SAN CASCIANO – Ogni paese che si rispetti vive della forza delle sue tradizioni, ma perché queste sopravvivano ci vuole che chi le conosce sappia tramandarle e che altri siano pronti a raccoglierne il testimone.
Paolo Bacci è nato a San Casciano il 6 febbraio del ’40 ed è vissuto soprattutto nelle chiese: “Ho conosciuto tante persone e i vecchi sancascianesi, coi loro detti e modi di pensare. Oggi ho 75 anni – racconta – e ho iniziato a 7 a servire le Messe. Ero chierichetto del Proposto Ferrari, che m’ha insegnato tutto del Suffragio e della Misericorda, come si facevano gli addobbi per le feste e come si chiamavano i fratelli di chiesa”.
“Tutte le tappe sono state importanti, perché conseguenze di giorni a fare le stesse cose. Dopo la morte di Torello Franchi – aggiunge – nel ’94 fui messo proprio provveditore della Misericordia e del Suffragio: come dice il nome, provvedo a tutto quello che necessita nelle Chiese, per le feste, l’esposizione dei defunti, le commemorazioni e i matrimoni”.
“Il Proposto Ferrari mi ha iniziato – spiega – poi ha continuato Maurizio Mattioli: anche lui ha sempre messo anima e cuore nella chiesa e fu sua l’idea di portare la Madonna col camioncino. L’addobbava tutto e veniva bellissimo. Nella Misericordia c’erano soprattutto anziani e nessuno poteva portarla in spalle. Poi cominciò a rimettere po’ di fiori e vasi verdi per la commemorazione dei Sepolcri, ma senza veccie. Non erano sfarzosi come ora”.
Alle feste di Confraternita, nel ’56 si sono aggiunte quelle di Confederazione. Tra le altre, Paolo cita Santa Lucia protettrice dei donatori di sangue, il 2 novembre, le Novene della Concezione e la Festa della Madonna del Rosario, quella della Confraternita di San Rocco e quella del Santissimo Crocefisso delle Grazie, che prima si faceva solo il 14 settembre, ma ora dura quattro giorni per l’aggiunta del triduo.
“Mi auguro che i sancascianesi vivano sempre nel rispetto – sostiene – e che siano attivi nelle associazioni. La Misericordia e la Confraternita del Suffragio sono associazioni di carità e ci danno molte soddisfazioni. I suffragati sono i fratelli e le sorelle defunte, quindi la seconda è più strettamente religiosa”.
“Prima, alla Misericordia non c’era nemmeno la metà dei servizi di oggi. Non stavano di turno a tutte l’ore – prosegue – e di certo non facevano la notte. C’era un custode che se capitava qualcosa di grave andava a chiamare le 3 o 4 persone che abitavano vicino. Usavano una veste nera e tenevano la buffa su sul capo. Nel ’56 fu deciso per la vestaglina bianca, col rosario appeso sulla parte sinistra”.
“I sancascianesi sono positivi – continua Paolo – ma ora sono tante le persone di fuori. San Casciano è cambiato perché sono cambiati gli abitanti. Noi ci siamo adeguati alle forme attuali, al nuovo modo di vedere le cose. Adesso c’è diffidenza. Prima s’andava tutti in piazza a passeggiare e ci si conosceva a menadito”.
“Quando s’era ragazzi – insiste – era venuto giù quasi tutto. Ci si divertiva a giocare nelle cantine e tra le macerie. Si faceva i “capannini”, che erano un nascondino un po’ più allargato: ci si separava e nascondeva in parti del paese diverse, poi ci si doveva trovare”.
“Ho lavorato al Calzaturificio Iacopozzi e da Loris – aggiunge – ma ora hanno entrambi chiuso. Alla Stianti e nei molti calzaturifici era impiegata tutta gente di San Casciano. Il paese era più bello e lo rimpiango tanto. Speriamo di poter migliorare”.
“Marcello Giuntini mi aiuta molto – tiene a dire – con le veccie e coi preparativi per le feste e la chiesa. Mi trovo bene in quest’ambiente e il governatore Marco Poli sa che anche se le cose non gli si chiedono si fanno lo stesso. È una persona saggia e che si fida di noi”.
La tradizione pasquale dei filamenti bianchi e gialli che adornano l’altare è diventata una sorta di… marchio di fabbrica: “Le veccie non credo che le usino più da nessuna parte, tranne che qui alla Misericordia e al Suffragio”.
“Tanti si interessano solo all’inizio – ammette – poi arriva la fatica perché ci vogliono preparazione e cura. Al Suffragio diverse persone hanno imparato a far gli addobbi senza di me e anche qui alla Misericordia c’è qualcuno a cui interessa di mantenere le tradizioni”.
“Mi dispiacerebbe se si smettesse – conclude – visto che adesso non si portano avanti che noi”.
Se la storia di un paese può essere degna di essere scoperta lo dobbiamo alle anime silenziose ed umili che abitano questi luoghi, dove ci imbattiamo sempre meno spesso e che persi nella nostra routine rischiamo di dimenticare.
Da anni, Paolo Bacci ci rende unici. Non dimentichiamoci la sua fiducia.
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