparativa, un modello ripreso dal Sudafrica dell'apartheid, che cerca di sanare le ferite dell'anima attraverso un percorso che ha coinvolto, dal 2007 a oggi, diversi ex appartenenti alla lotta armata che hanno incontrato i famigliari delle vittime di quegli anni così bui per la storia del nostro Paese, gli "Anni di Piombo".

 

Tutto questo in Italia è stato reso possibile grazie all’aiuto di tre mediatori, Adolfo Ceretti, Claudia Mazzuccato e Guido Bertagna, coautori de "Il libro dell’incontro", che hanno favorito non lo scontro tra “buoni e cattivi, vittime e carnefici”, ma appunto l’incontro.

 

Tra i nomi più famosi Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1978 a Roma, Manlio Milani, che ha perso la moglie nell’attentato di piazza della Loggia il 28 maggio 1974 a Brescia, e Franco Bonisoli un ex brigatista rosso che partecipò all’agguato di via Fani.

 

Gli ultimi due erano presenti all’incontro con i ragazzi avvenuto nella mattinata dalle 9.15 alle 11.30, mentre con la Moro è stato tentato un collegamento skype, purtroppo non andato a buon fine.

 

Le tre classi hanno potuto toccare con mano, da due punti di vista completamente opposti, quello di Milani e a seguire quello di Bonisoli, cosa significava essere ragazzi degli "Anni di Piombo", cosa voleva dire vivere nella società di fine anni sessanta fino ai primi anni ottanta che sono stati segnati da uno scontro politico che si è tradotto in violenze di piazza, lotta armata e terrorismo.

 

Le prime parole a toccare i ragazzi sono state quelle di Manlio, che ha fatto vivere il clima del tragico giorno di piazza della Loggia attraverso un video con immagini e suoni reali che gli hanno strappato una delle persone più importanti della sua vita, ma che da quel giorno lo hanno indirizzato verso un cammino, lungo, doloroso e non certo facile.

 

Un cammino alla scoperta dell’umanità che lo ha portato a capire che i mostri che hanno segnato nel profondo la sua vita e la storia dell’Italia sono anche persone; alcuni sono persone che sono cambiate e l’esempio concreto sotto gli occhi dei presenti è stato Franco Bonisoli.

 

Franco ha parlato con non poche difficoltà tra lacrime trattenute, emozioni e tremori davanti ai ragazzi quasi increduli, davanti a quei giovani che hanno ora la stessa età di quando lui ha fatto la scelta di affiliarsi alle BR per inseguire con tutto se stesso un’ ideologia sbagliata che lo ha portato a compiere attentati e a scontare una pena di quasi 23 anni in carcere.

 

Tutto questo ha determinato anche in lui un percorso di conoscenza dell’umanità, nella comprensione degli orrori che aveva compiuto e che lo ha indirizzato sulla strada del cambiamento.

 

La sua storia ha dell’incredibile: dopo aver ricevuto quattro ergastoli, dopo aver girato le più diverse carceri d’Italia, dopo aver fatto di tutto per tentare di scappare, dopo non essersi difeso in tribunale,  ha conosciuto il cappellano del carcere che lo ha salvato dallo sciopero della fame intrapreso per liberarsi dalla scelta di vita che lo aveva tradito, da quella vita vissuta fino a quel giorno nel buio e nel male.

 

Nel frattempo in Italia è cambiata la legge sul carcere duro e per buona condotta il Bonisoli è tornato alla libertà, si è rifatto una vita e da sei anni conosce la figlia di Moro che davanti ai ragazzi gli ha risposto al telefono chiamandolo... "caro”.

 

Una mattinata diversa, incredibile, una mattinata assurda nella sua concretezza, che ha lasciato nei ragazzi un segno forte e provocato reazioni contrastanti: da un lato c’è chi ha mantenuto una posizione diffidente, o comunque rigida, dall’altro chi  ha compreso che le persone, anche quelle peggiori a volte cambiano, ma che certo ha unito tutti nella consapevolezza di aver fatto parte di un qualcosa che non capita spesso nel mondo nella scuola e nel cammino delle proprie vite.

 

Trovarsi davanti agli occhi un ex brigatista e un uomo innocente che si mettono un braccio sulla spalla a vicenda e si commuovono nel ricordare una parte passata di vita che è fondamentale per il loro e per il nostro presente, per far almeno conoscere una parte di storia vissuta a chi non vuol comprendere la storia di vite nuove.

 

Articolo di: Valentina Pieranti

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