TOSCANA – “La tematica della ri-espansione della specie del lupo sui nostri territori, come si sa, determina reazioni diverse, dall’entusiasmo di alcuni all’allarme di altri, dalle polemiche relative ai possibili impatti su alcune realtà produttive alle discussioni su prevenzione e gestione”.
Inizia così la riflessione del WWF toscano sulla notizia di un progetto affidato all’Università di Sassari per il monitoraggio della specie in Toscana.
“L’Università – prosegue il WWF – è senza dubbio il soggetto maggiormente in grado, se non l’unico, di conferire autorevolezza e indipendenza ad uno studio di questo tipo”.
“Non viene quindi messa in discussione l’impostazione o la conduzione tecnico-scientifica – prosegue l’associazione – ma non si può far altro che confermare i dubbi già espressi sul coinvolgimento di soggetti, quali Coldiretti e Federcaccia, che hanno condotto una campagna contro il lupo che ha portato al declassamento dello status di tutela della specie a livello europeo e che oggi stanno spingendo per il recepimento del declassamento nella legislazione italiana”.
“Le critiche – proseguono – che, come WWF, abbiamo ritenuto utile sollevare sono relative a questo aspetto, cioè il coinvolgimento attualmente “unilaterale” nella raccolta dati di soggetti della società civile, limitati ad espressioni del mondo venatorio e agricolo, le cui posizioni sul tema-lupo sono state orientate verso l’allarme piuttosto che la convivenza”.
“Una scelta di questo tipo – aggiungono ancora – non facilita la ricerca di una armonia e una condivisione di scenari fra le tante parti coinvolte da questa tematica e non aiuta a trovare soluzioni e approcci condivisi”.
“Se si vuole aprire l’attuazione sul campo del progetto a portatori di interessi particolari – si suggerisce – a maggior ragione si dovrà fare attenzione e coinvolgere chi è portatore di interessi generali, aprendosi a ulteriori contributi su dati e scenari”.
Sempre secondo il WWF toscano, presieduto da Guido Scoccianti, “i dati raccolti potranno essere utili per valutare e mettere in campo azioni gestionali efficaci, ricordando, vogliamo bene sottolineare perché su questo ci sia chiarezza, che il declassamento non determina di per sé la possibilità di procedere ad abbattimenti”.
“La Regione – incalzano – nella gestione delle specie deve basarsi sulle migliori evidenze scientifiche. A questo proposito, a chi già prefigura eventuali rimozioni di un certo numero di lupi, ricordiamo che, oltre a non risolvere efficacemente i problemi dell’allevamento, interventi di questo tipo potrebbero in alcuni casi addirittura aggravarli, come dimostrato da numerosi studi scientifici, mentre l’adozione capillare di strumenti di prevenzione è l’unico approccio in grado di dare risultati concreti”.
“Fondamentale avere un quadro aggiornato della situazione lupo – concludono – per poter agire in maniera preventiva nelle zone di nuova espansione, tramite opportuna informazione alla popolazione su come comportarsi in presenza del lupo, ad esempio per quanto riguarda la gestione corretta di scarti alimentari e animali d’affezione, ma anche per introdurre interventi puntuali di dissuasione o, solo in casi eccezionali, cattura di singoli esemplari che dovessero sviluppare comportamenti problematici o pericolosi, garantendo un’efficace coesistenza tra la conservazione della specie e le attività umane”.
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