spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
mercoledì 18 Marzo 2026
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Romano Vanni: novant’anni di vita e trenta di presidenza della casa del popolo ai Bottai

    Il compleanno di pochi giorni fa è l'occasione per un racconto di vita, di volontariato, di scelte, di viola e nerazzurro, di garanzie personali alle banche, di battaglie civili...

    BOTTAI (IMPRUNETA) – Ai Bottai, lungo quella via Cassia che taglia la frazione prima di inerpicarsi verso le colline, la casa del popolo sta in piedi perché c’è chi, ogni giorno da più di trent’anni apre e chiude la porta: Romano Vanni.

    Romano ha compiuto novant’anni da pochi giorni, e da trenta è il presidente della casa del popolo.

    Romano è quello che dà la spinta, quello che media e coinvolge, e che controlla che tutto sia in ordine.

    La festa in giardino di pochi giorni fa per i suoi primi 90 anni, con la partecipazione di mezzo paese (e del sindaco Riccardo Lazzerini), è stata il giusto tributo a chi ha saputo “reggere la baracca” quando il mondo intorno è girato sottosopra.

    Trent’anni di presidenza non sono un medagliere, ma la storia di una resistenza concreta contro lo spopolamento e il disinteresse.

    La svolta degli anni ’90: dal bocciodromo alla sala da ballo, una scommessa vinta

    Negli anni Novanta, il modello del circolo vecchio stampo era al capolinea. I campi da bocce in sabbia, che pure avevano ospitato campionati italiani, restavano vuoti.

    “I giovani non giocavano più” ricorda Romano con la franchezza di chi non ha tempo per i rimpianti. La sua idea fu drastica: spianare tutto e costruire una sala per la musica e il ballo.

    Il consiglio di allora, composto da sette o otto persone nate e cresciute a Bottai, esitava. Servivano dieci milioni di lire e la banca non si accontentava della garanzia della struttura. Nessuno voleva rischiare.

    Vanni, che nella vita faceva l’imbianchino e non ha mai avuto paura della fatica, disse solo: “La firma la metto io”.

    Firmò senza dirlo a casa, assumendosi un debito che avrebbe potuto travolgerlo. Quella firma è la pietra angolare su cui poggia l’attuale autonomia del circolo: senza quel rischio personale, oggi il circolo dei Bottai sarebbe una saracinesca abbassata.

    Con il sindaco Lazzerini ai festeggiamenti del suo 90esimo compleanno

    La pizzeria e il volontariato: gestire il dissenso per creare comunità

    Una volta costruita la sala, Romano capì che gli affitti non bastavano a pagare i mutui. Serviva un’entrata costante. Nacque così l’idea della pizzeria, una mossa che fece storcere il naso ai puristi.

    Il vecchio cassiere di allora, un uomo ricordato come “bravissimo” proprio perché di un’onestà assoluta — dote non sempre scontata nei circoli, a sentir Romano — minacciò persino le dimissioni: “Se tu fai la pizzeria, io me ne vado”. Ma Vanni lo convinse a restare, perché la comunità valeva più del disaccordo.

    Il successo è arrivato grazie a una struttura di volontariato ferrea: cinque turni organizzati per coprire le domeniche.

    La pizza l’ha sempre fatta un “coco”, ora un ragazzo egiziano bravissimo, ma in cucina il peso è retto dalle donne, a partire dalla moglie di Romano, originaria di Tavarnuzze.

    È un esercizio di volontà: sono donne che non mollano, anche se c’è chi si è rotto un ginocchio o chi sente il peso degli anni. Se oggi la pizzeria garantisce ancora antipasti e primi fatti in casa, è grazie a questo gruppo che resiste, consapevole che ogni pizza servita serve a pagare le bollette e la manutenzione.

    Ancora oggi, tutte le domeniche sera vengono serviti 70-80 persone in sala, c’è un forno a legna e una cucina super accessoriata, frutto della lungimiranza e della forza di volontà, soprattutto, di Romano.

    Il tempo che passa: i Bottai tra spopolamento e nuove forma di convivenza

    Il paese di una volta non esiste più. I soci sono crollati: dai 150 e oltre degli anni d’oro ai 65-70 di oggi. Le grandi case con sette o otto stanze sono state frazionate in piccoli appartamenti abitati da persone che ai Bottai tornano solo per dormire.

