SAN CASCIANO – Lo chiamano “Cirillo” da sempre, perché è “cirillino” alla toscana: agile e veloce nella vita e nel ragionamento e nella quantità di aneddoti che riesce a narrare.
Benito Crini è nato al Crocefisso, tra Bargino e Calzaiolo: “Di studiare non c’avevo più voglia – racconta – e quando seppi che il cameriere di Nello Leoncini smetteva, ho pensato di cominciare a lavorare”.
“Avevo 13 anni – ricorda – la sera si finiva tardi e i mezzi non c’erano. Così, dormivo in una stanza della trattoria e Nello, sua figlia Adriana e la zia Gina divennero per me una seconda famiglia”.
Cirillo tornava dai suoi un solo pomeriggio la settimana: “Non s’aveva giorni di chiusura, anche se più che altro s’era una bottega. Stavo alla mescita del vino e si vendeva roba semplice. Uno veniva a mangiare il primo e si portava il secondo da casa!”.
Nello non stava mai fermo e nel ’57 volle costruire delle camere: “Si doveva alzare un secondo piano – ricorda Cirillo – ma il locale era fatto a volta e venne giù ogni cosa”.
Il cameriere era nato nel ’40 e chiamarsi Benito poteva essere scomodo: “Anche la lettera del militare non sapevano dove mandarla. M’avevano visto crescere al ristorante, non conoscevano né il mio indirizzo né il mio vero nome”.
Tra i 20 ed i 22 anni, fu rimandato per insufficienza toracica. Già, perché gli esaminatori di San Casciano mangiavano da Nello, che non voleva fare a meno di quello che ormai era un secondo figlio.
“La terza volta mi visitarono a Firenze – sorride – e il responso fu “abile arruolato”! Nello provò a convincere perfino un colonnello, ma quando gli disse come mi chiamavo non ci fu più speranza ed entrai nell’aeronautica militare”.
“Ero contento d’andare a Roma – prosegue – perché finalmente potevo vedere la partita! Simpatizzavo per Roma e Milan, ma avevo solo una vecchia galena. Ero appassionato di Coppi e con la tragedia di Superga divenni tifoso del Torino”.
Nel frattempo, si era fidanzato con la nipote di Nello: “Quando lavoravo al Calzaturificio Iacopozzi, s’andava in pausa pranzo dallo zio – dice Anna Landozzi – e io finivo sempre a rigovernare”.
“Ci siamo visti fin da bambini – sorride “Cirillo” – e s’è innamorata appena giunta l’età della ragione”.
Quando l’albergo fu pronto, il ristorante era troppo piccolo: “A Capodanno e il primo di maggio – riprende “Cirill”o – ci capitava di dover svuotare qualche stanza e di servire al secondo piano. Così, Nello comprò il terreno che andava in via Vignaccia e decise di costruirci una sala. Dovevamo inaugurarla a Natale del ’66, ma si fece a Pasqua perché venne l’alluvione”.
Anna diventava un’abile cuoca e nel ’69 sposa “Cirillo”. Ovviamente, tutti i festeggiamenti si tennero da “Nello”, con don Gino Gamannossi che divertiva gli invitati leggendo in fantasia i telegrammi d’auguri.
Il venerdì avevano iniziato a chiudere, perché non sapevano dove trovare il pesce, ma Nello aveva comprato un appartamento comune a Follonica dove conobbero chi lo vendeva all’asta. La specialità di mare dette una grossa spinta all’attività ed i clienti prenotavano con settimane d’anticipo.
Nel ’77, Nello lasciò il testimone ad Adriana e “Cirillo”, che negli anni ’90 crearono una società coi figli e nipoti Angela e Marco Anichini, Alberto Tafi e Silvia Crini.
“Cirillo” ha abbandonato nel 2005 e qualche anno dopo il ristorante ha cambiato gestione: “I nostri dipendenti sono rimasti amici per la vita – interviene Anna – e siamo contentissimi quando incontriamo i nostri clienti”.
I due hanno una casa piena di regali e di dettagli. E, soprattutto, di soddisfazione.
“Ne veniva di gente famosa – sostiene “Cirillo” – e a questo paese abbiamo sempre voluto bene, anche se per me finiva con le mura. Tuttora vivo soprattutto la piazza e ricordo quando si giocavano partite di calcio intere per la strada. I sancascianesi? Non abbiamo mai dovuto pagare la pubblicità, grazie al potere del passaparola”.
“Vivere a San Casciano mi piace – afferma Anna – e sento proprio la differenza nell’aria. È cambiato tanto e ci piacerebbe che restasse com’è, senza peggiorare, ma oggi il nostro più grande desiderio è la pace, in tutto il mondo”.
Un cameriere, una bottega ed un paese che è un puntino nell’universo ci insegnano che non importa quanto tu sia piccolo, potrai comunque arrivare al successo.
Nella ricetta perfetta, sacrificio e costanza, ma soprattutto genuinità: questo l’ingrediente segreto dei piatti che facevano sorridere le nostre pance, nonché la caratteristica più bella di chi ha reso grande il ristorante da “Nello”.
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