Giovedě 19 gennaio 2017  15:58
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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L'EDITORIALE
A cura di
Matteo Pucci
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Amo il mestiere di giornalista, raccontare le storie delle persone, entrare in contatto con realtà che, se la mia vita lavorativa fosse stata diversa, non avrei mai conosciuto. C'è bisogno di rispetto, empatia, curiosità: ormai lo faccio da tanti anni. Ho iniziato come tanti, scrivendo di sport, seguendo le partite dal calcio locale. Poi in questi anni ho lavorato nella carta stampata, sempre nel Chianti. Territorio che penso di conoscere palmo a palmo, strada per strada (anche se poi, ogni giorno, scopro sempre qualcosa di nuovo...). Ho deciso di credere fermamente nel progetto de Il Gazzettino del Chianti perché penso che il futuro dell'informazione passi in gran parte dal web: per le modalità di fruizione, per i costi insostenibili della carta. Sto scoprendo un mondo affascinante, in cui la contemporaneità della notizia deve sempre andare di pari passo con l'accuratezza. Se volete contattarmi, sottopormi quesiti, criticarmi, scrivete a m.pucci@gazzettinodelchianti.it. Vi risponderò da questa pagina.

L'EDITORIALE
22.12.2016
Il ruolo istituzionale del sindaco: due battute a vuoto di quello di Impruneta
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Queste righe che ho deciso di scrivere non rappresentano un "atto di accusa" nei confronti del sindaco di Impruneta Alessio Calamandrei, né tanto meno una valutazione sul suo operato amministrativo.

 

Sono invece le riflessioni su quello che è il ruolo istituzionale di un primo cittadino. Del sindaco Calamandrei, come dei suoi colleghi, come di tutti quei sindaci che ho visto alternarsi nei comuni chiantigiani in ormai oltre 15 anni di professione.

 

Non è neanche un intervento "a gamba tesa" nei suoi confronti, visto che con correttezza e trasparenza gli ho espresso di persona queste perplessità.

 

Perplessità che, dirigendo un giornale che racconta ogni giorno le comunità chiantigiane, mi sono venute nelle ultime settimane assistendo in serie a due eventi che, secondo me, non avrebbero in nessun modo dovuto verificarsi così come invece si sono verificati.

 

Il primo è stata l'assenza del sindaco Calamandrei alla manifestazione contro la violenza sulle donne andata in scena a fine novembre nella sala consiliare del palazzo comunale. Che va contestualizzata.

 

Erano i giorni nei quali avevamo dato conto della denuncia di una donna peruviana in merito a un'aggressione subita a Tavarnuzze (caso sul quale adesso sarà la Magistratura a fare il suo pecorso): con il risultato di 30 giorni di prognosi, il viso tumefatto e un braccio rotto.

 

A quella manifestazione lo stesso sindaco aveva invitato a partecipare, con tanto di post pubblico su Facebook, la comunità peruviana. Che aveva raccolto l'invito venendo a Impruneta, portando con sé anche la donna ferita.

 

Il non presentarsi neanche per un saluto, il non aver neppure delegato l'assessore Lillian Kraft a portare i suoi saluti alle donne presenti (visto anche il caso particolare contingente), l'ho considerata, oltre che una caduta di stile, anche una mancanza di rispetto verso il suo ruolo istituzionale.

 

Il secondo caso che mi ha dato da pensare è più recente, e riguarda lo sfratto di mercoledì 21 dicembre a Tavarnuzze. Con l'ormai famoso caso di Rosetta (morta a poche ore dal poter rientrare in possesso di casa sua) e Lucia, fuori dalla loro abitazione per mesi a causa della occupazione da parte della ex badante, arrivato alla conclusione.

 

La mancata presenza del sindaco, che pure nei mesi precedenti aveva partecipato a manifestazioni pubbliche, compresa la fiaccolata, come primo rappresentante della comunità imprunetina, anche a tutela dell'ordine pubblico, di tutti i cittadini (ex badante, figlia e minore compresi), è stata un'altra mancanza.

 

Ci sono momenti, e quello era uno di questi, in cui serve un ruolo fermo, silenzioso, una presenza discreta e rassicurante. Senza prendere le parti di nessuno. Anzi sì: prendendo le parti della comunità che si rappresenta. E tutelando anche un ordine pubblico che, con tanto di presidio di cittadini annunciato, si poteva complicare all'improvviso.

 

Anche qui è stato delegato l'assessore Kraft. Anche qui, secondo me, il sindaco avrebbe dovuto esserci.

 

Io penso che quando si è sindaci si debba sentire un profondo obbligo morale e istituzionale nei confronti della comunità che si rappresenta. E non dubito che il sindaco Calamandrei lo senta. Lo ha dimostrato molte occasioni.

 

Ma in questi due casi, esemplificativi, sempre a mio modesto avviso, questo obbligo si è perso per strada. E va recuperato presto e bene: perché non parliamo di un programma di mandato o di un giudizio sul suo operato. Ma del modo in cui si rappresentano tutti i cittadini.

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