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lunedì 18 Ottobre 2021
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    Vino choc, blitz alle Cantine Coli: la reazione del Consorzio Vino Chianti Classico

    Il dg Giuseppe Liberatore: "Aspettiamo la fine delle indagini, poi ci muoveremo. Confortanti le parole del pm"

    SAMBUCA (TAVARNELLE) – I lampeggianti della polizia, della guardia di finanza, le auto della Forestale, hanno squarciato le nubi nella mattinata di giovedì 13 ottobre alla Sambuca.

     

    L'eco delle perquisizioni e degli arresti alle Cantine Coli non ha faticato ad arrivare dritto nella sede del Consorzio Vino Chianti Classico, in via Sangallo alla Sambuca, a un tiro di schioppo dalle Cantine stesse.

     

    E' il direttore generale Giuseppe Liberatore a voler chiarire alcuni punti della questione, visto che su casi del genere il rischio "contagio", soprattutto in termimi di immagine, è pericolosissimo.

     

    "La prima cosa che vorrei sottolineare – esordisce Liberatore – è che non ci sono dubbi che la questione sia grave. Come Consorzio aspettiamo l'esito delle indagini, per capire a cosa porteranno in merito all'azienda. Poi ci esprimeremo nel merito e faremo i nostri passi".

     

    Liberatore però tiene anche a dire che "le dichiarazioni del procuratore Antonio Sangermano sono confortanti, visto che dice che il 99,9% delle aziende del Chianti non è toccato da questa inchiesta. E' un aspetto molto importante, perché significa che chi ha fatto le indagini dice che il nostro sistema è sano".

     

    Poi rivendica il ruolo avtuo dal Consorzio in questi mesi, ovvero da quando (era il maggio scorso) questo percordo di indagini ha preso avvio con la prima raffica di perquisizioni.

     

    "Fin da subito lanciammo una sorta di allarme e di avviso alle nostre aziende – spiega Liberatore – con una lettera che inviammo il 23 giugno. Vi ribadivamo l'assoluta avversione in merito agli usi illegali della manodopera agricola, a danno dei lavoratori stessi ma anche delle imprese in genere, del comparto che viene inquinato anche come immagine".

     

    "Siamo impegnati ogni giorno sui mercati di tutto il mondo – rimarca il direttore generale – per garantire i livelli di qualità, del prodotto, del territorio e dei livelli occupazionali che in questi decenni siamo riusciti a raggiungere".

     

    "Queste notizie – prosegue Liberatore ricordando quello che era stato scritto alle aziende socie del Consorzio il 23 giugno – mettono a rischio il lavoro di anni, con conseguenze potenzialmente disastrose. Inoltre, l'utilizzo di manodopera illegale introduce anche elementi di concorrenza sleale".

     

    "Avevano scritto anche – conclude Liberatore – e lo abbiamo fatto, che ci saremmo adoperati affinché le pratiche illegittime vengano efficacemete sanzionate. Invitando gli associati all'osservanza delle norme relative ai rapporti di lavoro e a vigiliare sul nostro territorio. Il Chianti Classico non può essere minacciato da situazioni come questa".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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