Giovedě 23 febbraio 2017  8:02
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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L'EDITORIALE
A cura di
Matteo Pucci
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Amo il mestiere di giornalista, raccontare le storie delle persone, entrare in contatto con realtà che, se la mia vita lavorativa fosse stata diversa, non avrei mai conosciuto. C'è bisogno di rispetto, empatia, curiosità: ormai lo faccio da tanti anni. Ho iniziato come tanti, scrivendo di sport, seguendo le partite dal calcio locale. Poi in questi anni ho lavorato nella carta stampata, sempre nel Chianti. Territorio che penso di conoscere palmo a palmo, strada per strada (anche se poi, ogni giorno, scopro sempre qualcosa di nuovo...). Ho deciso di credere fermamente nel progetto de Il Gazzettino del Chianti perché penso che il futuro dell'informazione passi in gran parte dal web: per le modalità di fruizione, per i costi insostenibili della carta. Sto scoprendo un mondo affascinante, in cui la contemporaneità della notizia deve sempre andare di pari passo con l'accuratezza. Se volete contattarmi, sottopormi quesiti, criticarmi, scrivete a m.pucci@gazzettinodelchianti.it. Vi risponderò da questa pagina.

L'EDITORIALE
15.02.2017
Ciao Giuliano, da tre anni non ci vediamo. Ma per me ci sei sempre
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Ciao Giuliano. Sono già passati tre anni da quel 15 febbraio, quando il tuo cuore ha deciso di portarti verso altri luoghi. Magari, chissà, alla scoperta di nuove forme e nuovi colori.

 

Lo hai seguito il tuo cuore, come hai fatto sempre. Ti scrivo perché così mi sembra quasi di fare due chiacchiere su questi anni senza di te, senza il tuo sorriso, senza la tua tenerezza. Magari davanti al caminetto di casa tua, in quella campagna piena di luce e profumi.

 

Lo sai, non sono abituato al disfattismo, tuttaltro. Siamo persone ottimiste noi, che guardano al futuro con speranza e non con paura. Quando parlavamo non erano certo discorsi negativi o pessimisti.

 

Con te poi, con il Giuliano Ghelli che ho conosciuto e adorato, era impossibile: si passava sopra alle miserie umane, si sognava ad occhi aperti, la tua voce era una sorta di ninna nanna piena di luce.

 

Ti devo però dire che il mondo in questi ultimi tre anni ha preso strade davvero poco luminose: terrorismo, violenza, ingiustizie, ... . Potremmo stare qui ore ma, come ho detto, con te no.

 

Con te voglio parlare della bellezza di questa mattina, piena di sole. Ho vestito la bimba e i nonni l'hanno portata all'asilo. Si chiama Alice, e il tuo mondo delle meraviglie la accompagna sempre, tutti i giorni. E' intorno a lei, in casa, che le sorride.

 

Mi sarebbe piaciuto tanto vedervi incontrare, sarebbe stato un incontro fra pari, fra due fanciulli che guardano il mondo con occhi aperti, curiosi, voraci.

 

Torni spesso nei nostri pensieri e nei nostri discorsi, non te ne sei mai andato. Mai. Ho in mente tutto, tutto. La tua generosità semplice, naturale, candida come i tuoi capelli.

 

Ti vedo su quella scala mentre dipingi i pesci delle tue migrazioni come messaggio di buon auspicio. Ti vedo nelle sale del Castello di Bibbione per una mostra fotografica allestita insieme a Sandra, come sempre donna speciale.

 

Mi sarebbe piaciuto tanto confrontarmi ancora con te sulle cose di questo mondo. Mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne pensi del contatto fra persone in tempi di social network, di egoismi, cattiverie spesso gratuite. Del virtuale che distorce e trasforma.

 

Avresti dato, con le tue parole, con quella voce dolce e calda, una pennellata di colore che avrebbe travolto tutto.

 

Sei stato uomo vero. Dolce, geniale, legato a doppio filo a questo territorio che, da percorsi diversi, amiamo entrambi alla follia.

 

Ciao Giuliano, anche oggi, come tutti i giorni da quel 10 novembre 2012, lavoreremo con gioia e orgoglio a questo giornale. Che, come tutti i giorni, è accompagnato lungo la sua strada da quel tuo disegno che per noi vuol dire tantissimo. Tutto.

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