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sabato 31 Gennaio 2026
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    Tavarnelle, un fiume di ricordi e aneddoti in memoria di Giacomo Guarducci: aveva 75 anni

    I quattro nipoti, gli amici, il Provveditore della Misericordia: tante voci che ne tratteggiano storie, momenti, carattere, passioni. Un racconto collettivo emozionante

    BARBERINO TAVARNELLE – A pochi giorni dalla scomparsa dell’amico Riccardo Gabbrielli, domenica 25 gennaio se n’è andato Giacomo Guarducci, un’altra colonna portante del mondo del volontariato di Barberino Tavarnelle.

    Classe 1950, era nato e vissuto a Tavarnelle. Prima che andasse in pensione, faceva (prima all’Axis, poi all’Atop) il progettista software di automazione e amava tantissimo il suo lavoro.

    Quasi quanto la sua famiglia: la moglie Isabella Pacciani, i figli Silvia e Marco e i nipoti Emma, Niccolò, Sara e Alessandro (di rispettivamente 16, 13 e 11 anni), a cui era molto legato.

    A volte un po’ burbero, Giacomo era comunque sempre pronto alla battuta e allo scherzo: inconfondibile la sua risata, che rimarrà per sempre nelle orecchie di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. 

    Le sue passioni più grandi erano camminare (per un periodo anche con il Gruppo Trekking Tavarnelle) e viaggiare: in compagnia della moglie ha girato mezzo mondo, da quando ha smesso di lavorare. 

    Poi gli piacevano la musica, le auto e tutto ciò che aveva a che fare con la meccanica. Non rifiutava mai una partita a carte o scacchi. Leggeva molto e si interessava, con attenzione e spirito critico, a ciò che accadeva intorno a lui e nel mondo. 

    Ma soprattutto Giacomo amava dedicarsi agli altri, sotto vari punti di vista. Cresciuto in parrocchia, quando c’era come sacerdote don Franco, è stato uno degli animatori del dopo cresima. Poi è diventato donatore di sangue e lo è stato finché non ha raggiunto i limiti d’età.

    Ha fatto esperienze di Protezione Civile ed è stato Confratello della Misericordia di Barberino Tavarnelle, per la quale si è speso non solo con il turno del martedì pomeriggio, ma anche in tanti altri modi, spesso a fianco dell’amico Mario Bicchi.   

    Proprio insieme a lui faceva parte del consiglio di “Cittadinanza attiva e Partecipazione”, l’associazione presieduta da Riccardo Gabbrielli, che organizza incontri su varie tematiche, per cercare di capire i problemi e proporre delle soluzioni.

    In occasione della cerimonia funebre, che si è tenuta martedì 27 gennaio, la chiesa era gremita. Tanta gente anche fuori, perché dentro non c’era più posto: per una comunità che gli voleva sinceramente bene.

    Alcune delle persone che lo hanno conosciuto (il cugino Sestilio Dirinelli, gli amici Sergio Berti e Mario Bicchi, il Provveditore della Misericordia di Barberino Tavarnelle Paolo Naldini e i quattro nipoti) ce lo descrivono, facendone un ritratto carico di ricordi ed emozioni.  

    SESTILIO DIRINDELLI

    “Giacomo rimase solo con mia nonna e sua madre all’età di due anni – a parlare è Sestilio Dirindelli, ex sindaco di Tavarnelle, durante il cui mandato Guarducci fu consigliere comunale – quando suo padre, ferroviere, morì sul lavoro. Una volta che mia mamma ebbe il primo (e unico) figlio, pensò di chiamarlo Sestilio, come suo fratello”.

    “I miei genitori lo consideravano un figlio e io l’ho sempre sentito più come un fratello che come un cugino – ci confida – Veniva spesso a casa nostra o a fare un giro fuori porta e le ferie con noi: mia zia, Teresa, era una sarta e lavorava tutto il giorno”.

    “Studiò con molta dedizione e si diplomò all’Istituto Tecnico “Leonardo Da Vinci” di Firenze – ricorda – Delle conoscenze apprese a scuola avrebbe poi fatto il suo lavoro, che adorava”.

    “Quando nel 1975 morì anche sua madre, si trasferì insieme a mia nonna dai miei – racconta – Ed è rimasto con noi fino a quando si è sposato con Isabella, con la quale ha messo in piedi una famiglia meravigliosa”.

    “Un suo passatempo era la musica – prosegue – Imitando mio babbo, suo zio, imparò a suonare il sax e con gli amici creò un “complessino”, che animava le feste (l’ultimo dell’anno, il Carnevale…) al circolo Acli, l’attuale Mcl”.

    “Era anche un grande appassionato di meccanica – dice ancora – Da ragazzo, dopo aver truccato il suo 48, riuscì ad avere il motorino più veloce di Tavarnelle. Da adulto l’interesse si spostò sulle auto: quando dovevo cambiare macchina, chiedevo consiglio a lui”.

    “Con lui era difficilissimo litigare: era una persona buona, comprensiva, con cui si riusciva sempre a trovare un compromesso – conclude Sestilio Dirindelli – Per natura era un pessimista ma, nonostante questo, riusciva a far sorridere gli altri anche nei momenti più difficili”.

    SERGIO BERTI

    “Incominciai a condividere la sella del 48 con Giacomo negli anni Sessanta – interviene Sergio Berti, suo amico da ben settant’anni – per andare a mangiare la pizza a Poggibonsi. Mettevamo 50 lire per uno di benzina e, arrivati in pizzeria, guardavamo sul menù cosa potesse rientrare nel nostro budget rimanente: di solito… la Margherita”.

