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venerdì 16 Gennaio 2026
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    Il caffè del buonumore si prende dal Cinelli al Bardella, dove ci si sente a casa

    Per "Sancascianesi di Mestiere" facciamo visita al bar-rifugio aperto da Mario e famiglia

    SAN CASCIANO – Tra i luoghi del nostro paese che sanno essere un rifugio per chi ci vive c’è un bar all’ingresso di una frazione in crescita, che si espande da Bardella a Gentilino. “Il Cinelli” è ricettacolo di tante persone e quando si svolta l’angolo di Via Leonardo Da Vinci si sente subito profumo di casa.

    Silvia ed Edy si alternano al bancone, pronte ad accoglierti col loro perenne sorriso. Mario trova sempre una buona parola per tutti. Per questo, tra gli operai, i nonni ed i bambini che si prendono una tregua al bar “bardellotto” si trova il conforto del buonumore.

    “Mario Cinelli  – si introduce – è nato ivi risiede a San Casciano da 81 anni. La storia di questo bar è lunga di perridere. Inizia nel ’69 come alimentari, poi diventa bar nel ’95 e cambia nome: prima era Taddei Maria Luisa e Morena come i nomi della mia moglie e della sua sorella, ma per tutti è sempre stato il Cinelli e io vociavo se mi si chiamava Taddei. Lavorare coi figlioli è un piacere, peggio è con la moglie. Basta tu dica una cosa storta e la ti tira una pedata”. Al ricordo di Maria Luisa aggiunge: “Ma se sapessi dove l’è, andrei a ripigliarla ancora”.

    “S’è sempre lavorato come somari – prosegue – e s’è sempre remunerato qualcosa. Ora le catene si espandono e il piccolo commercio è in decadenza. Come me, gli altri fanno uguale. M’auguro che la gente possa stare meglio, senza tanti problemi creati dallo Stato, dalle leggi e dai Comuni. Da 60 anni comandano i soliti dovunque. Anche se fanno entrar dei giovani non gli lascian cambiar nulla. Gli fanno pigliare la seggiola e poi gli dicono che fare”.

    La zona del Bardella ha un gusto quasi rionale: “Sono stato un costruttore di questa parte di paese – continua – tra i primi a far la casa in questa strada e che han cercato di ampliare la zona artigianale. Allora non la criticavano, perché c’era bisogno di lavoro in più. Ora ci vorrebbero solo case”.

    “Io sarei geometra – interviene Silvia – e questo doveva essere un impiego transitorio, ma adesso se dovessi chiudere andrei a fare la barista da qualche altra parte. Anche il geometra risolve i problemi degli altri, ma qui devi dar loro un sorriso tutte le volte che si presentano al bancone. Di sicuro la situazione economica di ora ti fa godere meno il mestiere. Ti toglie più il sorriso quella che alzarsi alle 5 e mezzo tutte le mattine”.

    “Sono contenta – sorride – di aver creato una casa-famiglia invece che un vero e proprio bar, dove la gente viene a chiederti da una cipolla se rimane senza, ad una chiacchiera e una consolazione. La mia clientela è davvero la mia famiglia. Sopporta i miei gatti, vede i cambiamenti del mio colore di capelli e capisce se sono tranquilla o arrabbiata”.

    Silvia partecipa agli eventi del territorio con associazioni come la Racchetta e le Contrade Sancascianesi: “Di San Casciano cambierei le continue proteste. C’è un comitato contro ad ogni cosa. Io son per far vivere questo paese, sfruttare gli spazi e le feste. Se per una sera fino all’1 non dormi pace! Poi si fanno troppi confronti sull’impegno nel volontariato. È bene farlo ma ognuno gli dedica il tempo che ha, anche perché se uno decide di dedicarcisi non deve star a guardare quanto fa l’altro in paragone a lui”.

    Anche Edy Fusi ha sempre vissuto al Bardella, in Via Argiano: “Il bar era al centro tra le case dei miei nonni paterni e materni e l’ho sempre frequentato anche prima di venirci a lavorare 16 anni fa. Facevo questo mestiere, ma non qui. Mi pareva strano dover gestire i miei amici nel posto in cui uscivamo insieme. Ora è palese che mi piace lavorarci e che mi garba la gente che ci viene”.

    “Penso di essere andata a San Casciano la prima volta da sola a 14 anni, in motorino. Prima si stava tra “bardellotti” al campetto e anche questo bar era più relativo al quartiere. Ci venivano solo gli abitanti delle 10 vie del Bardella, dai nonni ai bambini. L’avvento delle scuole elementari è stato la svolta. Poi le nuove case al Gentilino son state abitate da sancascianesi e persone di fuori e questa zona si è omologata al paese”.

    “Trovo che sia i giovani che gli anziani si siano disinnamorati di questo paese, invece vorrei che lo vedessero un po’ più come me. Questa volontà farà anche parte dell’animo del commerciante – conclude –  ma io ho deciso che la mia vita la volevo qui e mi piacerebbe che più persone fossero affezionate a questo paese, che lo vivessero e ci perdessero più tempo”.

    Di questa genuinità si innamora chi conosce il Bardella, la sua gente e le sue abitudini. Perché niente è più piacevole e confortante di un sapore tanto spontaneo e sincero.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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