In un periodo storico segnato da una forte inflazione, dall’aumento generalizzato dei costi della vita e da bilanci familiari sempre più in difficoltà, ci si aspetterebbe dalle amministrazioni pubbliche uno sforzo politico chiaro: proteggere i servizi essenziali.
E tra questi, la scuola dovrebbe essere in cima alla lista.
Eppure il Comune di San Casciano ha deciso di ridurre il contributo alla scuola pubblica da 8.500 a 8.000 euro. Cinquecento euro in meno. Una cifra che, presa singolarmente, può sembrare marginale. Ma che diventa profondamente simbolica per ciò che rappresenta.
Parliamo di un sistema scolastico articolato su 12 plessi: una struttura che, solo per il funzionamento di base, richiede investimenti che si aggirano intorno ai 100.000 euro annui.
In questo contesto, un contributo comunale di 8.000 euro non è solo insufficiente: è strutturalmente irrisorio rispetto ai bisogni reali della scuola.
Ma c’è un secondo dato ancora più significativo: i genitori contribuiscono già economicamente al funzionamento della scuola pubblica attraverso il contributo volontario, oltre a pagare le tasse comunali destinate ai servizi scolastici. In termini concreti, il contributo delle famiglie supera di oltre tre volte quello del Comune.
Questo significa che una parte rilevante del funzionamento della scuola pubblica è già oggi sostenuta direttamente dai cittadini.
E qui nasce la vera questione politica.
San Casciano è storicamente un comune di sinistra. Una tradizione politica che, per definizione, ha sempre indicato scuola e sanità come pilastri fondamentali del welfare, come diritti, non come costi da comprimere.
La scuola non è un servizio accessorio: è un investimento sociale, culturale ed economico. È il luogo in cui si costruisce il futuro di una comunità.
Ridurre, anche simbolicamente, il contributo comunale alla scuola manda un messaggio chiaro: che l’istruzione non è più una priorità politica reale.
E allora la domanda è inevitabile: se anche la scuola pubblica diventa una voce di bilancio sacrificabile, cosa resta dei valori fondanti della sinistra?
La salute e la scuola sono sempre state le due colonne portanti dell’identità progressista. Se perdiamo anche queste, se iniziamo a trattarle come spese qualsiasi da ridurre in tempi difficili, non stiamo solo facendo una scelta economica: stiamo facendo una scelta culturale e politica.
E una comunità che smette di investire nella propria scuola, smette di investire nel proprio futuro.
Ogni euro tolto alla scuola è un euro tolto al futuro di una comunità, e quando a farlo è un’amministrazione che si richiama ai valori della sinistra, il taglio pesa due volte: nei bilanci e nella coscienza collettiva.
Angela Matilde Capodivacca
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