SAN CASCIANO – Una terra tanto verde deve alimentarsi di cose buone e anche chi la abita deve nutrirsi al meglio, per rendere onore ad un tale dono. Genni Cortigiani ci ha sfamato per bene, a suon di passi di danza, ma non solo. È una fiorentina trapiantata nel nostro comune e qui immediatamente attiva.
“Decisi di lasciare una scuola a Scandicci – ci spiega – per fare un altro tipo di vita”.
Il Laboratorio Amaltea nasce nel ’90 a Mercatale, con il nome “Il laboratorio”, Genni in veste di presidente e Dimitri Frosali nei panni di vice: “Abbiamo fuso teatro e danza – prosegue Genni – e fatto i primi spettacoli nel giugno del ’91. Avevo avuto solo collaborazioni, mentre qui abbiamo creato una cosa voluta da noi. Credo sia questo il suo punto di forza: l’impronta e la filosofia precise, anche nel metodo di lavoro”.
Nel 2005, i nuovi soci Marco Borgheresi e Patrick Duquesne donano un interessante respiro internazionale alle attività del gruppo. “Dimitri rappresenta con me la memoria storica dell’associazione. Gli ho ceduto le redini dopo 23 anni di presidenza. Oggi – sorride Genni – festeggiamo il 25° anniversario del laboratorio”.
“È nato tutto perché volevo venire in campagna – racconta – e scappare dalla città. La differenza che ho trovato nel modo di vivere la vita è meravigliosa. Rimasi sbalordita dalla fantasia dei bambini, enorme rispetto a quella dei cittadini”.
“La “purezza” del territorio – sostiene – è andata un po’ persa perché i paesi cercano appunto di somigliare alle metropoli. L’attenzione e la comunicazione sono cambiate, il parlare e l’ascoltare diminuiti. Per fortuna ci salva il contesto piccolo. Ci vediamo sempre e sentiamo ancora parlare tutti, dalle persone anziane a quelle più giovani. È un’enorme ricchezza che le dimensioni del paese ci costringano a questo, perché continuiamo a sentire voci che altrimenti perderemmo”.
“Quand’arrivai – aggiunge – per i ragazzi c’erano poche offerte. Si giocava a calcio, soprattutto, ed il Teatro Niccolini era ancora chiuso. Poi sono nate tante attività e c’è stato un arricchimento positivo”.
“Sono avvenuti dei cambi generazionali forti. Quano iniziai a Mercatale – insiste – i bambini non avevano nemmeno la TV. Erano un foglio bianco che loro stessi potevano dipingere, mentre adesso a 5-6 anni sono già pieni di nozioni, immagini ed informazioni che non sono create da loro. Sono splendidi comunque, però fanno più fatica a mettere del proprio”.
“Non insegno più come 25 anni fa – confessa – perché ho prestato attenzione a questi cambiamenti, provando a modificare la mia capacità di trasmettere la danza a persone ogni volta diverse. Quando lavori coi ragazzi, sta a te cercare il modo di arrivare. Io ho fatto la mia strada tranquillamente, ma rapportandomi sempre con quel che accadeva. Allora succede che ti correggi e individui il tuo modo di comunicare. Voglio veicolare la mia passione e sono io che devo trovare il modo”.
“Il mio augurio a San Casciano – tiene a dire – riguarda la cultura a tutto tondo, quella vera. Siamo pieni di gente che vorrebbe trasmetterne. Manca un incontrarsi, un raccordo che valorizzi le tante realtà indipendenti e piccole, perché da sole non hanno la forza necessaria”.
“C’è bisogno di un collegamento – puntualizza – di una sorta di sostegno generale. Non scontrarsi con una burocrazia pazzesca è diventato impossibile e si genera un meccanismo di stanchezza. Come associazione proviamo ad aiutare, ma diventa sempre più difficile. Io vado avanti facendo molto da me e fortunatamente ho un ritorno, però sembra di essere tornati negli anni ’70, quando ci si trovava nelle cantine ad organizzare cortei e creare cose. Non avendo un interlocutore che ti considera si limita la possibilità di espandersi e si perdono importanti occasioni”.
“L’aspetto più positivo – conclude – è che molti nostri allievi sono cresciuti, diventando persone che fanno cultura. Posso dire di aver tirato su delle ragazze che si sono specializzate fuori, ma poi sono tornate ad insegnare qui, per reinvestire le proprie esperienze e rimettere in circolo il proprio bagaglio culturale nel loro territorio. La possibilità di formare persone appassionate, che portano nuova linfa vitale e vivacità, ci ha tenuto vivi. Tirare su i giovani è fondamentale per il futuro di ognuno”.
La formazione è l’elemento più importante di questa scuola di danza e teatro: bisogna dirlo che chi si nutre di arte può crescere bene, sano e appassionato, e ringraziare chi ha continuato a ribadirlo per noi. Solo lo scambio nella cultura può ricordarci di vivere appieno, con la voglia di provare a dipingere insieme un verde futuro radioso.
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