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venerdì 13 Marzo 2026
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    San Giovanni di Dio “amico del rene”: 38 pazienti evitano gravi nefropatie grazie a interventi con C02

    Se ne è parlato nella Giornata Mondiale del rene, nell'Auditorium dell'ospedale dove si sono confrontati chirurghi endovascolari, nefrologi e radiologi interventisti

    FIRENZE – Sono ospedali amici del rene perché tutti mettono in campo soluzioni innovative e intelligenti, per una patologia che può colpire fino al 10% della popolazione e che è al settimo posto tra le prime dieci cause di morte al mondo tra le malattie non trasmissibili.

    Nella Giornata Mondiale del rene, la prevenzione, la diagnosi e la presa in carico della malattia renale cronica, trovano negli ospedali della Asl Toscana centro una sanità amica.

    Con l’ospedale San Giovanni di Dio che negli ultimi anni ha dimostrato di essere all’avanguardia nei percorsi che oggi hanno una valenza aziendale e che, in ambiti come quello della tecnica angiografica con anidride carbonica (CO2) come mezzo di contrasto in alternativa al contrasto iodato, è stato promotore di una vera e propria frontiera della medicina.

    Di come questo utilizzo della CO2 abbia cambiato radicalmente il volto della chirurgia vascolare negli ospedali dell’Azienda ma anche dei percorsi, degli ambulatori e dei progetti condotti in collaborazione con le nefrologie della Asl Toscana centro, si è parlato nella Giornata Mondiale del rene, nell’Auditorium dell’ospedale dove si sono confrontati chirurghi endovascolari, nefrologi e radiologi interventisti.

    L’evento dal titolo “Amici del rene” è stato organizzato per sottolineare la sinergia fra chirurgie vascolari, nefrologie e radiologie interventistiche degli ospedali della Asl Toscana centro.

    Ad aprire i lavori dinanzi alla platea dei professionisti e delle associazioni dei pazienti (ANED Associazione Nazionale Emodializzati), il presidente della Regione, Eugenio Giani: “Sono qui perché ci sono professionisti – ha detto – che esprimono un’eccellenza e sono capaci di offrire un servizio diffuso. Un motivo di orgoglio per tutti noi”.

    A margine, Giani ha ricordato anche come sull’ospedale San Giovanni di Dio “la Regione stia portando avanti un grande investimento, con più di 40 milioni, per offrire maggiori servizi e strutturare il nuovo pronto soccorso. L’ospedale è diventato un po’ un polo educativo globale su queste tematiche e forma specialisti provenienti da tutto il mondo”.

    Il direttore generale della Asl Toscana centro, Valerio Mari, ha sottolineato: “La giornata è particolarmente significativa perché testimonia la capacità della nostra Azienda di lavorare in modo integrato tra discipline e territori, mettendo in rete competenze, casistiche ed esperienze per sviluppare modelli organizzativi e clinici sempre più efficaci. È proprio attraverso questa collaborazione multidisciplinare che l’innovazione può tradursi in risultati concreti per i pazienti e diventare un patrimonio condiviso e replicabile. Allo stesso tempo, investire in innovazione significa anche creare un ambiente professionale attrattivo, capace di offrire ai medici di oggi e di domani opportunità di crescita, ricerca e sviluppo di nuove competenze”.

    Hanno introdotto l’evento il direttore del Dipartimento delle Specialistiche chirurgiche, Stefano Michelagnoli e il direttore del Dipartimento delle Specialistiche mediche, Pasquale Palumbo.

    Sono intervenuti anche il direttore di presidio, Simone Naldini, il presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze e direttore della Nefrologia e Dialisi di Firenze 2, Pietro Claudio Dattolo, il direttore della Chirurgia endovascolare aortica, Emiliano Chisci, il direttore di Nefrologia e Dialisi 1, Alberto Rosati e per l’Associazione Aned, Mauro Ringressi.

    Nel 2025 la chirurgia vascolare del San Giovanni di Dio ha tagliato il prestigioso traguardo dei 2000 casi trattati con la tecnica della CO2, utilizzata dall’ospedale per la prima volta nel 2014.

    Grazie a questa tecnica è incrementata anche la sinergia con la nefrologia aziendale e ciò ha portato a risultati straordinari: negli ultimi anni 38 pazienti con gravi ostruzioni delle arterie renali hanno evitato il rischio di nefropatie da mezzo di contrasto iodato grazie a interventi di rivascolarizzazione eseguiti proprio con CO2.

