SAN CASCIANO – La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze (Direzione Distrettuale Antimafia), avvalendosi del supporto operativo del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, ha disposto l’esecuzione, nel comune di San Casciano e in altre località della Toscana, di una misura cautelare reale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze.
Lo rende noto la stessa Guardia di Finanza: il decreto in questione, emesso in accoglimento delle richieste della Procura fiorentina, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi ai danni dell’attrice Ursula Andress, 90 anni, ritenuta persona offesa.
La vicenda ha origine dalla denuncia presentata dalla stessa Andress alle autorità svizzere, dove è stata rappresentata una progressiva e significativa depauperazione patrimoniale.
Riconducibile, secondo l’ipotesi accusatoria, all’operato di soggetti (fra cui Eric Freymond, ex gestore patrimoniale dell’attrice, morto suicida nel 2025) legati da un rapporto fiduciario, incaricati della gestione delle disponibilità finanziarie e patrimoniali dell’attrice.
Gli approfondimenti svolti nell’ambito del procedimento penale (pendente presso il Ministero Pubblico del Cantone di Vaud) hanno consentito di delineare un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa 18 milioni di franchi svizzeri (circa 20 milioni di euro), realizzata mediante una pluralità di operazioni connotate da elevata opacità.
In particolare, secondo l’impostazione dell’accusa, le somme sarebbero state oggetto di investimenti in società estere, acquisizioni patrimoniali e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita e a rendere complessa la ricostruzione dei successivi impieghi.
L’emersione di importanti collegamenti con il territorio italiano e, in particolare, con la provincia di Firenze, ha reso necessaria l’attivazione di un articolato meccanismo di cooperazione giudiziaria internazionale.
In questo contesto, la Procura della Repubblica di Firenze (Direzione Distrettuale Antimafia) ha assunto un ruolo centrale nella qualificazione giuridica dei fatti e nel coordinamento delle attività investigative da sviluppare sul territorio nazionale, trasformando gli elementi acquisiti in sede internazionale in una sistematica attività investigativa.
La richiesta di assistenza formulata dall’autorità giudiziaria svizzera, fondata sul quadro convenzionale europeo in materia di mutua assistenza penale – e, in particolare, sulla Convenzione europea del 1959, sulla Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 1990 e sull’Accordo di associazione della Confederazione Svizzera allo spazio Schengen – ha trovato nella Procura fiorentina una “sponda” capace di tradurre la cooperazione internazionale in un’efficace azione investigativa.
Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Firenze ha quindi sviluppato, con professionalità e in piena sintonia con la Procura, una complessa attività investigativa, tecnicamente qualificata e finalizzata alla ricostruzione dell’intera filiera del denaro illecito.
Infatti, le indagini svolte dalla Guardia di Finanza si sono concretizzate in approfondite analisi documentali, accertamenti bancari, ricostruzioni societarie e incroci di dati patrimoniali e finanziari, condotti secondo le più avanzate metodologie di contrasto al riciclaggio e orientati alla ricostruzione del cosiddetto “paper trail”.
Attraverso tale attività è stato possibile ricostruire il percorso seguito dalle somme distratte e individuare il loro progressivo reimpiego in beni di pregio e asset di elevato valore economico.
In particolare, le indagini hanno consentito di individuare che il provento dei reati commessi in Svizzera è stato oggetto di svariate operazioni di “stratificazione” volte a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, per poi essere, da ultimo, reimpiegato nella gestione di un complesso immobiliare di prestigio nel comune di San Casciano (fra il capoluogo e Chiesanuova), composto da 11 unità e 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie.
Si tratta di Palazzo al Bosco, dedicato (fra l’altro) ad attività riguardanti l’arte e la cultura contemporanea.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, condividendo integralmente l’impostazione accusatoria, ha quindi disposto il sequestro dell’intero profitto illecito, fino alla somma di 18 milioni di franchi svizzeri, da eseguirsi sui beni individuati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA




































