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A cura di
Tommaso Ciulli
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Psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi della Toscana. Mi occupo di sostegno e counseling psicologico, gestione dello stress e sviluppo dell’assertività.

Ricevo a San Casciano e Firenze. Socio Corrispondente della Società di Terapia Comportamentale e Cognitiva. Ricercatore presso la Scuola Cognitiva di Firenze.

Per info o domande: drtommasociulli@gmail.com o www.tommasociulli.com.

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23.05.2017
Il comportamento degli uomini: le tre fasi della violenza sulle donne
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Nello scorso articolo è stata introdotta la tematica della violenza di genere e come anticipato, verranno affrontate alcune delle motivazioni per cui denunciare certe violenze può essere molto complesso, più di quanto si possa immaginare.

 

# ARTICOLO / Violenza sulle donne: cos'è? Come nasce? Può accadere a chiunque?

 

Molto spesso si pensa che tutto ciò dipenda da problematiche psicologiche della donna quali: bassa autostima, dipendenza affettiva, debolezza e fragilità psicologica.

 

Quando si pensa a tali fenomeni la nostra immaginazione ci fa pensare che se fossimo noi al posto della donna sapremmo cosa fare, reagiremmo e in poco tempo saremmo fuori da tali dinamiche.

 

Premesso che il comprendere appieno le vite ed il comportamento degli altri è materia alquanto difficile, alcune informazioni ci possono venire incontro per aiutarci a capire le difficoltà di chi si ritrova a vivere certe esperienze.

 

Prima di tutto sono situazioni che si sviluppano piano piano non di punto in bianco ed esistono meccanismi molto impliciti e difficili da scorgere almeno fin quando non esplode l’atto di violenza, ciò che siamo in grado di vedere, che è in realtà solo la punta dell’iceberg.

 

A volte si pensa che l’uomo violento sia qualcuno che riusciremmo a identificare bene se lo incontrassimo per strada. Le ricerche ci dicono che generalmente sono persone che possono avere buone qualità, essere gentili, stimati, cordiali e simpatici in particolar modo all’inizio del rapporto e al di fuori del contesto familiare.

 

Dato che un comportamento violento può scaturire anche dopo diverso tempo dall’inizio del rapporto e che al di fuori della coppia l’uomo mostra caratteristiche positive, la donna può pensare di essere lei la causa di certe reazioni del partner.

 

Questa doppia modalità dell’uomo, che ripeto, emerge piano piano, è una delle cause per cui non si riconosce la violenza per quella che è ma si tende a minimizzarla, e quindi, la decisione di interrompere la relazione viene rimandata.

 

Non sempre gli atti di violenza sono continui, spesso sono di tipo intermittente e questo spinge alcune donne a giustificare gli agiti del partner in quanto convinte che sia un aspetto passeggero, dovuto allo stress o a qualche motivazione rintracciabile nei vissuti familiari del compagno.

 

In alcuni casi si origina quello che viene definito “ciclo della violenza”, un ciclo suddiviso di tre fasi.

 

Nella prima fase si assiste ad una situazione di forte tensione con comportamenti ostili, cambi di umore e atteggiamenti scontrosi e maltrattamento verbale da parte dell’uomo. In questa fase la donna cerca di controllare lo stato di tensione andando incontro alle esigenze del partner per cercare di calmarlo e controllarne la rabbia. In questa situazione il partner può apprendere che la violenza può essere un modo per ottenere ciò che vuole.

 

Nella fase successiva, vi è l’esplosione di rabbia e violenza vera e propria.

 

Nell’ultima fase, vi è un momento di calma in cui l’uomo chiede perdono promettendo che certe situazione non accadranno mai più. Vi possono essere comportamenti di forte affetto e attenzione nei confronti della donna.

 

In quel momento l’uomo attribuisce la responsabilità degli episodi violenti allo stress, al lavoro e altre difficoltà di vario tipo, cause sempre di tipo esterno.

 

Generalmente, dopo poco tempo il ciclo riparte dal momento di tensione e poi con successivi manifestazioni di rabbia e violenza che tendono ad essere via via sempre più violenti rispetto al ciclo precedente.

 

Come detto all’inizio non bisogna pensare che tali situazioni si creino dal giorno alla notte, sono circoli viziosi a volte lenti e non chiaramente identificabili se non fino al momento della violenza esplicita.

 

Altro punto da considerare è che spesso ci possono essere gravi problematiche economiche o logistiche che rendono la separazione dal partner molto difficile.

 

Infine, ci sono varie e forti emozioni che emergono da certe dinamiche che non facilitano la presa di decisione verso la separazione come ad esempio il forte senso di colpa indotto dall’uomo fino ad arrivare all’autocolpevolizzazione. In determinati casi vi è una forte vergogna nel chiedere aiuto per paura di uno stigma sociale da parte di amici, vicini o parenti.

 

Una delle emozioni maggiormente presenti è la paura, paura che le istituzioni o la polizia in realtà non possono fare molto nonostante una denuncia e che tale gesto possa mettere in pericolo la propria vita. Paura su cui spesso il partner trae molta forza minacciando la donna che in caso di denuncia o allontanamento farà di tutto per fargliela pagare.  

 

In alcuni casi la donna può essere preoccupata che una separazione dal partner possa comportare forte stress emotivo nei figli e quindi preferisce restare con il compagno cercando di nascondere il più possibile le conseguenze delle violenze subite.

 

In questi casi, anche se la violenza è diretta principalmente verso la donna, tale fenomeno ha un impatto anche sui figli che si rendono conto del clima di tensione, paura e rabbia presente in casa.

 

Tale clima può avere conseguenze psicologiche anche gravi e con effetti a lungo termine come spiegherò nel prossimo articolo.

 

Se in qualche modo vi siete riconosciute/i in questo articolo o conoscete persone che in qualche modo sono soggette a queste violenze, per quanto difficile, per quanto si creda che le cose possano migliorare da sole, denunciate e/o chiedete aiuto a persone di fiducia. Un utile e affidabile fonte può essere questo sito www.artemisiacentroantiviolenza.it.

 

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