SAN CASCIANO – Il racconto è di Alessandro, il figlio, che vive lontano, fuori dalla Toscana.
E che ieri, martedì 20 gennaio, insieme al padre, anziano, che vive nel comune di San Casciano, è riuscito a sventare l’ennesimo tentativo di truffa. Iniziata, come sempre, con una telefonata.
Ce la racconta passo passo poiché, come facciamo sempre, più persone possibile (in particolare chi ha anziani che vivono soli o restano soli per lunga parte della giornata) stiano con le orecchie… ben dritte.
“Il tentativo è stato eseguito ai danni di mio padre – inizia il suo racconto – e si è risolto per caso in modo positivo, in quanto il babbo è riuscito a chiamarmi; e dal suo racconto ho capito che era in atto la truffa”.
“L’argomento è che un certo professore – dice Alessandro – nel senso di medico in un ospedale, riporta che il figlio è stato ricoverato d’urgenza per una grave malattia. E servono soldi per comprare una medicina”.
Poi, dà alcuni dettagli sulle modalità di isolamento della vittima. Anche queste, classiche del modus operandi di questi delinquenti.
“La strategia – spiega Alessandro – è stata di chiamare a casa, chiedere se la persona ha un cellulare, a quel punto si fanno dare il numero per chiamarlo sul mobile. Il punto importante chiedono che il telefono fisso sia lasciato con la cornetta staccata, impedendo il possibile
ricontatto da parte di familiari”.
“La fortuna mio padre – racconta – è che, preso dal panico, ha chiesto aiuto al vicino per fare una chiamata, visto che l’unico numero che ricorda a memoria è il mio. Mi ha chiamato, ero a lavoro. Inizialmente la telefonata era molto confusionaria, mio padre era molto agitato, ma alla fine capisco l’argomento: serviva una medicina… per me”.
La truffa è smascherata: “Ho dato le prime indicazioni al vicino, del tipo di fare attenzione se avesse visto arrivare qualcuno che non conosceva, e di chiamare subito i carabinieri. Io lavoro fuori Toscana, e a quel punto ho contattato una persona fidata, e gli chiedo di correre a casa perché è in atto una truffa nei confronti del babbo”.
“Per fortuna questa persona è arrivata in tempo – sottolinea – perché nel frattempo i truffatori avevano richiamato il mio babbo, che era rientrato in casa, ha preso il telefono è riuscito a scambiare due parole “aggressive” e dall’altro lato hanno subito attaccato”.
“Poi questa persona di fiducia ha chiamato i carabinieri – conclude il racconto – che anche io avevo sollecitato. I militari sono arrivati, ma dai primi controlli si è subito visto che la chiamata arrivava da numero sconosciuto…”.
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