CHIESANUOVA (SAN CASCIANO) – E’ stata emessa ieri, mercoledì 28 gennaio, la sentenza nel processo per l’omicidio di Laura Frosecchi, uccisa a colpi di pistola nel suo negozio di Chiesanuova il 17 ottobre 2024 dal nipote, Mattia Scutti. Laura aveva 55 anni.
Scutti è stato giudicato con rito abbreviato, e condannato a 14 anni: la semi infermità mentale accertata durante il processo ha fatto disporre anche otto anni di misura di sicurezza nei suoi confronti.
Ed è Gianni Frosecchi, fratello di Laura, ad affidare a poche righe tutta l’amarezza nei confronti della sentenza che, scrive, “lascia addosso un senso di vuoto e di amarezza che nessuna parola può colmare”.
“14 anni di carcere e 8 di misura di sicurezza – scrive ancora Frosecchi – Per una donna uccisa con crudeltà, per motivi futili, questa non è una risposta accettabile”.
“Non contesto il giudice – precisa – che ha applicato le norme vigenti, ma contesto la legge stessa: così com’è, oggi non ci fa sentire rappresentati”.
”Come fratello, come famiglia, siamo devastati – sottolinea – L’unica cosa che avrebbe potuto darci un minimo di sollievo era sentire che per Laura fosse stata fatta piena giustizia. Questo, purtroppo, non è accaduto”.
”Laura – aggiunge il fratello – aveva tutta la vita davanti. Stava costruendo il suo futuro con sacrifici e dedizione, e tutto questo le è stato tolto con una violenza inaudita. A noi resta il dolore e la responsabilità di non farla dimenticare. Ma sentiamo anche il dovere di difendere e riscattare la sua dignità”.
”Laura non era ciò che qualcuno ha cercato di dipingere per giustificare l’ingiustificabile – riprende – Le accuse di dileggio, usate come scudo, non hanno trovato alcun riscontro nelle indagini; sono state solo ferite ulteriori inferte alla sua memoria. Non possiamo accettarlo”.
“Continuare a parlarne è un dovere civile – incalza Frosecchi – Perché le tragedie non arrivano mai per caso: sono precedute da silenzi, segnali ignorati e responsabilità non affrontate. Dal processo è emersa anche la profonda omertà che ha avvolto questa vicenda, contribuendo al suo tragico epilogo”.
“Se vogliamo davvero evitare che altre famiglie vivano il nostro calvario – conclude – dobbiamo avere il coraggio di vedere prima, ascoltare prima, intervenire prima. Per Laura. Per tutte le donne che non hanno più voce”.


































