GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Giulia Gambassi è una sorridente ragazza di ventitré anni, ripolese, con un carattere deciso che, con una buona dose di entusiasmo e molte idee, ha deciso di investire su stessa.
“Il mio sogno – ci racconta – è sempre stato quello di aprire una mia attività prendendo spunto dall’impegno dei miei genitori, che hanno un’azienda. Un’attività che fosse però solo mia, rifiutando in qualche modo l’idea che sarei stata destinata a entrare a lavorare nella loro”.
L’abbiamo incontrata in quello che è ormai diventato il suo spazio sartoriale creativo, ritagliato nel laboratorio dei genitori poco fuori Grassina.
“Non sono ingrata – tiene a dire – voglio precisarlo questo, perché è grazie ai miei genitori se ho potuto studiare moda e seguire quella che è la mia passione. Però sono sempre stata chiara, spiegando che non avrei mai portato avanti la loro attività. Consapevoli di questo, mi hanno comunque sempre incoraggiato”.
“Ho cercato un’alternativa per portare avanti un nome – continua Giulia – ma in un altro tipo di mercato. E la decisone su quale direzione prendere è nata anche vivendo la quotidianità del lavoro insieme a loro. So che il percorso è lungo e che il coraggio non basta. Ci vuole anche un po’ di fortuna, quindi… ci proviamo”.
Un progetto, il suo, che strizza l’occhio al pianeta e alla sua fragilità, che pone attenzione alla sostenibilità e a un’economia circolare. Nella quale Giulia crede molto.
Temi attuali di cui parla con cognizione. Concetti come “fast fashion” e “upcycling” non sono scatole vuote, ma portano a una sua visione ben precisa.
“La sostenibilità oggi ha un peso importante e ne abbiamo bisogno – sottolinea – Nel mio piccolo cerco di non produrre quantità che poi andranno in discarica, ma dare valore a ciò che ha un potenziale, dando una seconda vita”.
Ha capito che la comunicazione è fondamentale, un linguaggio che corre sulla rete: “Sui social mi propongo per quella che sono, senza filtri e con poco trucco. C’è molto di Giulia in tutto quello che faccio. Questo può piacere, ma anche attirarmi delle critiche.
“Fino ad oggi nessuna – sorride scaramantica – ma così sarò pronta ad affrontarle”.
Ci tiene a sottolineare che il suo non è un sogno romantico: “Parlo di un lavoro concreto, fatto di studio e di cura, oltre che di artigianalità e originalità. Tengo molto all’unicità di ogni pezzo, che valorizza l’unicità della persona”.
Le chiediamo se crede che siano più importanti i mezzi o le idee: “Le idee sono super importanti per distinguersi, perché sul mercato c’è tanto di tutto: quindi essere originale è quasi impossibile. Crearsi un qualcosa di identificativo, di riconoscibile, è il mio obbiettivo. Non invento nulla di nuovo, studio e sono sempre alla ricerca per farmi strada con il mio stile ed essere conosciuta attraverso ciò che faccio”.
“I mezzi però secondo me sono più importanti – continua con sincerità – Almeno all’inizio, quando si comincia a muovere i primi passi. Ma anche le competenze lo sono: è l’equilibrio di una bilancia, tra le idee e i mezzi; e nel mezzo ci stanno le competenze, quello che sai o non sai fare”.
Non è tutto facile ovviamente, iniziare e continuare: “Mi sono buttata, come saltare in un burrone, sperando che sotto ci sia un materasso. Ma il rischio ne vale la pena proprio perché siamo giovani: se dovesse andar male ho in mano un mestiere con il quale potrei rilanciarmi. Gli adulti a volte vorrebbero vedere chissà cosa da parte dei giovani, ma poi non ci danno lo spazio e il modo per portare avanti le nostre idee”.
“Non c’è possibilità di ricevere nessun tipo di aiuto economico – puntualizza – e anche in ambito burocratico nessuno ci dà consigli. Io ho avuto i miei genitori che mi hanno aiutato, altrimenti non avrei potuto fare leva su nessun tipo di risorsa, né avere accesso a nessun tipo di finanziamento. Se non hai una famiglia che può darti una spinta è impossibile cominciare”.
Lei comunque è molto motivata e sta iniziando a prendersi le sue soddisfazioni: “Sto facendo quello che mi piace” ci dice mentre stiamo per salutarci. Sorridendo.
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