GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Mentre ne stiamo scrivendo probabilmente Vanessa Galassini e le sue colleghe, insieme ad altri connazionali, sarà quasi arrivata a Ryad dopo un lungo viaggio iniziato a Doha.
Dall’aeroporto internazionale della capitale saudita dovrebbero poi poter prendere un volo in nottata, per rientrare in Italia domani.
Riusciamo a contattarla non senza difficoltà, solo attraverso Whatsapp, mentre si stanno spostando.
La ventiseienne grassinese si trovava nel Qatar per lavoro, quando sono iniziati i bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
“Dovevo ripartire domenica 1 marzo – ci dice – Sabato mattina però ci siamo svegliate con la notizia dell’attacco del presidente Trump e, poco tempo dopo, hanno iniziato a suonare gli allarmi nei luoghi pubblici”.
“Poi – prosegue – una notifica sul cellulare da parte del governo ci ha consigliato di stare al chiuso. Così io e le mie colleghe ci siamo subito iscritte all’app istituzionale Viaggiare Sicuri e rinchiuse in albergo”.
Iniziano l’attesa e la preoccupazione, come per tanti altri connazionali che si trovavano in quelle zone: “Ieri ci é arrivata una notifica che parlava di un viaggio organizzato dall’ambasciata italiana in pullman verso l’Arabia Saudita. L’ambasciatore italiano del Qatar ci ha personalmente accompagnato verso il confine, dove ci aspetta il console italiano saudita”.
“La nostra fortuna è stata avere un passaporto molto… potente – precisa – nel senso che il visto per l’Arabia Saudita non lo danno a tutti. Ma agli italiani viene emesso online in pochi minuti”.
“Siamo un po’ stanche ma stiamo bene” sono le ultime parole che riusciamo a scambiare.
Abbiamo raggiunto anche i genitori di Vanessa, Monica e Andrea, che seguono l’evolversi della situazione e gli aggiornamenti che Vanessa riesce a dare loro sugli spostamenti.
“Sono giorni estremamente difficili per noi, ore di angoscia come per tutti coloro che hanno figli o parenti in quelle zone in questo momento” ci dice Monica, con la voce provata.
“Abbiamo trovato la forza nelle tante persone che ci sono vicine – conclude – che si fanno sentire e ci sostengono”.
Ancora, però, l’attesa non è finita.
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