    “Esiste una frontiera della medicina dove l’innovazione non passa solo attraverso nuovi ferri o robot, ma attraverso l’uso intelligente di elementi naturali – ha spiegato il direttore della chirurgia vascolare del San Giovanni di Dio e del dipartimento delle specialistiche chirurgiche, Stefano Michelagnoli – All’ospedale San Giovanni di Dio questa frontiera ha il nome dell’anidride carbonica (CO2). Dal 2014, quello che era iniziato come un approccio pionieristico si è trasformato in una realtà consolidata e oggi la metodica è diventata la routine, estesa anche a chi non presenta patologie pregresse, per garantire una protezione totale”.

    Trattamenti vascolari degli arti inferiori vengono eseguiti, infatti, non solo al San Giovanni di Dio ma anche negli altri ospedali dell’Azienda, a Empoli, Prato, Pistoia e Firenze.

    Ma i pazienti con problematiche renali che durante le procedure di chirurgia vascolare devono sottoporsi a una angiografia con mezzo di contrasto, vengono trasferiti al San Giovanni di Dio dove l’esame viene eseguito utilizzando la CO2 e che è diventato un Centro di riferimento a livello italiano.

    “Tutto ciò – ha sottolineato Michelagnoli – è stato possibile grazie alla vicinanza della Direzione della Asl e della Regione che hanno via via dotato la struttura dei migliori e più avanzati strumenti primo fra tutti la sala operatoria ibrida setting assistenziale di avanguardia di cui siamo dotati”.

    La vera eccellenza del Centro si manifesta nelle procedure più complesse. Ad oggi, tutte le operazioni sull’aorta toraco-addominale e addominale vengono eseguite utilizzando esclusivamente la CO2. Questo permette di navigare i vasi e posizionare endoprotesi con estrema precisione senza infliggere alcuno stress tossico al parenchima renale.

    Inoltre, tale tecnica è stata estesa anche al distretto arterioso periferico per interventi di rivascolarizzazione degli arti inferiori.

    L’impegno per la salvaguardia dell’organo non finisce in sala operatoria. La continuità assistenziale è garantita da un protocollo di follow up innovativo che prevede l’uso dell’ecografia con mezzo di contrasto (Ceus), una tecnica che non utilizza iodio e che permette di monitorare i risultati nel tempo in totale sicurezza.

    “Tale tecnica – ha ribadito Pasquale Palumbo – si affianca all’impegno ed alla competenza di tutte le nefrologie aziendali, che, anche laddove questa metodica non è disponibile, assicurano un percorso mirato alla prevenzione della nefropatia da mezzo di contrasto impiegando il protocollo aziendale, presente da anni, sulla CIN (Contrast -Induced Nephropathy) da mezzo iodato e da gadolinio”.

    “Oggi la CO2 permette una visualizzazione dei vasi altrettanto accurata del contrasto iodato ma è assolutamente innocua per i reni – ha sottolineato Alberto Rosati, Direttore Nefrologia Firenze 1 (di cui fa parte il San Giovanni di Dio) ed Empoli e Coordinatore Regionale Programma Trapianto Rene – Nella prevenzione del danno renale acuto, la C02 può ridurre il rischio di complicanze renali e rappresentare uno strumento efficace per una medicina sempre più a misura di paziente”.

    La diagnosi precoce del danno renale: i percorsi in Azienda

    Una diagnosi precoce della patologia renale permette di cogliere la malattia negli stadi iniziali quando i risultati delle cure sono molto più efficaci.

    Tutte le nefrologie della Asl Toscana centro condividono il percorso biopsia renale che ha come riferimento la nefrologia dell’ospedale Santa Maria Annunziata, diretta da Pietro Dattolo.

    È possibile riferire al nefrologo tutti i casi di anomalia degli indici di funzione renale che non siano spiegabili semplicemente con l’invecchiamento fisiologico del rene. In particolare, devono essere segnalati al nefrologo prontamente per una presa in carico ed eventuale accertamento bioptico, le alterazioni della creatinina o la presenza di proteine o globuli rossi nelle urine.

    L’Asl Toscana centro dispone di otto Nefrologie negli ospedali di Pistoia, Pescia, Prato, Borgo San Lorenzo, Firenze Santa Maria Annunziata, Firenze Santa Maria Novella, Firenze San Giovanni di Dio, Empoli. Per la dialisi ci sono 172 posti tecnici. In totale 796 pazienti sono in emodialisi e vengono erogati 117.800 trattamenti dialitici all’anno.