    “Con lui e gli altri componenti del gruppo – rivive quei momenti – ci trovavamo tutti i pomeriggi a casa di Alberto. Da lì partivano le nostre scorribande. Siamo stati gli unici a scaricare l’albero di ciliegi del prete, gli unici a rubare i baccelli dall’orto… della caserma dei carabinieri”.

    “Non mi dimenticherò mai le prime gite con don Fissi, la nostra “calamita” quando eravamo ragazzi – sorride – Ci montava su un camioncino scassato per portarci al campeggio, dove succedeva di tutto. Ci sgonfiavamo i materassini a vicenda e poi, per crearci un alibi, passavamo al nostro”.

    “Tra i venti e i venticinque anni – aggiunge – abbiamo frequentato la parrocchia di don Sergio Pacciani, grande sacerdote, al Poggio Imperiale, dove aveva una specie di cineteca”.

    “Da adulti andavamo insieme alle feste di Carnevale – un altro pezzo di vita accanto a Giacomo – Una volta si travestì da… tavola imbandita: fece un tavolo rotondo di cartone e nel mezzo mise una zuppiera, in cui infilò la testa”.

    “Abbiamo mantenuto questa amicizia fino all’ultimo – sottolinea – Ogni prima domenica del mese noi amici storici facevamo un pranzo tutti insieme: a questi ritrovi partecipava anche la maestra Gina (scomparsa lo scorso 13 dicembre, n.d.r.)”.

    “Siamo veramente privilegiati, perché abbiamo vissuto Giacomo in tutte le stagioni della sua esistenza – si commuove Sergio – e lui non è mai cambiato: è rimasto quello che era da giovane, fedele a se stesso per tutta la vita, un faro a cui faremo sempre riferimento”.

    PAOLO NALDINI

    “Giacomo era un Confratello esemplare – la parola passa a Paolo Naldini, Provveditore della Misericordia di Barberino Tavarnelle – Tutti i martedì pomeriggio era presente in sede per prestare servizio sull’ambulanza”.

    “Era preparato dal punto di vista “professionale” – tiene a sottolineare Naldini – ma soprattutto aveva un cuore grande: qualità fondamentale per un Confratello, che, come ci ha insegnato Papa Francesco, aspira a far sentire amata una persona che soffre”.

    MARIO BICCHI

    “Oltre a essere entrambi volontari della Misericordia – interviene Mario Bicchi, ex Provveditore della Misericordia di Tavarnelle – da una decina d’anni eravamo anche consiglieri di “Cittadinanza attiva e Partecipazione””.

    “Inoltre tra novembre e dicembre abbiamo fatto un’esperienza di turismo sociale – spiega – Con Giacomo, le nostre mogli e altre otto coppie, siamo stati venti giorni in Messico da padre Pepe. Durante questo viaggio siamo venuti a contatto non solo con i luoghi, ma anche con le persone e i problemi sociali”.   

    “Un’altra iniziativa a cui abbiamo partecipato è stata la trasferta a Napoli di quest’estate – specifica – Abbiamo fatto visita alle realtà con cui è in contatto l’“Emporio Solidale” della Misericordia di Barberino Tavarnelle e abbiamo portato loro abiti e oggetti”.

    “Al rientro – un’altra esperienza vissuta insieme all’amico – ci siamo fermati a visitare una cooperativa di giovani che gestisce terreni confiscati alla camorra e abbiamo fatto un carico di… pomodori”.

    “Oltre ai momenti che abbiamo condiviso da volontari – ci rivela – ci sono anche quelli vissuti da amici: le cene, le ferie, le gite (noi in moto, lui in macchina)…”.

    “Giacomo era una persona vivace, con grande senso dell’umorismo – lo descrive così Mario – Aveva anche tanta cultura, era ben informato sull’attualità e leggeva molto. Era bello condividere con lui valori e ideali”.

    I NIPOTI EMMA, NICCOLO’, SARA E ALESSANDRO

    “Caro nonno, eri un nonno speciale, unico – inizia così la commovente lettera scritta dai nipoti Emma, Niccolò, Sara e Alessandro – Eri quello che portava gioia ovunque tu andassi”.

    “Non riusciamo ancora a realizzare che al ritorno da scuola tu non sei lì – ammettono, rivolgendosi al nonno – al solito posto a capo tavola ad aspettarci e a lamentarti in modo scherzoso del fatto che siamo arrivati tardi”.

    “Ci manca tutto di te – scrivono – ma soprattutto ci manca abbracciarti e sentire il tuo odore, un misto tra quello dei vestiti presi dall’armadio e quello del camino lasciato aperto per scaldare prima la casa”.

    “Nonostante la tua vita fosse cominciata in salita – aggiungono – eri capace di tirare su il morale a chiunque ti circondasse, eri sempre pronto ad aiutare gli altri”.

    “Quando avevamo bisogno di qualche cosa, riuscivi sempre a procurarcela – va avanti il ricordo dei nipoti – Se ci serviva un passaggio, eri sempre disponibile a riprenderci o a portarci, lontano o vicino che fosse”.

    “Non scorderemo mai tutti i modi in cui nonna diceva: “Giacomo” – raccontano – E tu dalla sola intonazione riuscivi a capire se fosse arrabbiata, contenta o triste, perché voi avevate una relazione bellissima, fatta di amore”.

    “Sebbene lo abbiamo sempre detto e mai fatto – si chiude con questa commovente promessa la lettera di Emma, Niccolò, Sara e Alessandro – impareremo a giocare a carte e a scacchi, in modo che prima o poi potremo farlo insieme, anche se farai finta di perdere”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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