Non dite che non vi avevo avvertito. Se si manifesta in un Gianni Amelio che vola alto, il cinema è però anche un sexy film dei primi anni '70, prodotto del filone boccaccesco tanto in voga all'epoca.
La pellicola che oggi ci conduce nel nostro territorio è Una cavalla tutta nuda, del 1972, diretta da Franco Rossetti ed ispirata a Giovanni Boccaccio e Franco Sacchetti.
Fra gli interpreti: Don Backy (Folcacchio de' Folcacchieri) e Renzo Montagnani (Gulfardo de' Bardi), Barbara Bouchet (nel ruolo "equino" della vicenda), Leopoldo Trieste, Vittorio Congia, Ghigo Masino e Nella Barbieri.
La trama? Le avventure più o meno erotiche e goliardiche di Folcacchio e Gulfardo, che aggiungono ben poco alla storia del cinema, se non nel senso che fanno numero nell'alimentare un genere assai prolifico una quarantina di anni fa.
Molto interessante, invece, il film del regista senese dal punto di vista delle location. Infatti, Una cavalla tutta nuda ha il suo forse unico pregio nell'essere un road movie che ci conduce, tra l'altro, all'Abbazia di San Galgano, dove i due si rifugiano dopo aver tentato di rubare dei vestiti ingannando un gruppo di donne intente a lavare i panni forse nel Merse con un balordo trucco “esibizionista”.
All'interno di ciò che resta di quel raro esempio di architettura cistercense del '200, Folcacchio e Gulfardo vengono scambiati per i modelli di Adamo ed Eva da un gruppo di pittori, dei quali si liberano fingendosi appestati.
Giungono così allo scenografico Castello di Strozzavolpe, che si trova in una piana nei pressi di Poggibonsi, sulla Cassia: il maniero, edificato nel 1154, è famoso per un fantasma, ma non uno spettro "umano", bensì di una volpe!
Da lì, giungono alle soglie di Volterra, meta del loro viaggio. Peccato che si tratti della mura di Monteriggioni e che i due accedano alla città attraverso la Porta San Giovanni (Porta Fiorentina) che si apre sotto le possenti mura difese da torri per cui è nota la cittadina!
Il Palazzo del Vescovo, al quale devono portare un'ambasciata, è però effettivamente un edificio di Volterra, il duecentesco Palazzo dei Priori.
Tra una peripezia e l'altra, Folcacchio e Gulfardo si imbattono quindi nei fiorini d'oro di San Spiridione, e lo fanno nel Convento francescano di San Lucchese, vicino a Poggibonsi. Il pozzo dove sarà trovato il forziere con le monete è tuttavia posticcio.
Prima del gran finale, i due fanno sosta pure in Piazza del Campo, a Siena.
Spesso i registi, per ragioni di budget e, mi piace pensare, di cuore, ricorrono a location familiari.
Così fece all'epoca Rossetti, che non si allontanò molto dai luoghi natii, piegandoli, in linea con le tradizionali licenze cinematografiche, alle proprie esigenze, e modificandone e mescolandone borghi, paesaggi e monumenti. In ogni caso, anche remixed in un film ampiamente minore, il Chianti fa sempre bella figura!
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