mercoledì 28 Ottobre 2020
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    L’INTERVISTA / Massimiliano Pescini, 7 giorni dopo il trionfo: “Verso di me un atto d’amore”

    Dieci domande all'ex sindaco di San Casciano, trascinato in Regione con oltre 10.500 preferenze. Il centrodestra battuto e la sinistra che attacca Giani. Le emozioni, le responsabilità e le promesse

    SAN CASCIANO – A una settimana di distanza da lunedì 21 settembre, il giorno che ne ha sancito il passaggio in consiglio regionale con oltre 10.500 preferenze, incontriamo l’ex sindaco di San Casciano Massimiliano Pescini per farci raccontare quello che è stata una esperienza personale ma anche collettiva.

    Una candidatua, quella di Pescini, spinta con decisione da tutta l’area del Chianti e delle colline fiorentine, da Bagno a Ripoli a Barberino Tavarnelle, da Greve in Chianti a Impruneta, fino a San Casciano.

    Ma che ha raccolto consensi anche nelle altre zone del vastissimo collegio Firenze 2: nel Mugello, nel Valdarno fiorentino, in Valdisieve.

    In una sorta di tsunami positivo che lo ha issato sulla cresta di un’onda enorme, inattesa nelle proporzioni, per portarlo fino in consiglio regionale a rappresentare, per i prossimi cinque anni, questi territori.

    Quale la sua prima sensazione quando ha visto salire la “marea” delle preferenze ed ha capito che l’obiettivo era stato davvero raggiunto?

    “Uscito da una trasmissione televisiva intorno alle 17, ho risposto ad alcuni messaggi ma non ho visto risultati, e non arrivavano informazioni su questo. Mentre tornavo a San Casciano, ho cominciato a pensare che nessuno mi volesse avvertire perché le cose non andavano splendidamente… poi sono arrivato al circolo Arci, e ho trovato sulla porta Roberto Ciappi con un sorriso largo largo. Da lì in poi, una serie di sensazioni forti e belle mi ha accompagnato durante lo spoglio, insieme a decine di persone che venivano dai seggi, felici, per seguire l’andamento del voto in tutti i comuni. Fino al brindisi finale con tanti amici nella notte. Ricorderò a lungo ogni singolo minuto di quella serata”.

    Al voto

    Quali i temi di questa area territoriale ai quali la Regione può e deve dare delle risposte?

    “La mobilità e i trasporti, insieme alle infrastrutture: la Regione può inserire molte risorse per migliorare lo stato delle cose. La sanità pubblica e universalistica, sia ospedaliera che territoriale, con i servizi da aumentare e rendere più capillari, in rapporto anche con le associazioni di volontariato e le tante realtà socio-sanitarie dei nostri territori. L’edilizia scolastica e sportiva, dove il contributo economico della Regione può essere decisivo per avere strutture sicure e adeguate. La Regione dovrà accompagnare i comuni nella applicazione completa dei principi dell’economia circolare, in campo ambientale. Dovremo anche provare a rendere più semplice la vita ai cittadini e alle imprese, con regole e norme chiare e facilmente applicabili. Base di tutto, l’economia e il lavoro: i fondi europei e propri della Regione per imprese manifatturiere, agricole, turistiche, commerciali e culturali sono moltissimi e vanno indirizzati e spesi molto bene, altrimenti non saremo in grado di uscire dal periodo più difficile della Toscana e dell’Europa dal dopoguerra ad oggi”.

    Che presidente sarà secondo lei Eugenio Giani? Si può dire che nella sua vita politica sia stato più uomo di rappresentanza che di vero governo?

    “I toscani hanno dimostrato di avere fiducia in Eugenio Giani, e l’area metropolitana fiorentina gli ha tributato un plebiscito. È il frutto di un lavoro di vicinanza e prossimità portato avanti con tenacia e grande umanità: le critiche che gli sono state rivolte erano ingenerose, anche perché il nuovo presidente della Regione nasce come amministratore, ha gestito tanti settori nel Comune di Firenze da assessore, ed è abituato a ragionare di soluzioni concrete ai problemi, sia per storia personale sia per mentalità”.

    Cosa hanno significato per lei le quasi quattromila preferenze raccolte nel comune di San Casciano?

    “Ritorno alla sera dei risultati: man mano che arrivavano i voti di preferenza espressi nei singoli seggi, lo stupore e l’incredulità si trasformavano in un sentimento di felicità e gratitudine che ancora non mi lascia, e che credo non mi lascerà mai. È un atto di amore, quello dei miei concittadini e degli elettori chiantigiani, che cercherò ogni giorno di ripagare, senza riuscirci fino in fondo, con l’impegno e il lavoro”.

    Sorridente alla festa di martedì 22 settembre alla casa del popolo di San Casciano

    Cosa porta con se dei vent’anni (e oltre) di esperienza politica e istituzionale a San Casciano? Sente di dover dire grazie a qualcuno di specifico?

    “Ho detto e scritto migliaia di grazie, tutti sentiti e sinceri in questi giorni. E continuerò ancora a dirli. Io devo quasi tutto a questa comunità di persone operose e civili: mi hanno fatto crescere come amministratore e come persona, dimostrandomi sempre rispetto e affetto. Dai primi passi nel mio paese, Mercatale, con Fernando Cubattoli che mi ha insegnato come si sta al mondo insieme a tante altre donne e uomini che mi hanno voluto e mi vogliono ancora bene. Fino a Ornella Signorini che mi ha insegnato tante cose su come si guida con rigore e spirito di servizio una comunità, insieme a chi ha lavorato con me nelle giunte e nei consigli comunali. Ci sono persone, come Donatella Viviani, che ogni volta che c’è un passaggio difficile coinvolgo a forza con i compiti più complicati. E naturalmente i sindaci e gli amministratori dei comuni del Chianti: con molti di loro il cammino fatto per il territorio è diventato una forte amicizia personale, che ha retto ai cambi di amministrazioni e di vita di ciascuno. Vedere tanti giovani che stanno facendo bene in ruoli di comunità mi fa pensare che abbiamo e stiamo seminando bene, ed è la più grande delle soddisfazioni”.