    La gestione dell’insufficienza renale cronica

    Molti pazienti con insufficienza renale cronica, presentano in contemporanea altre malattie, in particolare diabete e scompenso cardiaco. In questi casi vengono avviati dei percorsi multidisciplinari di presa in carico che possono coinvolgere il diabetologo, il cardiologo o entrambi.

    Al San Giovanni di Dio è attivo il percorso per la gestione della sindrome cardio-nefro-metabolica, un approccio multidisciplinare per ridurre il rischio cardiovascolare e renale. A livello aziendale sono presenti, in tutte le nefrologie, ambulatori per la malattia renale cronica negli stadi avanzati e l’ambulatorio nefro diabetologico che integra le competenze del nefrologo e del diabetologo.

    Alla nefrologia del Santo Stefano di Prato – diretta da Gesualdo Campolo – è presente l’ambulatorio per la transizione bambino adulto, dedicata alla transizione per malattie nefrologiche in un’ottica di continuità e l’ambulatorio dei pazienti nefropatici con malattie oncologiche.

    La nefrologia pistoiese – diretta da Alessandro Capitanini – è stata, negli anni, antesignana del trattamento dialitico presso il domicilio dei pazienti, ma anche di un percorso specifico sull’attività fisica nel dializzato e nel portatore di trapianto renale.

    Le terapie sostitutive

    Quando la funzione renale si riduce al di sotto del 10-15% di quella normale, l’insufficienza renale diventa incompatibile con la vita e la funzione renale deve essere sostituita con la dialisi o con il trapianto.

    Il trapianto rappresenta certamente la soluzione ideale laddove percorribile. La promozione del trapianto da vivente è un obiettivo che la Toscana e la nostra Azienda in particolare portano avanti da molti anni. A livello aziendale esiste una rete di ambulatori di follow-up dove tutti i pazienti che hanno fatto un trapianto vengono presi in carico.

    Unici in Italia, la Asl Toscana Centro ha a livello aziendale un programma di centralizzazione di tutte le attività di prevenzione oncologica e cardiovascolare che garantisce a questi pazienti il più alto livello di difesa verso queste complicanze. La patologia oncologica e cardiovascolare ha un’alta prevalenza in questa popolazione e solo un approccio proattivo affidato a specialisti con una esperienza specifica garantisce una efficace prevenzione.

    “Il paziente in dialisi – ha commentato il dottor Rosati – è estremamente complesso per le problematiche inerenti al trattamento e per la sua qualità di vita inevitabilmente in parte compromessa. La cura che noi dedichiamo a questi pazienti è massima e abbiamo concepito una progettualità dedicata a loro”.

    Sono dedicati a questi pazienti i percorsi di attività fisica in dialisi, e il percorso interaziendale per la gestione dell’accesso vascolare. In tutte le nefrologie viene adottato un progetto di eccellenza per la vaccinazione dei pazienti dializzati e trapiantati.

    L’approccio aziendale che prevede di portare la vaccinazione al letto del paziente in maniera proattiva ha permesso di raggiungere livelli di adesione che non hanno pari a livello internazionale.

    E ancora la Asl Toscana centro ha attivato la dialisi assistita a domicilio con l’infermiere, un percorso al momento attuato in Azienda dall’ospedale San Giovanni ma anch’esso condiviso a livello aziendale, un passo fondamentale per la domiciliarizzazione del trattamento dialitico

    Il “primato scientifico” del San Giovanni di Dio

    Il primato scientifico del San Giovanni di Dio è certificato dai numeri e dalle pubblicazioni. Lo studio multicentrico nazionale coordinato da Emiliano Chisci, che ha coinvolto dieci centri italiani, rappresenta attualmente la più vasta casistica mondiale sull’argomento, pubblicata con grande risonanza dalla rivista della Società Europea di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare.

    Questa massa critica di competenze ha trasformato l’ospedale in un polo educativo globale. Attraverso l’Angio Workshop, attivo dal 2024, il team del Torregalli forma specialisti provenienti da tutto il mondo, con il nuovo workshop previsto per questo mese quando esperti chirurghi vascolari provenienti da ogni continente arriveranno a Firenze, per apprendere i “tips & tricks” di una tecnica che sta ridefinendo gli standard di sicurezza mondiali.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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