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martedì 10 Marzo 2026
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    Cittadinanza Attiva: “Abbassiamo le tasse comunali (e diciamo come). Ma il Pd ha detto di no”

    "A Bagno a Ripoli tutti i cittadini/contribuenti, con un reddito superiore a 7.500 euro, pagano la stessa aliquota, la massima prevista per legge fra l’altro. In pratica una flat tax"

    BAGNO A RIPOLI – “Di solito siamo etichettati come… quelli del no. Questa volta però è stata la maggioranza del Pd a dire di no alla nostra proposta di abbassare le tasse comunali a chi ha redditi più bassi e di incentivare chi installa impianti fotovoltaici”.

    Lo dichiarano dal gruppo consiliare di opposizione Per Una Cittadinanza Attiva, rappresentato in consiglio da Sonia Redini e Beniamino Deidda.

    “Con una mozione, presentata allo scorso consiglio comunale – spiegano – abbiamo chiesto che gli uffici comunali preparassero uno studio o delle proiezioni, in modo da valutare di stabilire aliquote di addizionale comunale IRPEF, progressivamente crescenti a seconda dei diversi scaglioni di reddito ed eventualmente alzando la soglia di esenzione a 15 mila euro”.

    “Sì – sottolineano – perché a Bagno a Ripoli tutti i cittadini/contribuenti, con un reddito superiore a 7.500 euro, pagano la stessa aliquota, la massima prevista per legge fra l’altro. In pratica una flat tax”.

    “Conoscere quanti sono i redditi nella varie fasce e quantificare il minor gettito – riprendono da Cittadinanza Attiva – ci sembrava una richiesta corretta, un quadro oggettivo da cui partire per orientare le scelte politiche. Ma il gruppo del Partito democratico si è affannato pur di non approvarla: hanno detto che comunque sarebbe stato un beneficio minimo per un cittadino e che l’ufficio è già oberato di lavoro e avrebbe difficoltà a preparare lo studio conoscitivo”.

    “La mozione poi – evidenziano – chiedeva un’altra cosa, sempre come scelta di politica tributaria: uno studio per conoscere quale sarebbe il gettito IMU, se decidessimo di agevolare per chi investe in energia rinnovabile, con una riduzione dell’aliquota ordinaria, che a Bagno a Ripoli è sempre la massima applicabile per legge. Ma anche qui hanno prevalso le ragioni del no: ci sono già incentivi alle imprese sul fotovoltaico, le riduzioni avrebbero un impatto minimo”.

    “In sostanza – denunciano – per il Partito democratico di Bagno a Ripoli la transizione energetica e l’aiuto alle fasce più deboli non si perseguono usando la leva fiscale. Anzi, c’è il rischio che l’amministrazione abbia meno entrate. E a loro basta che sia l’Amministrazione a decidere come ridistribuire le risorse, “rimediando all’ingiustizia” di far pagare di più anche a chi ha meno”.

    “Noi abbiamo un’altra visione politica – incalzano – quella di rendere la pressione fiscale più equa e rispettosa della Costituzione, perché l’art. 53 chiede esattamente che il sistema tributario sia informato a criteri di progressività, ossia che le tasse siano modulate per far pagare meno chi ha meno. E, con gli anni, anche pochi euro possono diventare un risparmio. E vogliamo fare la nostra parte per spingere verso la produzione di energia pulita, anche con la leva fiscale oltre che attraverso la semplificazione delle procedure urbanistico-edilizie”.

    “Tanti altri Comuni dell’area metropolitana lo stanno facendo – concludono – e fa sorridere che a Firenze, di recente, abbiano approvato la richiesta di uno studio per capire se aumentare le tasse comunali (partono da aliquote più basse delle nostre), mentre a Bagno a Ripoli non lo si voglia fare per abbassarle”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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