sabato 31 Ottobre 2020
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    I segreti dei funghi, fra rispetto e educazione: Nicolò Oppicelli, il Piero Angela… dei boschi

    Ligure, piemontese d'adozione, frequenta da tempo anche i boschi di tutta la Toscana. Autore di video divulgativi bellissimi e di guide eccezionali. Qui si racconta al Gazzettino del Chianti

    TOSCANA – I funghi, in particolare nella nostra Toscana, che ha zone vocate dall’estremo nord all’estremo sud (in pratica in tutta la regione) stanno registrando negli ultimi anni una vera e propria “corsa al bosco”.

    Migliaia e migliaia le persone che, a volte anche senza alcuna formazione, si avventurano nella ricerca. In quella che, purtroppo, a tratti è diventata una moda. Una tendenza insomma.

    Con il seguente “rimbalzo” sui canali social, si è andato a creare un circolo vizioso in cui, alla fine, a rimetterci è proprio il bosco. Letteralmente invaso.

    Di questo e molto altro abbiamo parlato con Niccolò Oppicelli, forse il massimo divulgatore a livello nazionale su questo tema così affascinante (questa la sua pagina Facebook).

    Autore di video (in “coda” all’articolo ve ne inseriamo solo alcuni esempi, se volete vederli tutti questo è il suo canale Youtube).

    Che ben conosce ed è ben conosciuto anche da tantissimi fungaioli del nostro territorio e di tutta la nostra regione.

    Nicolò, le dà fastidio se iniziamo definendola… il “Piero Angela” (o Alberto, faccia lei) dei funghi?

    “Si tratta di uno splendido feedback da ricevere.  Essere paragonato al pioniere della divulgazione scientifica in Italia è sicuramente emozionante: devo dire che sin da piccolo sognavo, un giorno, di poter presenziare come ospite a Super Quark parlando di funghi. Chissà…”.

    Competenza, passione, capacità di divulgazione: si ritrova in queste caratteristiche

    “La passione è tutto quello che muove, l’esperienza è ciò che permette, dopo aver per vent’anni speso ogni attimo del mio tempo libero rubato al lavoro o allo studio per andare a funghi, di riuscire a trasformare in semplici tanti aspetti del vasto regno dei funghi, magari anche più complessi. Ma si comincia a piccoli passi: per avvicinare le persone allo studio della micologia, si parte dalle specie più ricercate, come ovoli e porcini”.

    Ci racconta come è nata la sua passione per i funghi? Come ha iniziato? 

    “Sin da quando avevo sei mesi, già nel passeggino papà e mamma mi portavano a “girovagare” nel bosco. Forse non era un marsupio o uno zainetto da neonati, più probabile fosse un cestino in vimini. E da lì, ad appassionarsi ai nomi in latino difficili da imparare (a sei anni già li leggevo, studiati sui mitici manuali di Bruno Cetto) e a disegnare e osservare ogni fungo incontrato, è bastato poco”.

    Come è arrivato poi ad unire a questa passione il lato più professionale?

    “La fortuna è che non si tratta di un lavoro. Tutto ciò che ho fatto con i funghi, è sempre stato per pura passione e non ha mai avuto ritorni economici. Ecco perché ciò risulta semplice, intuitivo e spontaneo: perché dietro c’è solo la voglia di accompagnare le persone verso un approccio rispettoso al bosco ed alla Natura, attraverso l’osservazione dei funghi”.

    Quale oggi il suo rapporto con il bosco e con i funghi?

    “Ogni passeggiata nel bosco aggiunge sempre qualcosa di nuovo, bisogna sapersi fermare ad osservare i dettagli che cambiano. Dai funghi primaverili alle salamandre nelle giornate piovose, dai colori del foliage autunnale, alle forme accattivanti di alcune specie di funghi commestibili e non! Vivo ogni escursione e passeggiata con la curiosità che avevo da bambino, convinto ogni volta di poter imparare, con rispetto estremo del sottobosco, ogni dettaglio che sa regalarci la Natura. Che puntualmente, ogni volta riesce a stupirmi”.

