PASSO DEI PECORAI (GREVE IN CHIANTI) – Della crisi del cementificio di Testi, al Passo dei Pecorai, tutti ne stanno parlando.
Da anni seguiamo con Il Gazzettino del Chianti la crisi senza fine di un luogo che ha dato lavoro e futuro a centinaia di famiglie chiantigiane.
Adesso sembra si sia arrivati a uno snodo definitivo. Che potrebbe portare con ogni probabilitร alla fine di questo sito di produzione. Gli indizi sono tanti, ma non ci sono ufficialitร .
Siamo stati al picchetto lungo la strada di fondovalle che passa proprio davanti agli impianti. Per conoscere le storie di alcuni operai. E leggere nei loro occhi lo stato dโanimo che li spinge a non arrendersi. A rimanere lรฌ. Davanti a quello che รจ stato il loro passato e rischia seriamente di non essere il loro futuro.
Alessio Chiti ha 48 anni, vive a San Casciano: “Lavoro qui da 13 anni – ci dice – sono entrato come assistente centralinista, che vuol dire essere alla conduzione dellโimpianto tramite video terminali ed altri strumenti. Poi, con un altro collega, ci alternavamo al controllo esterno degli impianti. Io ho vissuto il fallimento della Sacci e tutti i passaggi successivi, ora ci siamo fermati per via del Covid-19 e da quel momento non siamo mai ripartiti”.
“Siamo qui per farci dire qualcosa di certo sul futuro – ci spiega – E il motivo per il quale siamo fermi da cosรฌ tanto tempo, visto che gli altri loro stabilimenti sono ripartiti”.
Ivo Boschi di anni ne compirร 62 anni il prossimo giugno, lavora qui dal 2004, come tecnico manutentore dellโimpianto.
“Io sono uno di quelli fortunati – ammette – Riuscirรฒ ad andare in pensione, ma per solidarietร nei confronti dei miei colleghi sono qui insieme a loro e non a casa sul divano. Siamo rimasti in 70, inizialmente non volevamo credere che unโazienda che produceva fino a 34mila quintali di cemento al giorno, venisse chiusa senza una reale motivo”.
Francesco Tarchi, 48 anni, di Mercatale, lavora qui a Testi da 20 anni: “Sono impiegato tecnico, addetto alla produzione. Di tutta questa situazione una cosa che mi ha fatto molto effetto รจ stato vedere come sono cambiati col tempo dei miei colleghi”.
“Persone che vedi forti, pimpanti, sempre sul pezzo – riflette – col passare del tempo si sono come… smontati. Lโinsicurezza genera in tutti noi ansia, paura, puรฒ portare alla depressione. Lโinsicurezza sul lavoro ci ha strappato via un po’ di dignitร personale, questa รจ la cosa che mi dispiace maggiormente e che temo di piรน”.
Nicola Badii ha 42 anni, รจ residente a pochi metri da qui, al Passo. E’ nato a Chiocchio: “In stabilimento sono entrato da ragazzino – ci racconta – ho iniziato allโinsaccamento, poi alla produzione e ultimamente ero al reparto forno”.
“Sono sposato ed ho una bambina di 4 anni – ci dice – Per fortuna mia moglie lavora, perรฒ avendo una bambina piccola ho costantemente paura di non riuscire a garantirgli lo stile di vita che vorrei per lei. Questa situazione รจ logorante”.
Gabriele Spadini, 47 anni: “Sono 25 anni che lavoro qui. Ho vissuto la fase della ricchezza del cemento, producevamo fino 4.000 tonnellate al giorno. Poi pian piano sempre meno, fino ad arrivare alla crisi del 2008. Da lรฌ รจ stata tutta una discesa. Sacci รจ fallita nel momento in cui รจ iniziata la battaglia sul prezzo del cemento: le piccole societร sono state divorate dalle multinazionali”.

“Dal 2008 non abbiamo una certezza lavorativa – si guarda alle spalle – la parte psicologica รจ stata profondamente messa alla prova; andare a letto tutte le sere con un dubbio grande sul proprio destino non fa bene. Oltre agli operai anche tutto il territorio ci ha rimesso molto, finchรฉ cโรจ stata Sacci รจ esistita una grande collaborazione con le amministrazioni pubbliche e con i cittadini. Con lโarrivo delle altre, questo rapporto รจ venuto brutalmente meno. E per finire Buzzi ha comprato tutto, ha acquisito il mercato e ora licenzia i dipendenti. Mi sembra troppo facile cosรฌ”.
Daniele DeglโInnocenti: “Ho 48 anni, lavoro a Testi dal 2007, vivo a Fabbrica ma sono originario del Passo dei Pecorai. Sono la terza generazione che lavora qui alla Sacci, mio nonno faceva il minatore e mio padre faceva il mugnaio ai mulini”.
Yuri Palmieri, 52 anni, del Passo dei Pecorai, lavora qui da 28 anni: “Conoscendo il nostro impianto, sappiamo che lasciandolo fermo per cosรฌ tanto tempo si rovina. Se decidessero di ripartire dovrebbero fare un discreto investimento”.
Renzo Marcucci รจ un 35enne residente a Firenze: “Faccio lโelettricista dellโofficina. Vari colleghi hanno pochi anni per andare in pensione, si trovano in una posizione davvero difficile da sopportare”.
Giovanni Battista Fabiani vive a Greveย in Chianti, e lavoro in stabilimento da 31 anni: “Dalla crisi Sacci abbiamo fatto quasi 18 mesi di cassa integrazione, una situazione davvero complicata per molte famiglie”.
Poi c’รจ Beatrice Cai, 47 anni, sposata, due figli, impiegata ufficio spedizioni da 14 anni, residente a Panzano: “Siamo due donne in tutto lo stabilimento, ma lโaltra credo che accetterร il dislocamento, quindi rimarrรฒ lโunica donna dipendente qui”.
La loro battaglia, รจ la battaglia di tutti.
Non molto lontano da noi, a Figline, la Bekaert decise di fare la stessa cosa, comprare un concorrente, prendergli il mercato e poi chiudere senza preavviso. Lasciando per la strada decine di famiglie e mettendo in seria crisi un intero territorio.
Guardiamoli negli occhi. Guardateli negli occhi. La loro battaglia รจ quella di tutto il nostro territorio. E va combattuta fino in fondo.
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