SAN CASCIANO – Ha fatto molto discutere la notizia che abbiamo dato nei giorni scorsi, di sette giovani (fra minorenni e maggiorenni) multati dai carabinieri di San Casciano per il mancato rispetto delle norme anti Covid.
Quattrocento euro di multa ciascuno per, questa la motivazione, “assembramento e mancato rispetto del distanziamento sociale”.
# San Casciano, sette ragazzi (minorenni e maggiorenni) multati per mancato rispetto regole Covid
Fra i tanti che hanno letto l’articolo c’è Stefano De Martin, assessore del Comune di San Casciano nel periodo anni ’80-’90.
Che dopo aver letto ha preso “carta e penna” e scritto questa lettera aperta. Che riceviamo e pubblichiamo.

Ho la fortuna di lavorare a un progetto che prova a restituire al mondo adulto gli attuali desideri, speranze, preoccupazioni di ragazze e ragazzi sancascianesi.
Nelle interviste a studenti di II° e III° media abbiamo registrato una ricchezza di pensieri e una consapevolezza davvero invidiabili sul tempo che stiamo attraversando.
Ma abbiamo colto pure, sotto traccia, ansia, disagio, strani pensieri che si amplificano in una fase della vita per sua natura aperta al futuro.
Contiamo di condividere queste interviste in un luogo pubblico a maggio (magari nel primo cinema aperto, Covid permettendo).
Sono anche per questo sensibile a quanto sta accadendo ai giovani che incontro, che mi passano accanto e che non riconosco sotto la copertura d’ordinanza (sì perché i ragazzi sono assai ligi e obbedienti, da questo punto di vista, checché ne dicano gli organi di informazione).
L’intervento di due squadre di carabinieri ai giardini di San Casciano per multare 7 adolescenti (400 euro cadauno), seduti sulle panchine ben mascherati ma pare in posizione di pericoloso assembramento, mi è sembrato davvero eccessivo, anche per il modo in cui si è svolto.
Si vuole con questo lanciare segnali ben comprensibili a tutti? E’ un avvertimento pubblico? Si vuole dire che frenando l’intimità tra adolescenti potremo arginare la pandemia che sta devastando da oltre un anno le nostre relazioni?
Non si rischia così di alimentare uno spirito delatorio prevalentemente a danno delle giovani generazioni?
Lo sappiamo, non è certo colpa loro se muoiono gli anziani e se il virus non regredisce; non è colpa della loro svagatezza, della loro incoscienza, della disattenzione nel nascondere i loro sorrisi e la loro natura.
Penso che gli adulti hanno una responsabilità in più, in questo “tempo strano”; non quello di reprimere, soffocare, spaventare, disperdere in nome della legge (che non sempre difende i più deboli) ma quello di accompagnare, ascoltare, offrire opportunità di diversa socializzazione (anche se non è semplice, me ne rendo conto).
Non quello di additare i giovani come untori, acuendo la distanza fra le generazioni, ma quello di farli sentire protagonisti in questa “sfida mortale”, valorizzarli per il contributo che sanno dare e che danno.
Non disperdiamo la loro immensa pazienza e resistenza!
Stefano De Martin
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