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A cura di
Tommaso Ciulli
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Psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi della Toscana. Mi occupo di sostegno e counseling psicologico, gestione dello stress e sviluppo dell’assertività.

Ricevo a San Casciano e Firenze. Socio Corrispondente della Società di Terapia Comportamentale e Cognitiva. Ricercatore presso la Scuola Cognitiva di Firenze.

Per info o domande: drtommasociulli@gmail.com o www.tommasociulli.com.

CONSAPEVOLMENTE
23.10.2017
Le emozioni: cosa ne sappiamo? Se ne parla a San Casciano
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Quando si parla di emozioni siamo pervasi da mille scenari e idee riguardanti questo argomento.

 

Ma cosa sappiamo oggi sulle emozioni? Cosa ci dicono le ultime ricerche? Perché per l’essere umano le emozioni sono allo stesso tempo fonte di incredibile sofferenza e di piacere?

 

Questo è il primo di molti articoli che usciranno via via quasi in concomitanza di alcuni seminari che si terranno presso la biblioteca di San Casciano.

 

Nell’arco della storia moltissimi studiosi tra filosofi, psicologi e neuroscienziati hanno provato a capire l’origine di queste forze che a volte sembrano incontrollabili e come qualcosa al di fuori di noi.

 

Per Platone erano qualcosa in forte contrasto con la ragione, qualcosa da controllare e che solamente con la vittoria della ragione si poteva raggiungere la salute mentale poiché le emozioni erano considerate come una componente pericolosa.

 

Nei secoli sono cambiate, e non di poco, le posizioni e le teoria riguardanti le emozioni. Ad oggi le emozioni sono considerate come reazioni transitorie di aggiustamento che hanno la funzione di riportare l’organismo ad uno stato di equilibrio.

 

Senza di esse, come ha dimostrato Damasio, vivremmo in un limbo decisionale, perderemmo una notevole fonte di informazione e ricchezza su come agire nel mondo; perderemmo anche la spinta nel muoversi e andare verso una direzione o l’altra.

 

Mente e corpo, ragione ed emozioni, sono due facce di una stessa medaglia, senza l’uno, l’altro è privo di qualcosa di molto importante.

 

Ci sono emozioni piacevoli come la gioia e la felicità, ed altre emozioni spiacevoli come la tristezza, la rabbia o l’ansia, ma per quanto a volte rincorriamo come scopo quello di non voler sentire certe emozioni, un po’ come fanno i vulcaniani nella serie televisiva Star Trek, ciò è un compito che non fa altro che peggiorare la situazione facendoci perdere una grande opportunità.

 

Da sapere che per il cervello è un’attività molto dispendiosa quella di tenere a bada le emozioni o di nasconderle sotto il tappeto. Può essere una buona strategia per un breve periodo di tempo ma non troppo.

 

Le emozioni di per sé sono attivazioni fisiologiche molto intense e di breve durata, ciò che le mantiene “attive” in certi casi può essere l’impatto dell’evento che ci colpisce, immaginiamo la gioia per la nascita di un figlio o la tristezza per la perdita di una persona cara; in altri casi è la nostra valutazione su di esse. Cosa penso su quell’emozione che sto provando o che ho provato.

 

In alcuni casi è l’attività di rimuginio che mantiene attivo uno stato d’animo per esempio di preoccupazione, una serie di pensieri catastrofici, che si susseguono uno dietro l’altro e che tengono attive emozioni come ansia e paura. “Non ce la farò mai” “Se non consegno il lavoro in tempo sarà una catastrofe”... .

 

Oppure un’attività mentale che potremmo chiamare di ruminazione, ovvero una serie di pensieri collocati nel passato: “potevo fare di più”, “se avessi detto quello che volevo dire sarebbe andata meglio”, che tengono attiva un’emozione di tristezza.

 

Finiamo così per perdere di vista l’informazione che ci suggerisce quell’emozione e finiamo risucchiati in un vortice di pensieri e ripeto pensieri, che non sono dati di fatto o qualcosa di reale, ed ulteriori emozioni dal quale sembra non ci sia uscita.

 

In certi casi siamo convinti che non possiamo “mollare” il controllo e “sentire” cosa stiamo provando perché altrimenti ciò rischierebbe di sommergerci. In questo caso sono pensieri come “se lascio andare il controllo finirò per essere sopraffatto da ciò che sento” ecc che ci fanno credere che le emozioni siano qualcosa di ingestibile e più grande di noi.

 

Il problema in tutto ciò è che rischiamo di “aumentare” o protrarre nel tempo quello stato d’animo e quell’emozione per paura che non saremmo in grado di affrontarla.

 

Ad oggi sappiamo che le emozioni ed il pensiero (la ragione per qualcuno) sono in realtà due facce della stessa medaglia, potremmo dire due facce dello stesso cervello. Sappiamo che tra le nostre orecchie in realtà abbiamo due sistemi che cercano di elaborare risposte su ciò che ci accade intorno, una parte più antica, chiamata sistema limbico da cui originano le emozioni ed un parte più “nuova” la neocorteccia, nello specifico quella frontale, sede del pensiero, dell’attenzione, della nostra personalità e non solo.

 

Queste due zone molto vicine comunicano costantemente, a volte in concerto a volte una si attiva prima o più dell’altra.

 

Una di queste zone, la parte frontale, è quella zona che usiamo consapevolmente per ragionare su ciò che ci capita intorno e sul cosa fare, formulare pensieri, spostare l’attenzione su alcune cose o su altre, e tutto ciò è appunto quasi totalmente consapevole.

 

L’altra zona invece, quella limbica, ci avverte del “ragionamento” che ha compiuto su ciò che ci accade intorno e come reagire a certi eventi tramite le emozioni, un po’ come la spia della benzina che ci avverte che la benzina sta finendo. Il problema nasce perché a volte ci resta oscuro il “ragionamento” che è stato compiuto, non sempre infatti siamo consapevoli del perché proviamo ciò che proviamo.

 

Tale zona è molto più veloce nel fare questa specie di ragionamento, ci predispone a reagire in tempi molto più brevi ma ci fornisce delle informazioni che potremmo dire grezze ma nel 100% dei casi ciò che segnala è molto utile.

 

Interessante anche che in certi casi è la zona superiore a far scaturire certe emozioni, un pensiero o un ragionamento ad esempio, può portare a farci sentire tristi o allegri.

 

In definitiva, le emozioni sono parte di noi, sono straordinariamente importanti per noi, lo sono state in passato e lo saranno ancora. Il punto è come relazionarsi con ciò che proviamo, poiché dal punto di vista evoluzionistico, è relativamente poco che stiamo ragionando sulle nostre emozioni.

 

Nel prossimo articolo affronteremo l’ansia e la paura.

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