SAN CASCIANO – Una serata che rimarrà nella mente di molti sancascianesi quella di sabato 17 gennaio al circolo Arci di San Casciano, dove si è tenuta la presentazione del libro scritto, con una goccia di ironia, dal sancascianese Silvano Marchi.
“Fattarelli e storielle del Chianti”, edito da Lucia Pugliese Editore – ll Pozzo di Micene, con il patrocinio del Comune di San Casciano, è composto da cinquantatré storie di vita paesana, dagli anni Venti ai Sessanta.
Fatti vissuti e ascoltati fin da piccolo dallo stesso Silvano, raccontati dagli anziani, da amici e conoscenti durante le veglie sulle aie, la battitura, la vendemmia. Corredato da stupende foto dell’epoca, offerte dall’associazione La Porticciola.
Alla presentazione moltissime persone, amici, conoscenti, ex colleghi (Silvano è stato a lungo agente di polizia municipale a San Casciano – ed autorità. Tra cui ex sindaci sancascianesi (Pietro Roselli, Fabrizio Bandinelli, Giancarlo Viccaro, Ornella Signorini) e referenti dell’associazionismo: che hanno voluto assistere, complimentarsi con l’autore e scoprire le storielle e i loro protagonisti.
Dopo i saluti da parte del presidente del circolo Arci sancascianese, Simone Vegni, a introdurre la serata è stato il sindaco di San Casciano, Roberto Ciappi.
Che ha voluto ringraziare Silvano, ricordando il territorio sancascianese ricco di quelle figure straordinarie che hanno popolato e che, “ancora oggi, rendono San Casciano un paese vivo e vitale”.
“Silvano è stato una persona fondamentale sia per l’amministrazione comunale sia all’interno del comando della polizia municipale – ha sottolineato il sindaco Ciappi – una figura che ha saputo mettere parole giuste, precise, studiate bene per far subito balzare all’occhio la storia, utilizzando i “fattarelli”, elementi che potrebbero scomparire dalla memoria collettiva, incastonandoli all’interno di un libro, un gesto davvero prezioso”.
A prendere la parola anche l’assessora alla cultura Sara Albiani, che ha voluto ripercorrere un po’ la storia di questo libro: “Qualche tempo fa Silvano venne all’ufficio cultura, insieme all’editore Lucia Pugliese, per proporci questo libro e il patrocinio del Comune. facendoci molto sorridere dopo averlo letto”.
“Ma allo stesso tempo – ha precisato – facendoci capire l’importante strumento di questa pubblicazione, perché riporta la cultura contadina sancascianese e toscana in generale, permeando la nostra identità. Un patrimonio dimenticato: è importante ricostruirlo, anche attraverso queste testimonianze dirette”.
Presente alla serata anche un personaggio dei “Fattarelli”, il novantottenne Umberto Marini, detto “Cencino”, protagonista di “Bone le faraone del Principe”.

Dopo i vari interventi, tra cui quello dell’editrice e del professor Andrea Ciappi, Gianni Mazzei ha letto alcune storie: come “Bone le faraone del principe”, “Furbata sporca”, “La cura di Mauro”, “L’uva di sua eminenza”, “La dentiera”. Con il sottofondo musicale di Bruno Masi alla chitarra.
“Un libro da leggere nel giro di poche ore – ha sottolineato Ciappi – nel quale una parola tira l’altra, come le ciliegie. Ci sono storie bellissime che sono altrettanti ritratti, di una vita rurale di una cittadina che ha prodotto anche cultura. E qui si ritrova un po’ tutto: penso sia un grosso vanto per questo paese che, tra l’altro, ha anche tradizioni di editoria e di stampa”.
“Un grazie a chi ha permesso di realizzare questo libro – ha rimarcato l’editrice, Lucia Pugliese – molto vivace dinamico, che incarna tutto l’umorismo toscano, alle volte pungente. Attraverso queste letture, molto divertenti, c’è la ricostruzione di un mondo che è quello del secondo dopoguerra: scopriamo degli angoli di vita di paese, un’identità precisa, i costumi, le abitudini. La civiltà contadina e il mondo rurale”.
Poi la consegna delle copie agli intervenuti, con le immancabili firme e dediche da parte dell’autore.
Durante la presentazione, Silvano ha voluto ricordare, anche con un po’ di commozione, la propria vita: cresciuto in una famiglia che gli ha insegnato valori molto importanti.
Ricordando che dopo la scuola, mentre gli altri ragazzi andavano a giocare a pallone, lui lavorava nella bottega di “Cirillo” in Borgo Sarchiani: una via piena di storia, di vita, di artigiani, di fratellanza e amicizia.
Imparando ed apprendendo tantissime cose: come ha fatto anche successivamente, quando ha lavorato alle Officine Grafiche Stianti. Ma, soprattutto, durante la carriera nella polizia municipale.
“Una volta in pensione mi sono sentito di lasciare qualcosa – ha detto Silvano – perché queste esperienze non venissero perdute, facendo capire cos’era la vita, il rapporto con gli altri, la solidarietà umana del passato. Dove tutti si aiutavano in una comunità”.
Lo ha fatto, ha tenuto a dire, “mettendo al centro le storielle allegre e spassose, con un po’ di ironia. Perché se avessi scritto della vita reale, di paese, il lettore dopo tre pagine avrebbe chiuso il libro mettendolo nel dimenticatoio. Ma così si diverte: e quando arriva in fondo ha memorizzato tutta la vita di allora con uno sfondo, diciamo così, boccaccesco”.
Tanti i ringraziamenti: Silvano ha voluto ricordare con una dedica particolare impressa nelle prime pagine i genitori, Ida e Maurizio, per l’ insegnamento dell’onestà, della correttezza, dell’ascolto e il rispetto verso il prossimo, con un forte senso di solidarietà umana. E i due “bravi e meravigliosi figli”, Yuri (che purtroppo non c’è più) e Valerio.
Le copie (regalate agli intervenuti, non è prevista vendita) andate esaurite (saranno ristampate), Silvano ha già memorizzato altre storie che gli hanno raccontato, mentre altri conoscenti hanno già promesso di dirgliene di nuove: e chissà che, fra qualche mese, non esca… la seconda edizione!
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