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domenica 15 Marzo 2026
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    San Casciano: “Quando la nostra scuola si riempie di passione. Insegnanti a confronto sull’inclusione”

    Scrive una lettrice: "Un'aula piena di insegnanti il sabato mattina non è solo un segnale di professionalità: è il segno di una comunità educativa che crede ancora nella scuola..."

    Sabato mattina, alle otto e mezzo, l’auditorium della scuola primaria “Niccolò Machiavelli” di San Casciano era già gremito.

    Non era una giornata di straordinari, né un incontro per accumulare crediti in graduatoria. Era qualcosa di più raro: decine di insegnanti arrivati di buon mattino semplicemente per il desiderio di capire meglio come rendere la scuola davvero inclusiva.

    È stato un colpo d’occhio che racconta molto della comunità educativa del territorio: professionisti, docenti e genitori riuniti per riflettere insieme su uno dei temi più attuali della scuola di oggi, quello dei Bisogni Educativi Speciali e della plusdotazione.

    L’iniziativa, organizzata grazie alla collaborazione tra la dirigenza dell’istituto, il Comune di San Casciano e un gruppo di genitori particolarmente attivi, ha dimostrato come la scuola possa diventare un luogo di dialogo tra istituzioni, famiglie e professionisti, uniti da un obiettivo comune: il benessere e la crescita dei bambini e dei ragazzi della comunità.

    Il tema non è marginale. In Parlamento si discute infatti di nuove iniziative legislative dedicate alla plusdotazione e all’alto potenziale cognitivo, segno di una crescente attenzione istituzionale verso una realtà che per anni è rimasta poco riconosciuta nel sistema scolastico italiano.

    In questo contesto, momenti di confronto come quello organizzato a San Casciano assumono un valore ancora più significativo.

    Al centro della riflessione emersa durante la mattinata c’è un’idea semplice ma rivoluzionaria: l’inclusione non si costruisce attraverso etichette, ma attraverso una didattica capace di riconoscere la complessità degli studenti.

    Superare stereotipi e classificazioni rigide significa osservare ogni bambino nel suo funzionamento reale, nei suoi punti di forza e nelle sue fragilità, progettando ambienti di apprendimento flessibili e stimolanti.

    Il convegno, intitolato “Rileggere i BES tra risorse e fragilità”, ha proposto interventi che hanno affrontato il tema da prospettive diverse ma complementari. 

    La logopedista Azzurra Morrocchesi ha aperto i lavori invitando a superare una lettura puramente diagnostica dei disturbi del neurosviluppo, proponendo un approccio centrato sul profilo di funzionamento dello studente e sul ruolo del linguaggio come competenza trasversale fondamentale per l’apprendimento. 

    Successivamente la psicologa scolastica Filippina Romano ha affrontato il tema della plusdotazione, spiegando come l’alto potenziale non si riduca al quoziente intellettivo, ma coinvolga anche profondità di pensiero, intensità emotiva e possibili asincronie nello sviluppo.

    Comprendere questi aspetti permette alla scuola di evitare fraintendimenti – come interpretare noia o disinvestimento come scarso impegno – e di trasformare il talento in una risorsa per tutta la classe. 

    La mattinata si è conclusa con il laboratorio guidato da Silvia Giordano, docente e formatrice specializzata in alto potenziale, che ha proposto strumenti concreti per ripensare la didattica in chiave inclusiva: lezioni su più livelli di complessità, compiti modulari e aperti, possibilità di scelta libera e percorsi di approfondimento capaci di valorizzare la diversità dei modi di apprendere. 

    La Giordano è anche una grande divulgatrice, che ha creato una rete nazionale e canale YouTube di riferimento.

    Particolarmente toccante è stato il momento dedicato alle testimonianze di studenti e adulti ad alto potenziale, che hanno raccontato in prima persona il loro percorso scolastico, offrendo uno sguardo diretto sulle sfide e sulle possibilità legate alla plusdotazione.

    Le narrazioni personali della scrittrice de “Il diario di una plusdotata” e della professoressa Tiziana Nazio hanno reso tangibile ciò che spesso resta invisibile nei soli dati statistici o casi ipotetici. 

    L’immagine che resta di questa mattina è quella di una scuola viva, capace di interrogarsi e di crescere.

    Un’aula piena di insegnanti il sabato mattina non è solo un segnale di professionalità: è il segno di una comunità educativa che crede ancora nella scuola come luogo di trasformazione, dove ogni studente – con le sue fragilità e i suoi talenti – può trovare spazio per diventare ciò che è.

    Angela Matilde Capodivacca

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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