Marted́ 30 maggio 2017  7:20
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
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A cura di
Enrico Zoi
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Fiorentino del 1959, mi divido tra famiglia, cinema, teatro, giornalismo, musica e poesia.

Mi sono laureato in Lettere con una tesi sul '500 e sono autore di vari libri, fra cui due sillogi poetiche: "Perle perline giù per la scarpata" (1985) e "L'angelico lombrico"'(2011).

Sono l'addetto stampa del Comune di Bagno a Ripoli e ho pubblicato migliaia di articoli, recensioni e interviste su testate locali, nazionali ed estere.

Ho visto oltre 5.000 film e, con Philippe Chellini, sono il biografo cinematografico di Alessandro Benvenuti.

Nel 2011 ho partecipato al volume "Scritti ripolesi. Dieci autori per Bagno a Ripoli" con il saggio "Le colline hanno gli occhi (del cinema)".

Tifoso della Fiorentina, nel 2012 ho dedicato un libro alla mia squadra del cuore: "Firmamento viola". Twitter: @EnricoZoi.

CHIANTIMOVIE
4.10.2016
Il Principe delle Volpi: cartoline dal Chianti e dall'Italia
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Henry King, regista (e attore) statunitense con sangue irlandese, dalla filmografia sconfinata (ben 117 titoli diretti fra 1915 e 1962 e 116 interpretazioni fra 1913 e 1925!), gira “Il principe delle volpi (Prince of Foxes”) nel 1949, riducendo per il grande schermo, insieme al newyorkese Milton Krims, l'omonimo romanzo del 1947 del connazionale Samuel Shellabarger.

 

Il protagonista è Andrea Orsini (l'allora splendido trentacinquenne Tyrone Power), che prima segue e poi abbandona le trame di Cesare Borgia, suo padrone e generale, interpretato dal mostro sacro Orson Welles, il quale viene scritturato per questo film con un compenso per l'epoca decisamente molto alto (100.000 dollari) durante una delle molte pause del set del suo “Otello” (che poi esce nelle sale nel 1951).

 

Andrea rinnega il condottiero di Subiaco per amore della bella Camilla Verano (Wanda Hendrix).

 

Tra guerre, tradimenti e rocamboleschi colpi di scena, il lieto fine conclude l'avventurosa storia raccontata con un notevole bianco e nero da Leon Shamroy, che per “Il Principe delle Volpi” riceve la nomination all'Oscar. Tra gli interpreti anche Marina Berti, Everett Sloane e Katina Paxinou.

 

King, nella buona e professionale fattura complessiva del film, ci propone una serie di cartoline dal Chianti e dall'Italia.

 

E lo fa intenzionalmente, come rivela la singolare avvertenza posta all'inizio della pellicola: “This motion picture was produced in Italy. All scenes, both exterior and interior, were photographed wherever possible in the actual historic locale associated with the story” (“Questo film è stato realizzato in Italia. Tutte le scene, esterni ed interni, sono girate, laddove possibile, nelle località storiche attuali legate alla vicenda narrata”).

 

Venendo concretamente alle locations e partendo dalla Toscana e dal Chianti, le immagini del “Principe delle Volpi” ci portano a Siena (Sala del Mappamondo e Cappella del Palazzo Pubblico), a San Gimignano (Piazza del Duomo), a Monteriggioni (il pozzo di Piazza Roma e la stalla di Via I Maggio, la stessa di “Una cavalla tutta nuda”, del 1972), e poi a San Marino (Torre Cesta), al Castello di Gradara (Pesaro-Urbino), lungo il canale Mortacino a Terracina (Latina), a Venezia (Piazza San Marco in lontananza e Fondamenta de l'Anzolo) e a Roma (Basilica di Santa Francesca Romana, situata nell'omonima piazza), mentre la Ferrara del Cinquecento di King è una ricostruzione di Cinecittà.

 

Perché il cinema, come sempre, vive tra realtà e finzione...

 

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