Giovedě 21 settembre 2017  19:52
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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L'EDITORIALE
A cura di
Matteo Pucci
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Amo il mestiere di giornalista, raccontare le storie delle persone, entrare in contatto con realtà che, se la mia vita lavorativa fosse stata diversa, non avrei mai conosciuto. C'è bisogno di rispetto, empatia, curiosità: ormai lo faccio da tanti anni. Ho iniziato come tanti, scrivendo di sport, seguendo le partite dal calcio locale. Poi in questi anni ho lavorato nella carta stampata, sempre nel Chianti. Territorio che penso di conoscere palmo a palmo, strada per strada (anche se poi, ogni giorno, scopro sempre qualcosa di nuovo...). Ho deciso di credere fermamente nel progetto de Il Gazzettino del Chianti perché penso che il futuro dell'informazione passi in gran parte dal web: per le modalità di fruizione, per i costi insostenibili della carta. Sto scoprendo un mondo affascinante, in cui la contemporaneità della notizia deve sempre andare di pari passo con l'accuratezza. Se volete contattarmi, sottopormi quesiti, criticarmi, scrivete a m.pucci@gazzettinodelchianti.it. Vi risponderò da questa pagina.

L'EDITORIALE
2.09.2017
E mi ritrovo in giardino, scalzo, a vedere (e sentire) la pioggia che scende
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Sono le 23 di sabato 2 settembre. Sono a piedi nudi, fuori, in giardino. L'aria è fresca, e sembra incredibile dopo questa estate che sembrava non finire più.

 

Ma soprattutto piove. Magari smetterà fra qualche minuto. Ma piove da un'oretta. Prima piano piano, impercettibilmente. Come se il cielo volesse farci capire che qui a comandare non siamo noi. E' lui.

 

Poi un pochino più forte, nulla di trascendentale, ce ne vorrebbero migliaia di ore così per fare pari con mesi di arsura, siccità piena. Nella nostra Toscana, nel nostro Chianti arso come non mai. Da domani mattina saremo di nuovo con gli occhi al cielo.

 

Ma piove. La senti la pioggia. L'odore, il rumore sulle foglie. La forza di gravità che si fa acqua.

 

Ed è una pioggia buona. Non è una di quelle bombe d'acqua che travolgono, sradicano, intasano. Danneggiano. Sono piccole punte di acqua che carezzano la terra.

 

A me la mancanza di acqua da sempre crea una angoscia profonda. Un qualcosa di sordo, in fondo alla stomaco.

 

Sarà perché da ragazzo, in via Salvador Allende, sotto al campo sportivo di San Casciano, al terzo piano del mio condominio, senza autoclave, senza collegamento al lago di Bilancino, eravamo costantemente con secchi e pentole pronti a catturare l'acqua in quei momenti in cui sostituiva l'aria nei rubinetti.

 

Sarà perché vivo in campagna. E la guardo la campagna. La annuso. La vedo soffrire. Nella terra, nelle vigne, negli olivi che in primavera avevano una "mignola" meravigliosa e adesso hanno olive secche e nodose.

 

In quelle vigne che dovranno essere vendemmiate con settimane di anticipo. Prese d'assalto da caprioli e cinghiali travolti dalla sete. Con quei grappoli bruciati, con una produzione che scenderà fino a punte di quasi della metà.

 

In quei letti dei nostri fiumi e torrenti diventati delle pietraie. Con qualche pozza maleodorante in cui pochi pesci cercano di sopravvivere.

 

I nostri lettori (giustamente) ci tartassano con tantissime segnalazioni: di mancanza di acqua dai rubinetti, di perdite che fanno digrignare i denti dalla rabbia. Hanno ragione: ma stasera ho voglia di pensare solo all'intima gioia di questa pioggia.

 

Nei giorni scorsi a Campoli, piccolo borgo di casa vicino a Mercatale, hanno scoperto il crocifisso come si faceva una volta, per chiedere la benedizione dell'acqua.

 

C'era anche tanta gente a seguire la cerimonia. Lo hanno tenuto scoperto meno dei tre giorni canonici imposti dalla tradizione. Si sa, i tempi cambiano. Ma forse anche quello è stato un piccolo segnale.

 

La mattina di venerdì 1 settembre eravamo tutti in attesa del passaggio del ciclone Poppea. E diciamocelo, anche questa storia di dare i nomi al caldo e alla pioggia a me sinceramente fa parecchio ridere. Sembra di voler fare come gli americani che chiamano per nome gli uragani.

 

Mi sono svegliato quasi apposta. E... niente. E' stato come andare a vedere il film che aspetti da mesi e si fulmina lo schermo del cinema.

 

Fuori sta ancora piovendo, forse fra poco smetterà. Ma è lo stesso bellissimo.

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