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sabato 17 Gennaio 2026
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    Sant’Antonio Abate, Coldiretti Toscana: “Il rito della benedizione degli animali resiste, e si allarga alle città”

    "Resiste nelle comunità rurali della Toscana l'antico rito popolare della benedizione degli animali da reddito che affonda le sue radici nel IV secolo. Ma non solo..."

    TOSCANA – Sant’Antonio Abate, santo protettore degli animali e delle campagne, entra nelle stalle per benedire mucche, pecore e agnellini.

    “Resiste nelle comunità rurali della Toscana l’antico rito popolare della benedizione degli animali da reddito che affonda le sue radici nel IV secolo. Una ricorrenza ancora oggi forte e molto sentita dagli allevatori che il 17 gennaio, giorno della festa del patrono, accolgono nelle loro fattorie i parroci locali per pregare ed invocare la protezione delle loro greggi e delle loro attività”.

    A renderlo noto è Coldiretti Toscana nel sottolineare il ruolo fondamentale degli allevatori per la produzione di alimenti di qualità come carne, latte e uova, ingredienti chiave della dieta mediterranea, per la sopravvivenza delle comunità montane, la conservazione della biodiversità e la tenuta idrogeologica delle zone più interne. Un tesoro che va tutelato e protetto nell’interesse non solo di chi vive nelle campagne.

    “Nonostante le difficoltà che la zootecnia sta attraversando – spiega l’associazione – tra rincari energetici, ricambio generazionale faticoso, emergenze sanitarie (epizoozie), l’ultima la peste suina africana fino alla minaccia della carne sintetica, sono 500 mila gli animali tra mucche, pecore e maiali che vivono nella fattoria toscana. Il settore, con 500 milioni di euro di valore alla produzione, è un pilastro del Pil agricolo regionale incidendo per il 15%”.

    La ricorrenza di Sant’Antonio Abate “proviene dalla leggenda contadina – ricorda Coldiretti Toscana – che vuole che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio gli animali possano parlare tra loro, un evento considerato di buon auspicio solo se non ascoltato dagli uomini, che dovrebbero restare lontani dalle stalle. La tradizione deriva dall’antico usanza di allevare un maiale (il “maialino di Sant’Antonio”) per i monaci antoniani, simbolo della connessione tra il santo e la vita rurale”.

    “La crescente affezione per gli animali domestici – rimarca Coldiretti – ha progressivamente portato la festa dalle campagne e dalle stalle nelle chiese di città e piazze coinvolgendo tantissime famiglie che partecipano insieme ai loro gatti, cagnolini, pappagalli, criceti ma anche specie esotiche alle celebrazioni di Sant’Antonio organizzate per questa domenica dalle comunità parrocchiali”.

    “In Toscana – conclude – sono almeno 700 mila le famiglie che convivono in casa con un animale (42,7%), un numero in costante salita. Il rito antico, che ritma il calendario delle comunità di pastori da secoli, diventa così nell’era moderna un momento di cristiana riconoscenza, condivisione, amicizia e rispetto nei confronti dei nostri amici animali, sempre più presenti nelle nostre vite”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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