    “Vanno a lavorare, prendono la macchina e via,” osserva Vanni. Il circolo è diventato un dormitorio sociale, salvato solo da chi viene da fuori, da Galluzzo o Tavarnuzze.

    Per sopravvivere, Romano ha dovuto superare anche gli steccati del campanilismo e del tifo, che in Toscana si sa, sono parecchio alti. L’ospitalità all’Inter Club è l’esempio più crudo del suo pragmatismo.

    Per un circolo storicamente “viola”, accettare gli interisti è stato un “boccone amaro” ma necessario: l’abbonamento a Sky Sport era diventato troppo caro e il circolo non poteva più permetterselo.

    L’Inter Club Scandicci-Impruneta ha accettato il compromesso, hanno preso la sala che Romano aveva fatto imbiancare di viola e, con grande correttezza, l’hanno re-imbiancata tutta loro, regalando anche un proiettore nuovo al circolo. Oggi convivono le due tifoserie, alternando le partite sul proiettore, con assoluta civiltà e spirito goliardico (Romano infatti ha ridipinto di viola la saletta adiacente).

    Tra i nuovi pilastri del circolo c’è anche il pizzaiolo egiziano e un collaboratore senegalese, che aiuta nelle pulizie e nell’apertura. È la nuova geografia del volontariato: senza l’unione di queste forze diverse, e la tenacia di Romano, la baracca sarebbe già chiusa.

    L’impegno civile: la battaglia per il parcheggio e la politica di una volta

    La presidenza Vanni è stata anche una trincea politica. Romano ricorda con orgoglio i tempi delle cellule del PCI, quando si distribuiva l’Unità casa per casa e il circolo era il cuore del dibattito ed era diventato orgogliosamente anche sezione di partito.

    Un dibattito che però con gli anni e il cambio della politica a livello nazionale che a cascata ha modificato anche i piccoli gruppi organizzati nei circoli, è scemato e si è completamente perso.

    Oggi alla casa del popolo non si parla più di politica, anche se il vicepresidente ha recentemente organizzato un incontro con alcuni professori per informare la comunità sul referendum del 22-23 marzo.

    La battaglia più dura degli ultimi anni, è stata quella civile, circa dieci anni fa, per il parcheggio e il bypass del Galluzzo, legati ai lavori della terza corsia. Quando l’impresa fallì lasciando tutto a metà, Vanni organizzò un comitato e guidò la protesta.

    Non furono solo chiacchiere: Romano minacciò il blocco stradale al semaforo dei Bottai, una mossa che avrebbe paralizzato tutto. La pressione fu tale che la protesta arrivò in Prefettura.

    Grazie anche all’aiuto di Riccardo Lazzerini, oggi sindaco di Impruneta, allora in Provincia, e alla mobilitazione dei cittadini, il traffico rimase bloccato fino alla Fortezza a Firenze. Fu quel “casino”, come lo definisce lui, a far ripartire i cantieri. È la testimonianza di una politica, di una lotta civile, che sapeva ancora incidere sulla vita delle persone.

    E il futuro, che sarà?

    Oggi il futuro della casa del popolo è un “testimone che scotta”. L’eredità è in mano a un gruppo di “giovani” sessantenni, tra cui il vicepresidente Alessandro Lavorini e il figlio di Romano, nati e cresciuti ai Bottai, ma che ora vivono e lavorano fuori.

    È, e sarà, un impegno gravoso: il figlio, per dire, che è il cassiere dell’associazione, lavora a Firenze in San Lorenzo; la mattina lascia il motorino al circolo, prende la macchina, e la sera, quando rientra, si ferma a fare i conti della giornata prima di tornare a casa a tarda sera, perchè la gestione di un circolo è anche tempo “tolto” alla famiglia, cosa che anche la moglie di Romano gli ha sempre recriminato negli anni.

    Il futuro è tutto da scrivere, intanto Romano sa bene che “senza l’esercito dietro si va da poche parti” e il suo ringraziamento va a tutti i soci e i volontari che lo hanno sostenuto in questi trent’anni.

    Nonostante i novant’anni, lui continua ad essere il primo a dare la spinta, convinto che l’onestà e il lavoro siano le uniche ricette per non far morire un luogo che ha visto crescere generazioni.

    Ai Bottai, finché Romano Vanni avrà forza, la porta resterà aperta.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...