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sabato 28 Febbraio 2026
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    Dai diari ritrovati della baronessa Maria Camerini, si scopre l’attività di insegnamento del sancascianese Tito Chelazzi

    Domenica 1 marzo alle ore 10.30, in occasione dell'evento conclusivo della mostra, si potranno ammirare al Museo Ghelli nuovi capolavori inediti di Tito Chelazzi e Maria Camerini

    SAN CASCIANO – Nei preziosi diari, ritrovati venti anni fa, appartenuti alla baronessa Maria Fortunata Scola Camerini (Rovigo, 20 giugno 1864 – Creazzo, 18 aprile 1937), la talentuosa pittrice e scultrice, appassionata di fiori e ritratti, si scoprono racconti, aneddoti, vicende, epistolari, esperienze che ripercorrono tutto il cammino biografico di una delle scultrici del Risorgimento, una donna colta, austera e appassionata che riuscì a ritagliarsi uno spazio di prestigio nel mondo dell’arte ottocentesca tanto da prendere parte alla terza Biennale di Venezia nel 1899 con l’esposizione di tre busti in bronzo.

    Le pagine delle sue memorie, scritte in quattro lingue, italiano, francese, inglese e tedesco, annotate con cura e dovizia di particolari, sin dai dodici anni di età, dal 1870 circa ai primi anni Trenta del Novecento, sono un vero e proprio tesoro di vita culturale e sociale dell’epoca, uno scrigno intimo, intriso di accenti lirici e realistici allo stesso tempo, che si apre e si disvela sulla carta per raccontare il vissuto familiare, la mondanità, le malattie, sempre in agguato, le gite al mare e in montagna per scongiurare queste ultime, il matrimonio con il marito, il barone Bartolomeo Scola, la gestione dei quattro figli.

    Uno degli elementi inediti che affiora dai documenti è la passione per il disegno e il linguaggio espressivo che Maria Camerini apprese da un celebre maestro che stimava e che cercò di emulare nei soggetti e nella tecnica pittorica.

    Dalla lettura dei diari, riemersi dal passato, oggi valorizzati dalla pronipote Daniela Patella Scola di Vicenza, emerge una relazione formativa, educativa tra il maestro e l’allieva, tra la baronessa e l’artista che si recava a casa della nobile famiglia per educare la giovane alla pittura floreale: il sancascianese Tito Chelazzi.

    Una vicenda personale che si intreccia alla storia del Paese, una narrazione del passato che si traduce in un’opportuna culturale della contemporaneità.

    L’arte floreale di Chelazzi che, a distanza di oltre un secolo, riunisce e fa incontrare materialmente e simbolicamente il talento della baronessa al genio sancascianese, emerge ancora una volta in tutta la sua potenza comunicativa.

    L’occasione è data dal finissage della mostra, promossa e organizzata dal Comune di San Casciano, “Con l’occhio del botanico. I fiori nell’arte toscana dell’Ottocento. Dai Bezzuoli al sancascianese Tito Chelazzi”, curata da Michele Amedei.

    Domenica 1 marzo, grazie alla presenza e alla partecipazione di Daniela Patella Scola, bisnipote di Maria Camerini, allieva di Tito Chelazzi, si potranno ammirare alcune opere della baronessa e del pittore sancascianese, esposte in via eccezionale tra gli spazi del Museo Giuliano Ghelli per l’intera giornata.

    Le opere saranno visitabili insieme alle riproduzioni fotografiche delle vetrate di Tito Chelazzi, esistenti in un nobile palazzo di San Pietroburgo, al termine della conferenza condotta da Daniela Patella Scola, in programma domenica 1 marzo alle ore 10.30, dedicata all’attività artistica che fece incontrare i destini dell’allieva e del suo maestro nella seconda metà dell’Ottocento.

    “Le opere di Maria Camerini che risultavano mute adesso parlano, sono accompagnate da una narrazione straordinariamente dettagliata, costante nel tempo – dichiara Daniela Patella Scola – contenuta nel diario ritrovato della mia bisnonna, un patrimonio prezioso che mi ha consentito di riannodare i fili di questa straordinaria storia e del legame inedito tra Tito Chelazzi e Maria Camerini, coltivato a Firenze in una delle residenze della famiglia Camerini. Ho potuto ricostruire il percorso biografico e artistico della mia parente grazie ai quaderni ritrovati, a testimonianza dell’importanza che oggi assumono la conservazione e la tutela dei documenti del passato per conoscere, approfondire, trasmettere la cultura artistica del nostro Paese”.

    “Quando ho appreso dalla stampa dell’originale operazione di valorizzazione e riscoperta di Tito Chelazzi – aggiunge – mi sono messa immediatamente in contatto con l’amministrazione comunale per organizzare un incontro di approfondimento e mostrare ulteriori capolavori al Museo Ghelli di San Casciano. Nell’ambito del progetto culturale dedicato al pittore infatti offriremo l’occasione di far conoscere alcune delle opere inedite della mia bisnonna e di Chelazzi, unite dal comune denominatore dell’arte floreale”.

    Maria Camerini ha realizzato centodieci sculture, sei delle quali, in bronzo, esposte al Museo civico di Vicenza e altre all’Accademia dei Concordi di Rovigo.

    “Con grande entusiasmo e soddisfazione concludiamo questa bellissima mostra che tanto successo ha registrato nel corso dei tre mesi di esposizione – sono le parole di Michele Amedei – un percorso culturale di qualità, riconosciuto dal pubblico toscano e non solo, che lancia nuove e inattese prospettive sulle figure delle allieve e sulla committenza russa”.

    Al finissage dell’1 marzo saranno presenti il sindaco Roberto Ciappi e l’assessora alla Cultura Sara Albiani.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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