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venerdì 29 Agosto 2025
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    Fra campo, pallone e amicizia: Tavarnelle piange e dice addio a Sabrina Vella. Aveva 51 anni

    Lunedì scorso l'ultimo saluto a una donna che ha lasciato una impronta profonda. Il ricordo di chi la conosceva, fra dolore e ricordi che rimarranno per sempre

    BARBERINO TAVARNELLE – Se n’è andata a soli 51 anni, a causa di una terribile malattia, la tavarnellina Sabrina Vella: un’eroina per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla.

    Capelli corti, “sbarazzina”, abiti sportivi. Sempre solare e sorridente (come testimoniano le foto), positiva e ottimista, ciò che la contraddistingueva era la sua forza: era una guerriera e lo ha dimostrato fino alla fine.

    Sabrina è nata senza la capacità di sentire, che poi si è riflessa nella difficoltà di parlare. Ma lei non se n’è mai fatta un problema: spesso ci scherzava e si prendeva in giro.

    Quello che per molti è un limite lei era riuscita a trasformarlo in un punto di forza, un valore aggiunto.

    Sin da giovanissima ha seguito le orme del padre ereditando la sua più grande passione: il calcio. Per lei non era semplicemente un hobby ma una ragione di vita.

    In campo tirava fuori tutta la sua grinta, era competitiva e a volta un po’ “fumina”, perché ci teneva veramente tanto.

    Il suo talento innato l’ha portata a risultati straordinari, culminati con la convocazione nella nazionale per il Mondiale di calcio a 5 femminile sorde, disputato in Thailandia nel 2015.

    In occasione delle sue avventure sportive ha conosciuto tantissime amiche (quasi delle sorelle), che andava spesso a trovare in giro per l’Italia. Loro hanno ricambiato il suo affetto restando al suo fianco quando le cose non andavano bene, accompagnandola fino all’ultimo giorno.

    Quando si è spenta, un’ondata di affetto ha letteralmente travolto, abbracciandola, la sua famiglia. Tantissime le persone che hanno partecipato alla celebrazione del funerale lunedì mattina al Borghetto, quelle che sono andate a a casa, le hanno dedicato un pensiero sui social.

    Alcune di loro sono state orgogliose di ricordare Sabrina anche qui sul Gazzettino del Chianti, con la certezza che lei ne sarebbe felice.

    SILVIA BARBETTI

    “Ciao Sabry – così la cugina Silvia Barbetti le dà il suo addio – Questa lettera è per te, per ringraziarti per tutto ciò che sei e che hai fatto per noi. Non sai quanto ci manchi o forse sì. Forse senti questo nostro dolore che urla da dentro e ci annebbia la vista rendendo tutto più grigio”.

    “E’ sempre un’ingiustizia quando persone come te se ne vanno – prosegue – A momenti ancora non ci credo. Poi realizzo e allora mi assale la rabbia e scendono tante lacrime. Non riesco a fermarle ma sento che tu le asciughi con le tue mani calde e mi abbracci rassicurandomi, come hai sempre fatto”.

    “Sì, perché tu sei la nostra eroina, la nostra roccia – Silvia conclude il suo toccante saluto – Con il sorriso e la gioia di vivere ci hai insegnato l’amore con la “a” maiuscola”.

    IRENE SANTUCCI

    “Conosco Sabrina, si può dire, da sempre, un po’ perché siamo quasi coetanee, un po’ perché veniva spesso al bar – a parlare ora è Irene Santucci, ex titolare del Caffè Italia – Il martedì sera davamo vita al “Bagno Irene”: ci vestivamo a tema e preparavamo una cena di pesce. Lei era sempre presente”.

    “Ma il posto in cui abbiamo condiviso più momenti insieme è stato senza dubbio il campo – ci racconta – Tra il ’95 e il ’98 abbiamo giocato insieme prima a San Casciano, poi a Barberino”.

    “Nel 2016, dopo una serie di aperitivi e partitelle – ricorda – ci venne l’idea di creare insieme ad altre ragazze una squadra a Tavarnelle. Ci demmo un gran daffare per iscriverci al campionato: organizzammo una serata al bar con tutte noi a servire per raccogliere fondi”.

    A sinistra Irene Santucci, a destra Sabrina Vella

    “Era un fenomeno a giocare – ci dice, con gli occhi lucidi – Scherzando, la chiamavamo “Pendolino”, perché correva a diritto. In campo faceva quello che voleva ma lo faceva bene. Casomai eravamo noi a fare qualche “bischerata” e allora, leggendo il labiale, ci sembrava di sentire forte e chiaro il suo “Che fai?!””.

    Altri ricordi sono legati alle serate e al divertimento: “Andavamo a ballare e poi direttamente al mare. Una mattina ci svegliammo e le chiesi se avesse una crema. Mi riferivo a quella protettiva ovviamente: era un caldo allucinante. Lei usava l’abbronzante e mi passò quello. Tornai a casa con un’ustione di secondo grado, gonfia come un pallone”: Irene rivive quei momenti di spensieratezza sorridendo di cuore.

    VALERIA GIURA

    “Cara Sabrina, nostra grintosa bomber – scrive Valeria Giura, capitano della nazionale di calcio a 5 femminile sorde, in una lettera “tradotta” nella lingua dei segni durante la celebrazione del funerale – ricordo ancora il primo giorno in cui ti ho vista: il tuo talento era straordinario”.

    “In campo eri instancabile e fuori dal campo eri così allegra, sempre pronta a ridere – si commuove – Sono profondamente onorata di aver giocato con te, sia come compagna di squadra che come avversaria”.

    “In nazionale abbiamo condiviso tanti momenti, tra soddisfazioni e delusioni. Qui – indica la maglia, accanto al tricolore, ai fiori, ai peluche… – c’è la tua divisa numero 3, quella che hai indossato in Thailandia ai Mondiali, la tua ultima volta con la nazionale di calcio a 5”.

    “La vita non può essere così ingiusta – le toccanti parole di Valeria arrivano forti ai cuori dei presenti – Tu avevi sempre voglia di vivere, di giocare. Noi ti promettiamo che la storia della Nazionale di calcio a 5 sorde continuerà a essere scritta, onorando la tua memoria”.

    “Sei volata via – il capitano saluta la sua indimenticabile compagna – diventando il vento che accompagnerà la nostra squadra nel suo viaggio, tra vittorie e sconfitte, sempre con il tuo ricordo nel cuore. Ovunque tu sia, continua a giocare. Buon vento, Sabrina”. 

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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