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venerdì 16 Gennaio 2026
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    Loretta Bencini, il rassicurante angelo… custode di generazioni di studenti

    L'appuntamento coi Sancascianesi di Mestiere è con una donna che ha fatto la storia nelle scuole del paese

    SAN CASCIANO – A scuola non ci sono soltanto alunni e maestre, ma anche quegli angeli che chiamiamo “custodi”.

    Nessuna delle moderne terminologie formali definisce in modo più appropriato il ruolo di questi fidati assistenti, poiché essi sono scrigni silenziosi che alleviano giornate di banchi e fatiche, proteggendo le marachelle ed i segreti dei bambini da insegnanti e madri severe.

    Loretta Bencini è nata nel 1938: e dal 1969 al 2005 ha fatto la custode nel nostro paese. Dalla scuola materna è passata alle elementari e sui pulmini gialli ci ha accompagnati in piscina oppure ai centri estivi.

    Ha assistito col massimo rispetto allo sbocciare delle nostre prime, profonde storie d’amore e ha consolato tantissimi bronci che seguivano litigate feroci.

    “Sono nata prima della guerra – inizia Loretta – e quand’ero piccina c’erano poca scuola e poche possibilità. Ho vissuto a Mercatale, a Pisignano e a San Casciano in centro. Mi sono sposata nel ’60 e nel ’69 ho cominciato a lavorare”.

    A San Casciano si pensa di conoscersi, di sapere esattamente dove andare a parare. Eppure, quest’incontro con Loretta ha una svolta imprevista: “Ho iniziato come custode alla scuola materna, ma non tramite il concorso come si potrebbe pensare. Mi hanno chiamata perché ero invalida civile di guerra”, ci spiega.

    “Abitavamo vicino a una chiesa e si seppe che il fronte passava di lì – ricorda Loretta – così per evitare i bombardamenti ci si spostò in un rifugio nel bosco, finché verso il 27 di luglio ci dissero che la guerra era finita e si fece per tornare verso casa. Avevo meno di 6 anni e non so se ci videro, se fossero tedeschi o americani, ma una cannonata scoppiò vicino a noi. Io rimasi ferita a una gamba e la mamma morì”.

    “Prima mi misero a Mercatale, in un ospedale militare degli Americani – continua – Poi siccome a Firenze ci stava andando il fronte, mi portarono con un camion a Siena a Santa Maria della Scala, dove ora c’è il museo”.

    L’infezione era difficile da togliere. La penicillina non esisteva ancora e i medici proposero di tagliarle la gamba che non riuscivano a guarire: “I miei nonni venivano a piedi fino a Siena per vedermi e fu proprio la nonna che mi salvò: disse al dottore che avrebbe preferito lasciarmi morire piuttosto che permettere quell’operazione”.

    “Tornai a casa dopo circa 6 mesi – aggiunge Loretta – Cercavo la mamma, ma non c’era più”.

    “La riabilitazione è stata lunga, ma il tempo è passato… E così sono diventata vecchia”, sorride.

    “L’altro giorno un ragazzo a cui ho fatto da custode mi ha fermato a Firenze – ci dice – Mi salutano di continuo ma io non sempre li riconosco. Li ribattezzo e soprattutto i maschi, che cambiano tanto, non so proprio più chi sono”.

    “Ne ho avuti di ragazzi birboni – insiste – ma anche parecchio simpatici. Se a pranzo versavano la minestra non mi dava nemmeno noia”.

    “Il mio mestiere mi manca – afferma Loretta – perché l’ho sempre fatto con amore e passione. Sono andata in pensione perché avevo 65 anni, ma se avessi potuto sarei rimasta volentieri”.

    “Negli anni San Casciano è cambiata tanto – aggiunge – soprattutto come cultura. Poi ci sono dei bei negozi e sono stati fatti tanti lavori. Col paese si è modificata anche la scuola. Il sabato non si va più e presto è nato il tempo pieno. S’era lì tutto il giorno, anche fino alle 18. Non lo so mica quante ore ci stavo!”.

    “Quand’ho smesso di lavorare non era più come al Cassero, che era un ambiente molto familiare. Anche le scuole sono andate avanti – precisa – ma forse non sono tanto migliorate. Prima i sancascianesi erano affiatati, mentre ora sono più distaccati e più egoisti nel lavoro. Non vedo più lo stesso amore tra impiegati e operai. È anche vero che quando lavoravo io economicamente si stava meglio tutti. Ora hanno stretto parecchio le maniche”.

    “Mi auguro salute e lavoro per tutti, soprattutto per i ragazzi che hanno studiato tanto e sono senza occupazione”, conclude. “In famiglia siamo 6… anzi 7, perché c’è anche il fidanzato della mia nipote. Ora loro due ci sono meno perché stanno insieme, ma siamo sempre parecchio compatti. Certo non è facile, perché per noii giovani sono troppo moderni: escono tardi la sera e tornano a casa alle 4 di mattina!”.

    Non si sa se sia più complicato educare i propri figli o quelli degli altri, ma a giudicare da quel che si vede Loretta è riuscita benissimo a fare entrambe le cose.

    Di certo molti sancascianesi che rimpiangono i propri nonni guardano con un po’ di nostalgia a quella timida, dolcissima donna. E alle sue fortunatissime nipoti.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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