    Quale centrodestra avete battuto nelle urne? Secondo lei l’allerta lanciato con i sondaggi pro Ceccardi delle ultime settimane era più reale o più strumentale?

    “Non si dice mai abbastanza secondo me: abbiamo vinto perché la nostra idea di Toscana diffusa, che include e accoglie, che lotta contro le marginalità sociali e geografiche, che stimola le imprese e il mondo del lavoro in ogni angolo della regione, promuovendo servizi di qualità, è una visione giusta e moderna dei nostri territori. Il centrodestra non aveva molte idee innovative: ha fatto una campagna tutta contro, in antitesi al nostro mondo, e non ha capito che la grande maggioranza dei toscani non pensa di vivere in luoghi governati male, pur sapendo che ci sono cose che possono e devono essere profondamente migliorate, attraverso però la solidarietà e la capacità di essere aperti al mondo, che sono valori profondamente legati, da secoli, al Dna dei cittadini toscani. Il rischio c’è stato, ed è una lezione che dobbiamo imparare. E ricordare ogni giorno, trasformandola in azioni e leggi efficaci. Siamo stati in mezzo alle persone in questi mesi, e ce lo hanno riconosciuto: non possiamo disperdere questo patrimonio di fiducia”.

    Il Pd viene quasi più attaccato da sinistra che da destra. Lei come valuta l’esperienza di Toscana a Sinistra, che molto spesso ha sovrapposto Giani e Ceccardi? È stata solo strategia elettorale oppure un dialogo vero con quel mondo è impraticabile?

    “È un vizio antico, al quale non mi abituerò mai, quello della sinistra che si divide creando conflitti e contrapposizioni feroci all’interno di un campo. In Toscana stavamo per riuscire in un capolavoro: pur essendo maggioritari nel sentimento generale e nel consenso politico, potevamo riuscire a consegnare la Regione al centrodestra, che con tutte le sue diversità profonde si è presentato ancora una volta unito. I toscani hanno avuto intelligenza, responsabilità, senso alto della autonomia di pensiero e di storia di una terra così bella e civile. Queste divisioni però fanno e faranno male: non è solo una divisione tra riformisti e radicali, a volte viene posta come una divisione antropologica, ed è davvero un limite che va superato parlando a tutti, non rinchiudendosi in recinti e sicurezze identitarie che non parlano alla società, ma a piccole elites che si autoriproducono. La lezione di questo voto è a mio parere anche questa”.

    La sua candidatura ha reso un blocco unico quello del Pd e del centrosinistra chiantigiano. È stata occasione elettorale o questa unità d’intenti (che non era stata per nulla presente ad esempio alle regionali del 2015) arriva da altro?

    “È certamente un lavoro lungo, di anni, fatto di scelte politiche e di governo, e di un senso sempre maggiore di appartenenza a una vicenda comune. La complessità del Chianti è tanta, ma dobbiamo imparare da altri territori che hanno forte il senso di unità territoriale e lo esprimono con forza da decenni. Non è una questione elettorale o di consenso, ma di storia e di futuro. Lavorare in questa direzione fa bene a tutti i mondi che rendono unico e particolare questo lembo di mondo, dove la qualità della vita deriva in gran parte dal lavoro instancabile per se stessi ma soprattutto per gli altri, per la propria comunità, che rende esemplari i caratteri fondamentali delle nostre terre”.

    Insieme ai sindaci di zona Chianti la sera della vittoria

    Come terrà i contatti con il territorio, i territori che l’hanno eletta? Pensa anche a luoghi “fisici”, dove gli elettori, le persone comuni, potranno trovarla periodicamente?

    “Voglio confrontarmi su questo con il nostro e con tutti i territori del collegio. Penso che dovremo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione, da quelli più moderni ai più tradizionali, per favorire la partecipazione e la conoscenza del lavoro che si svolge in consiglio regionale. E per ascoltare le voci e le esigenze di tutti, attraverso il confronto continuo con chi si occupa, in forma organizzata, di portare avanti i settori più rilevanti di una comunità e di una società. Vorrei trovare, insieme ai responsabili politici e istituzionali dei territori, il modo per farlo al meglio, sapendo che il mio compito sarà quello di accompagnare e sostenere per quanto possibile, insieme alle istituzioni del territorio, le forze sociali e associative capaci di far crescere e rendere coesa una comunità”.

    Si faccia, infine, un augurio per questa nuova avventura.

    “In tanti mi hanno scritto una cosa che mi fa riflettere continuamente: non cambiare mai, mi dicono, e con questo intendono di mantenere semplicità e umanità nell’incarico che vado a ricoprire. A parte che ci sono alcuni aspetti di me che cambierei volentieri per essere una persona migliore, penso che questo sia l’augurio più bello: affrontare con umiltà e senso del limite qualunque cosa ti capiti nella vita, pensando sempre agli altri prima che a te stesso, come mi hanno insegnato in famiglia e come mi ha educato Fernando. È l’impegno maggiore che mi prendo di fronte a tutti”.

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