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venerdì 2 Gennaio 2026
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    Nascite nei comuni della Asl Toscana Centro, lieve flessione nel 2025: costante il contributo delle coppie non italiane

    All'ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli le nascite passano da 863 a 811; al San Giovanni di Dio da 1.327 a 1.213

    FIRENZE – Un anno che si è chiuso con numeri che mostrano una rete dei punti nascita in grado di mantenere volumi assistenziali omogenei, pur in un contesto demografico generale che continua a segnare una lieve flessione delle nascite.

    Nel 2025 nei sei punti nascita dell’Asl Toscana Centro sono venuti alla luce 6.177 bambini, un dato in lieve calo rispetto al 2024, quando le nascite erano state 6.257.

    Il confronto tra i due anni mostra, però, una sostanziale stabilità. Nel 2025 si contano 3.188 maschi e 2.989 femmine. Nel 2024 i fiocchi azzurri erano 3.254, quelli rosa 3.003. La distribuzione resta quindi equilibrata.

    Rimane costante anche il rapporto tra nati italiani e stranieri. Nel 2025 i nati italiani sono 4.154, mentre i nati stranieri sono 2.023. Nel 2024 i nati italiani erano 4.231 e quelli stranieri 2.026. Il dato sulle nascite da genitori stranieri si conferma stabile, senza variazioni significative tra i due anni.

    Nel corso del 2025 si sono inoltre registrati 71 parti gemellari, un elemento che continua a caratterizzare l’attività dei punti nascita aziendali.

    Il quadro complessivo, letto all’interno dell’organizzazione del Dipartimento Materno infantile, diretto dal dottor Alberto Mattei, “evidenzia – sostiene l’Azienda sanitaria – una buona salute del sistema assistenziale lungo l’intero percorso nascita, dalla gravidanza alla presa in carico neonatologica. Un assetto che si integra con l’attività dell’Area Pediatrica e Neonatologia, guidata dal dottor Rino Agostiniani, garantendo continuità e appropriatezza delle cure fin dai primi momenti di vita”.

    Il dettaglio per singolo ospedale restituisce un quadro articolato, che riflette le diverse caratteristiche territoriali e assistenziali.

    L’ospedale Santo Stefano di Prato registra il numero più alto di nascite, passando da 1.716 nel 2024 a 1.795 nel 2025, confermandosi un punto di riferimento per l’area pratese.

    Si tratta di un punto nascita di secondo livello, in grado di accogliere tutte le gravidanze del territorio, con la presenza continuativa dell’anestesista in sala parto, 24 ore su 24.

    All’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, in via Torregalli, le nascite scendono da 1.327 a 1.213.

    Il presidio mantiene però un ruolo centrale nella rete aziendale per l’assistenza alle gravidanze patologiche più complesse e per competenze specifiche che lo rendono un riferimento clinico sovra-zonale.

    A Pistoia, l’ospedale San Jacopo passa da 1.054 a 1.042 nati. Il dato mostra una sostanziale tenuta dei volumi, in linea con l’andamento demografico dell’area.

    In lieve crescita l’ospedale San Giuseppe di Empoli, che registra 986 nati nel 2025 rispetto ai 981 dell’anno precedente. Qui è presente un’area dedicata alla fisiologia del parto, con una forte valorizzazione del ruolo ostetrico e un’attenzione mirata ai percorsi assistenziali a basso rischio.

    All’ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli (Osma) le nascite passano da 863 a 811, mentre l’ospedale del Mugello, a Borgo San Lorenzo, segna un incremento da 316 a 330 nati, confermando il proprio ruolo di presidio di prossimità per un territorio montano e diffuso.

    “Questi dati ci dicono che la rete dei punti nascita riesce a mantenere un equilibrio complessivo, nonostante il calo demografico generale”, osserva la dottoressa Arianna Maggiali, direttrice della struttura organizzativa Ostetricia professionale.

    “È il risultato – aggiunge – di un lavoro quotidiano delle équipe ostetriche e multidisciplinari, che garantiscono continuità, sicurezza e attenzione ai bisogni delle donne”.

    “Dalla gestione delle gravidanze complesse alla valorizzazione del parto fisiologico, ogni punto nascita contribuisce ai buoni risultati complessivi del sistema, offrendo risposte appropriate ai territori e alle famiglie” conclude la dottoressa Maggiali.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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