TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – “Mi hanno detto che non posso fare impianti”.
È una frase che spesso ascoltiamo dai pazienti, che arrivano a pronunciare dopo avere fatto una o più visite, spesso con rassegnazione e delusione.
Osso insufficiente, età avanzata, precedenti interventi falliti o condizioni cliniche particolari vengono talvolta considerate un limite definitivo all’implantologia.
Ma è davvero sempre così?
La realtà è che non tutti i casi sono uguali e, soprattutto, non tutti i casi vengono valutati allo stesso modo.
Perché spesso viene detto “no” agli impianti dentali
Quando un paziente si sente dire che non può fare impianti, le motivazioni più comuni sono:
- Atrofia ossea (poco osso residuo)
- Pregressi fallimenti implantari
- Infezioni croniche o parodontite avanzata
- Zona estetica particolarmente delicata
- Età o condizioni generali di salute
Sono tutte valutazioni corrette e importanti.
Tuttavia, ciò che fa la differenza non è solo la presenza del problema, ma il modo in cui viene affrontato.

Caso complesso non significa caso impossibile
Negli ultimi anni l’implantologia si è evoluta enormemente, soprattutto nella gestione dei casi complessi.
Situazioni che in passato rappresentavano un limite reale oggi possono essere affrontate grazie a:
- Pianificazione chirurgica avanzata
- Utilizzo di apparecchiature radiologiche digitali 3D
- Tecniche di rigenerazione ossea
- Approcci chirurgici personalizzati
- Esperienza nella gestione delle complicanze
È proprio nei casi complessi che l’esperienza del chirurgo implantologo diventa determinante.
L’importanza dell’esperienza chirurgica nei casi difficili
Nei casi semplici, molte procedure seguono protocolli standardizzati.
Nei casi complessi, invece, non esistono soluzioni “preconfezionate”.
Serve:
- capacità di leggere correttamente la diagnostica
- esperienza nel prendere decisioni anche durante l’intervento
- gestione attenta dei tessuti duri e molli
- visione a lungo termine del risultato funzionale ed estetico
- cucire sul paziente il piano di cura personalizzato
È qui che l’esperienza del chirurgo rende l’implantologia una disciplina estremamente specialistica.

Quando ha senso chiedere una seconda valutazione
Ricevere un “no” non significa necessariamente che non esistano alternative.
In presenza di:
- impianti falliti
- poco osso
- interventi complessi già subiti
- situazioni borderline
- malattia sistemiche
può essere utile richiedere una valutazione specialistica mirata ai casi complessi, basata su un’analisi approfondita e personalizzata.
Non per cercare una risposta diversa a tutti i costi, ma per capire se esistono opzioni realistiche e sicure.
Un approccio personalizzato all’implantologia complessa a Impruneta
Nel nostro studio dentistico a Impruneta il dr. Viaggi ed i suoi collaboratori affrontano quotidianamente da 20 anni casi implantari complessi, spesso dopo esperienze precedenti non risolutive.
Ogni piano di trattamento nasce da:
- studio approfondito del caso
- valutazione chirurgica accurata
- definizione di obiettivi realistici
- massima attenzione alla sicurezza del paziente
Perché ogni bocca è diversa, e ogni caso merita una soluzione su misura.

Conclusione
Sentirsi dire che non si possono fare impianti è un momento difficile per molti pazienti.
Ma oggi, grazie all’evoluzione dell’implantologia e all’esperienza chirurgica, molti “no” possono diventare “sì” consapevoli e sicuri.
L’importante è affidarsi a una valutazione corretta, onesta e realmente specialistica.
Una valutazione specialistica può trasformare un “non si può fare” in una soluzione concreta.
Scopri se il tuo caso ha alternative concrete, fissa una prima visita nel nostro centro specializzato.

(CONTENUTO SPONSORIZZATO)
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