spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
venerdì 16 Gennaio 2026
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Silvano Raspollini: il volto buono della Sancascianese da oltre trentacinque anni

    Per i Sancascianesi di Mestiere incontriamo un personaggio schivo ma presente nella vita di tanti ragazzi e famiglie

    SAN CASCIANO – Pensiamo al calcio delle somme anacronistiche che stridono coi compensi dei lavori comuni, ma in una comunità come quella in cui viviamo ci sono realtà che coltivano sogni e speranze, alla maniera di un vivaio in senso letterale: un terreno in cui spesso si allevano piccole piante, fino al trapianto in una nuova sede.

    Silvano Raspollini è nato nel ’49 ed ha vissuto a Castellina fino all’età di 6 anni: “L’esame di quinta l’ho fatto a San Casciano – racconta – dopo il trasferimento dei miei che erano contadini. A quei tempi, per continuare a studiare si faceva la sesta, la settima e l’ottava in paese, oppure s’andava alle medie al Galluzzo o a Firenze. Io ho insistito un paio d’anni a San Casciano dopo la quinta. Andavo a scuola la mattina e dopo lavoravo come tappezziere”.

    “Mi sono avvicinato alla società calcistica tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80 – prosegue – e da allora quest’ambiente è molto cambiato: si giocava meno a calcio e c’erano poche squadre”.

    “Ho il ricordo – rammenta – di quando il campo non era che un rettangolo e due porte. La struttura degli Stianti è stata importante. Dopo è passata al Comune. Sotto certi aspetti, si viveva momenti migliori di oggi, forse perché s’era più giovani, ma soprattutto c’era più interesse da parte delle persone del paese. Seguivo avanzatempo la direzione del settore giovanile nei suoi primi anni, poi è subentrato il discorso dei grandi”.

    “La Sancascianese di mestiere”, potremmo dire, perché Silvano ha sposato una passione in tutti i sensi. Negli anni ’90, la tappezzeria in cui lavorava cessò l’attività: “Il mio passatempo è diventato un impegno ed una scelta – spiega – con sempre più responsabilità nei confronti di tanti ragazzi”.

    Il campo sportivo si è trasformato in un lavoro a tempo pieno ed in una casa più vissuta di quella in via Machiavelli.

    La sua giornata scorre allo stadio comunale dalla mattina alla sera quando ce n’è bisogno, accordandosi con le stagioni e le diverse attività dell’anno:

    “Non faccio tutto da solo – tiene a dire – e c’è del personale specifico addetto alle pulizie. Svolgo i compiti di un dirigente, mi occupo un po’ dei tornei e della manutenzione del campo, preparo il vestiario e il materiale da gioco, ma sono soprattutto i grandi a farmi ingrullire – scherza – ed a farmi far tardi la notte”.

    “Con tanti ragazzi c’è da discutere, ma coi genitori ci vuol davvero pazienza. Praticamente non accontenti mai nessuno – continua – pensano che i figli abbiano un dono indiscutibile o che tu possa avere il talento di farli diventare dei campioni”.

    “Fino agli anni ’70 – aggiunge – poca gente faceva sport. Ora dal calcio ci passano tutti, ma gli si avvicinano che sono ancora bambini. Smettono presto perché iniziano prima e nel frattempo conoscono altre discipline, che vanno comunque bene, oppure si annoiano e rischiano di prendere strade peggiori”.

    “Quest’abbassamento dell’età – riflette – è stato indotto dalle federazioni che vogliono contare le tessere: gli sport al chiuso sono arrivati per primi perché i bambini rischiano di ammalarsi con meno frequenza, poi il ragionamento si è esteso anche al calcio, sebbene si giochi fuori. Quando i figli resistono fino a 12 anni poi, sono i genitori a favorirne l’esodo verso squadre che ritengono migliori”.

    “Stiamo risalendo da una situazione difficile – dice ricordando la “famosa” multa comminata alla società gialloverde dopo un controllo della Guardia di Finanza – di cui forse tutt’Italia è a conoscenza visto che siamo stati l’unica società a pagare una multa del genere. Speriamo di uscirne definitivamente e che nel 2017 arrivi il campo nuovo, come promesso dal sindaco alla cena di Natale. Questo ha 14 anni e si può dire che ha fatto il suo tempo”.

    “Al paese – tiene a dire – auguro giorni sempre migliori. È cambiato totalmente. La mattina presto e la sera dopo cena di sancascianesi ce ne sono pochi. Da ragazzi s’andava a giocare alla discesa della Stianti, ora ci sono tutte case”.

    Si vede che Silvano non ha sposato questa vita per comodo, per esigenza o per puro caso: “Per la verità non sono buono a giocare a calcio – conclude – e non sono neanche un tifoso. Gira rigira è stata la passione per i ragazzi ad aver reso quest’ambiente un po’ la mia famiglia, anche con le stesse arrabbiature giornaliere”.

    I più piccoli gridano “Silva!”, correndogli incontro nello spazio bar ed uffici. Silvano li ricambia tutti, con sorrisi timidi ma molto affettuosi.

    Lo sport è una scuola importante, che nel divertimento può trasmettere i valori base della vita. Nei momenti bui della Sancascianese Calcio, ciò è stato possibile anche grazie ad un uomo che può sembrare schivo, ma il cui volto si accende sempre per uno scopo tanto buono.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...