    Gira i boschi di tutta Italia? Viene spesso in Toscana? Quali le zone che ama di più

    “Amo la mia regione, la Liguria, e la mia provincia di adozione, il cuneese, in Piemonte. Ma adoro il turismo in Italia e vorrei riuscire a girare le foreste di tutto il Paese, sia per scopi scientifici, sia per scoprire le tradizioni legate ai funghi in dati territori. In Toscana mi è capitato di visitare le foreste in ogni periodo dell’anno, dai boschi costieri tirrenici all’Appennino”.

    Oggi i mezzi moderni di comunicazione, in particolare i canali social, stanno portando ad un aumento esponenziale delle persone che vanno a funghi: quanto è un processo naturale e quanto, invece, rischia di incidere pesantemente (ed irreversibilmente) sulla vita stessa dei boschi?

    “Purtroppo c’è tantissima disinformazione e disinteresse rispetto alle figure professionali (micologi, gruppi micologici) ed il web è popolato da numerosi “santoni” e acchiappalike che poco di funghi sanno (e ancor meno di micologia) ma che fanno scalpore pubblicando raccolte fuori dai limiti, azioni non consone al rispetto del sottobosco e via discorrendo. Questo non facilita la buona e corretta informazione, poiché è più facile trasmettere un messaggio stile “grande cesto di funghi all’Amiata” rispetto ad un “splendidi funghi da fotografare nelle foreste dell’Abetone”. E il pressapochismo culturale che contraddistingue quest’epoca “sociale” non aiuta ad emergere i buoni insegnamenti, e la cultura naturalistica”.

    C’è un fungo che preferisce fra gli altri? Quello che più le fa battere il cuore?

    “Sì. Quello che troverò nella passeggiata di domani, qualunque esso sia”.

    Nei suoi video, anche di fronte a ritrovamenti eccezionali, è sempre molto misurato, pacato, parla con voce tranquilla dando spiegazioni semplici e comprensibili. Ma… come fa?

    “Intendo trasmettere l’attimo del ritrovamento di una data specie, soffermandomi sempre sull’aspetto naturalistico-micologico. Al giorno d’oggi si vedono video di persone che senza il minimo tatto, estirpano funghi come ortaggi nell’orto senza ricoprire il punto di raccolta (danneggiando quindi in parte lo strato umifero) e battendo il cappello del fungo come fosse un tamburo, aspetto quest’ultimo figlio di un esibizionismo inutile, di una “moda” dannosa che mira a metter in mostra la “compattezza” del fungo. Perché chi ha studiato sa che, di spore, ne cadono a milioni durante il ciclo di una giornata, e non v’è necessità alcuna di tamburellare e mostrare tale operazione; se qualcuno è abituato a strimpellare le cappelle, libero di farlo ma che non ne dia esempio a livello sociale”. 

    Qual è, infine, la sua definizione di “fungaiolo”?  

    “Fra i frequentatori del bosco, ci sono i “raccoglitori”: quelli che vanno solo per riempire il paniere quando e se hanno le notizie giuste. I “cercatori del posto”, che si muovono per raccogliere solo nelle loro fungaie e nei periodi di crescita. I “cercatori”, che provano a scoprire posti nuovi magari sfruttando qualche indicazione, intuito o la consultazione di libri. Ma il vero fungaiolo… prima di tutto non esibisce trofei, non parla molto di località, ma osserva tutto quello che accade nel sottobosco e sa interpretare ogni singolo segnale che la Natura lancia. Trovando funghi (di ogni genere, mica solo porcini) anche in ambienti, condizioni impensabili o luoghi inattesi. In queste categorie, includo comunque tutti coloro che anche nelle raccolte fuori dai limiti hanno comunque rispetto del sottobosco, dei funghi, della fauna e dell’ambiente in generale. Perché per coloro che sradicano, insudiciano o compromettono il nostro ecosistema con le loro azioni (e sono ahimè, purtroppo tantissimi) non trovo parola migliore se non ignoranti”.

    I video di Nicolò Oppicelli (qui il suo canale YouTube)

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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