Domenica 23 febbraio 2020  23:51
il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
SAN CASCIANO V.P.
11.02.2020
h 10:41 Di
SILVIA LUIS
I soprannomi sancascianesi, seconda puntata: nomi, cognomi, professioni...
Dopo l'incontro con Riccardo Franchi si è fatto avanti Giovanni Mattioli: "Mio padre, all'ufficio anagrafe..."
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SAN CASCIANO - Dopo l’articolo in cui Riccardo Franchi ci aveva raccontato numerosi anessdoti soprannomi degli abitanti di San Casciano, il bel dibattito che ne è scaturito ci ha portato a casa di Giovanni Mattioli, sancascianese da generazioni, per riparlare di questo argomento alla luce di un suo ritrovamento di grande valore.

 

# Riccardo Franchi: "Quando tutti avevano un soprannome". Parola... del Lischi

 

Come ci racconta Giovanni, alla morte del padre Maurizio, avvenuta nel 2012, tra le sue carte aveva trovato un suo scritto con ben 151 soprannomi, che nei primi anni ’80, al mare a Torre del Lago, aveva redatto insieme ad Umberto Ugolini e a Giovanni Nencioni.

 

Rimasto in un cassetto per anni, Giovanni ha pensato di rendere pubblico questo elenco di soprannomi (li trovate tutti nella fotogallery sopra). E a casa sua, insieme allo zio Umberto, ci ha raccontato una bellissima storia.

 

“Mio padre - ci racconta Giovanni - subito dopo la seconda guerra mondiale entrò a lavorare al Comune di San Casciano, nell’ufficio anagrafe. Quindi conosceva tutti i sancascianesi e tutti conoscevano lui”.

 

“Un giorno d’estate - continua Umberto - mentre eravamo al mare io, Maurizio e Giovanni, per gioco, si cominciò a rammentare tutti quelli che conoscevamo per soprannome. Ne venne fuori un elenco lunghissimo; perché ai nostri tempi era quello il modo di riconoscersi e spesso il nome di battesimo e il cognome si dimenticavano”.

 

 

UNA DELLE QUATTRO PAGINE

 

“Si decise - continua Umberto - di mettere tutto nero su bianco, specificando per ogni soprannome, la zona di residenza, la famiglia di appartenenza e il mestiere svolto, fin dove la memoria ci assisteva”.

 

Ne venne fuori un documento preziosissimo che, nato tanto per passare il tempo, fotografa in realtà alla perfezione il paese di San Casciano dei primi del ‘900, raccontandoci un reticolo urbano diverso da quello attuale. Ma soprattutto ci racconta dei mestieri di allora, quasi tutti scomparsi.

 

Sì, perché questi tre signori, nati nei primi anni quaranta del ‘900, ci raccontano in fondo di tutti i loro coetanei, regalandoci l’immagine della popolazione sancascianese di tre generazioni fa.

 

“Le zone - continua Giovanni - sono la Porticciola, ora piazza Matteotti, I' Torrione o Porticciola, via Morrocchesi, piazza Pierozzi, Porta Fiorentina o Biliardo, ora via IV Novembre, via della Vignaccia, via Roma e via del Cassero, via Guarducci, via della Volta ora via Lucardesi, via Machiavelli, Borgo Sarchiani e il Piazzone”.

 

“I soprannomi - spiega Umberto - esaltavano o un difetto della persona o il contrario, ovvero raccontavano la persona come era veramente. La Bellona non era certo una donna bella e mio nonno Costantino lo chiamavano il Tacchini perché era basso di statura e portava i tacchi. E quando morì e sulla lapide lessi Ugolini, credevo che avessero sbagliato perché io lo avevo sempre chiamato per soprannome”.

 

Tra i 151 soprannomi presenti nell’elenco, ne passiamo in rassegna qualcuno insieme a Giovanni ed Umberto; quelli di coloro che svolgevano lavori che oggi non ci sono più. “Il Beba della famiglia Mariotti faceva il funaio - ci spiegano Giovanni e Umberto - e lavorava le funi nel Piazzone, Brucio della famiglia Burroni vendeva il ghiaccio, il Nebbia della famiglia Nencioni faceva il maniscalco, Socrate era il calzolaio, della famiglia Ridolfi”.

 

“Poi - continuano - c’erano Barletta il carradore, Cisoie il sellaio e Capecchio il battilana di Borgo Sarchiani-Piazzone: la Madda, Pila e Toggio di via Lucardesi facevano i burattinai”.

 

Si potrebbe andare avanti ad oltranza: “Uccellino era un rivenditore di cuoio di via Machiavelli, il Conte Mici della famiglia Corti era un vetturale e Bollore della famiglia Migliori abitava in via Machiavelli”.

 

Un elenco di cui nessuno immaginava l’esistenza fino ad oggi (e chissà quanti altri ce ne sono in giro...). E grazie al quale tanti sancascianesi ora potranno ritrovare i soprannomi dei loro parenti.

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